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La
sentenza 3597 della Corte Suprema vuole fare ordine nel caos
del mondo televisivo. Ritanna Armeni di Otto e mezzo:
"È solo un richiamo".
(Nella foto: Cinque giornalisti conduttoi di talk show di
successo: Michele Santoro di Anno Zero, Enrico Mentana di
Matrix, Giovanni Floris di Ballarò e Giuliano Ferrara
e Ritanna Armeni di Otto e Mezzo)
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Nessuno poteva immaginare che da un piccolo processo per diffamazione
del tribunale dell’Aquila, sarebbe nato un caso nazionale.
Nemmeno chi è stato denunciato e poi assolto dalla Corte
di Cassazione. «Sono rimasto di stucco – dice Gianfranco
Colacito, responsabile della rete locale Btv chiamato
in causa - quando ho visto l'eco che ha avuto il mio processo».
Il motivo del contendere è un servizio andato in onda sulla
Tv abruzzese della quale Colacito era direttore
responsabile. Tra le persone intervistate c’era il direttore
dell’areoclub dell’Aquila, che accusò il proprietario
di un terreno confinante con l'aeroporto di avere fatto della zona
una discarica a cielo aperto. La persona chiamata in causa ha dimostrato
che l'accusa era falsa e ha deciso di intentare una causa per diffamazione.
Giornalisti e direttore sono stati assolti in primo grado ma il
querelante è giunto fino in Cassazione.
Fino a qui si tratta di un processo di routine, se non fosse per
alcune indicazioni che la Corte esprime nella sentenza, la numero
3597 del 20 dicembre 2007. “Quando si tratta di notizie
date “in diretta” – si legge sull’atto -
e provenienti da una fonte “non filtrata”,
non si può chiedere di eseguire un controllo o di verificare
la fondatezza di una notizia che al tempo steso viene fornita e
diffusa”. Tuttavia il giornalista è obbligato
a scegliere con cura gli intervistati e, nel caso di conduttori
di talk show, anche gli invitati, “per evitare di dare
la parola a persone che prevedibilmente ne approfitteranno per commettere
reati, non rispettando i limiti del diritto di cronaca o di critica”.
Insomma, finché la diffamazione avviene in diretta, il problema
non sussiste: il giornalista non può sapere quello che l’invitato
o l’intervistato sta per dire. D’altro canto un conduttore
dovrebbe evitare di invitare o intervistare noti diffamatori o personaggi
che spesso rilasciano dichiarazioni offensive e infondate. Niente
più liti, insulti o risse in TV dunque? Non sarà così
facile visto che quello della Corte è un obiter dictum,
ovvero un indirizzo, e non un'imposizione.
«La Corte – ci spiega l’avvocato Carlo
Melzi D’Eril, esperto di diritto dell’informazione
– ponendo estrema attenzione su questo genere di questioni,
offre delle semplici indicazioni. Il criterio cardine è la
verità del fatto: in alcuni casi, il giornalista può
esimersi dalla verifica qualora il fatto sia di interesse per la
comunità pubblica o, come in questa situazione, se si trova
a raccogliere un’intervista in diretta. Il principio è
evitare di mettere in piedi provocazioni e rimanere terzo e imparziale,
evitando di andare in coda alle dichiarazioni di chi intervista
qualora questi abbia atteggiamenti verbali poco opportuni. E’normale
che il giornalista televisivo è più a rischio in tal
senso».
In merito alla sentenza 3597, è ancora presto per dire se
potrà portare a reali cambiamenti nelle arene televisive
italiane, o meno.«Se si tratta di una raccomandazione da parte
de giudici, la trovo piuttosto inutile», è
il commento di Ritanna Armeni, conduttrice assieme a Giuliano Ferrara
di “Otto e mezzo”, talk show di politica, attualità
e cultura dell’emittente La7. «Il nostro è uno
dei programmi meno rissosi, ma cautelarsi evitando di invitare soggetti
che possano dire qualcosa di scomodo lo trovo ingiusto nei confronti
del pubblico e, francamente, impossibile. A mio giudizio quello
della sentenza è più un richiamo, visto che oggi nei
salotti della tv italiana si imbastiscono spesso processi in diretta
del tutto inopportuni».
Anche la conduttrice di “Otto e mezzo” nutre dei dubbi
sulle conseguenze che la professione potrà subire da questo
tipo di provvedimenti: «Io sono dell’idea che non ci
siano intenzioni censorie da parte della Cassazione: prova a sollevare
dei problemi, poi sta alla coscienza di noi giornalisti riuscire
a trovare il modo di affrontarli e, se realmente ci sono, risolverli».
L a Armeni, comunque, sembra essere una delle poche a conoscere
la sentenza. Alcuni giornalisti di Primo Piano, Ballarò,
Anno zero e dello stesso Otto e mezzo, non ne
hanno sentito parlare.
Guida alla rete:
La
sentenza della Cassazione
Sito
ufficiale della Corte Suprema di Cassazione
Il
sito di Otto e mezzo, programma di approfondimento di La7
La sentenza secondo i media:
La
Repubblica
La
Stampa
Il
Messaggero
(1 febbraio 2008)
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