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Crollo di vendite dei quotidiani
per la sinistra è allarme rosso

di Matteo Marini

 

Le vendite di manifesto, Liberazione e Unità, sommate, sono scese sotto la soglia
delle 100.000 copie giornaliere.
Crisi dei quotidiani specchio
della crisi della sinistra:
opinioni di giornalisti ed esperti.

(Nella foto: un monito affisso nella redazione del manifesto)

Quota 100.000 è il livello di guardia. Quando si scende sotto per la sinistra scatta l’allarme. Al di là del numero tondo, che è solo una soglia psicologica, la curva discendente della stampa “rossa”, quella schierata a sinistra, ha preso, da alcuni anni a questa parte, la via di un rapido declino. Giornalisti coinvolti ed esperti sono concordi legare il fenomeno a una crisi della rappresentanza e delle idealità della sinistra, sia pur ciascuno nella propria ottica.

Sono i dati a parlare: l’Unità, il manifesto e Liberazione, insieme, non raggiungono le 100.000 copie vendute come media giornaliera (un sesto del Corriere della Sera). La stima è stata fatta dal Ducato online sulla base dei dati Ads (Accertamento diffusione stampa) e della Fieg (federazione italiana editori di giornali). La flessione della vendita della stampa quotidiana è un fatto conosciuto, ma il fenomeno, nel caso della sinistra, sembra più accentuato, soprattutto se paragonato ai quotidiani generalisti come il Corriere della Sera o Repubblica. Entrambi hanno infatti subito oscillazioni attorno all’1%: Repubblica in positivo, dal 2001 a oggi, mentre il Corriere ha perso circa l’1,8% di copie. Diverso è il discorso per la Stampa, che ha visto un calo più consistente delle vendite nello stesso periodo: -17,26%.

Il confronto risulta impari anche prendendo in considerazione i quotidiani di opposto orientamento come Libero o il Giornale. I due giornali più rappresentativi del “lettorato” di destra hanno tenuto due andamenti contrastanti. Il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, ha ceduto, negli ultimi sette anni, il 5,78%, mentre l’incedere di Libero disegna una ripida curva verso l’alto: +280%.

“Le vendite dei giornali di sinistra diminuiscono perché i partiti di massa perdono sempre più presa e vengono sostituiti da nuove forme di aggregazione – è l’opinione di Paolo Mancini, professore Ordinario di Sociologia delle Comunicazioni alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Perugia – a ciò si devono aggiungere internet e l’incremento della televisione”.

L’Unità dal 2001 ha subito un calo delle vendite di oltre il 23%, precipitando da oltre 71.000 copie vendute al giorno a poco più di 48.000. Il grafico mostra una linea abbastanza regolare nei primi anni 2000, per farsi più ripida tra il 2004 e il 2006, e “ammorbidirsi” nell’ultimo anno.

Secondo Fabio Luppino, della redazione politica dell’Unità, la questione non riguarda la sinistra in genere. Le tre testate vanno distinte nel loro percorso: “Innanzi tutto ci sono troppi giornali, c’è troppa dispersione. Bisognerebbe puntare a un grande giornale di opinione, alternativo ai cosiddetti generalisti come Repubblica e Corriere. L’Unità ha una storia a sé, diversa da manifesto e Liberazione.

Perdiamo perché siamo in una fase politica che andrebbe riempita con idee più forti e radicali. L’Unità deve farsi anticipatore di fenomeni sociali di cambiamento per intercettare fasce di lettori che non leggono, che sono delusi dai grandi giornali, nonostante i grandi abbiano mezzi molto superiori ai nostri”. Ma c’è anche un collegamento diretto con la politica. Un cordone ombelicale che però va allentato: “ L’Unità è il giornale che rappresenta i Ds, ma ha cercato di interpretare in modo laico questo ruolo. Cerchiamo di rappresentare tutto ciò che c’è a sinistra perché ci vuole maggiore lettura e rappresentazione della realtà”.

Per il manifesto la situazione non è molto dissimile. Il calo delle vendite sembra molto sensibile negli anni ’90, quando la diffusione (che si calcola sommando le vendite, gli abbonamenti e le copie gratuite) passa dai 36.000 del 1996 ai 30.000 del 2000. Dal 2001 al 2007, secondo i dati Ads, le vendite sono invece calate di oltre il 23%, da 32.400 a 23.500. Unico dato in controtendenza è quello del 2005, l’anno del rapimento di Giuliana Sgrena in Iraq. La momentanea risalita delle vendite del manifesto è dovuta forse alla grande esposizione mediatica seguita al sequestro e liberazione della giornalista. A questo si è in seguito aggiunto il tragico epilogo, con la morte dell’agente del Sismi Nicola Calipari e le polemiche accese dall’incriminazione del militare statunitense Mario Lozano.

Il crollo delle testate della sinistra, secondo Gabriele Polo, direttore del manifesto, è una questione tutta politica: “I giornali della sinistra vendono meno perché la sinistra non c’è, è scomparsa. Benché vada con un cartello elettorale non ha un’identità, non ha una credibilità, non ha una sua visibilità e non ha intrapreso un percorso di rifondazione vero, che si ponga come alternativa di sistema e quindi i giornali politici ne risentono”.

Per quanto riguarda Liberazione, organo del partito di Rifondazione comunista, non si hanno dati Ads per realizzare una serie storica di confronto e l’amministrazione del quotidiano non acconsente alla loro diffusione. Il sito della Fieg (Federazione italiana editori di giornali) riporta solo due cifre, riferibili forse all’anno in corso o, con più probabilità al 2006. Tiratura: 60.000 copie Diffusione: 27.000. Le vendite, considerata la diffusione pari a quella del manifesto, si dovrebbero attestare più o meno sui livelli dei “cugini”, poco sopra le 20.000 copie.

Anche per Liberazione si può ipotizzare, comunque, un calo delle vendite in relazione alla tendenza generale. Lo conferma anche Antonella Marrone, della redazione politica del quotidiano: “I dati non li ho in mano nemmeno io. Comunque il calo c’è e si sente, ma penso che per Liberazione sia più contenuto degli altri due. I giornali politici, certo, sono molto legati al periodo. Magari fra un mese e mezzo le vendite potrebbero ricrescere in campagna elettorale. Bisogna ammettere però che la politica sta perdendo appeal, anche in quella parte generalmente più consapevole e impegnata. Il lettore motivato del manifesto e Liberazione comunque continua a comprare, bisogna però arrivare anche “fuori dall’area” dove si possono trovare nuovi lettori e nuovi interessi”. Per un giornale come Liberazione il punto di forza deve essere dunque la differenza: “I giornali sono ora una fotocopia l’uno dell’altro. Io credo nel valore della differenza per agganciare, diciamo così, nuovi lettori. Leggere la realtà con un altro occhio”.

“Questi giornali non forniscono più le informazioni che sono necessarie ad agire nella società – spiega ancora Mancini - la notizia importante non sta né sull’Unità né sul manifesto ma sul Sole 24ore. Allo stesso modo per valutare e interpretare la situazione politica servono il Corriere e Repubblica. Quelli della sinistra sono gli unici giornali di partito - conclude - se escludiamo pochi esempi senza significato. Ecco questi giornali sono nati come organo di partiti di massa (in questo caso il Pci poi Pds e Rifondazione ndr), ma sono gli stessi partiti che non esistono più come forma di aggregazione, almeno non nell’accezione che avevano una volta”.


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