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Le vendite di manifesto,
Liberazione e Unità, sommate, sono
scese sotto la soglia
delle 100.000 copie giornaliere.
Crisi dei quotidiani specchio
della crisi della sinistra:
opinioni di giornalisti
ed esperti.
(Nella foto: un monito affisso nella redazione del manifesto)
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Quota 100.000 è il livello di guardia. Quando si scende sotto per la sinistra scatta l’allarme. Al di là del numero tondo, che è solo una soglia psicologica, la curva discendente della stampa “rossa”, quella schierata a sinistra, ha preso, da alcuni anni a questa parte, la via di un rapido declino. Giornalisti coinvolti ed esperti sono concordi legare il fenomeno a una crisi della rappresentanza e delle idealità della sinistra, sia pur ciascuno nella propria ottica.
Sono i dati a parlare: l’Unità, il manifesto
e Liberazione, insieme, non raggiungono le 100.000 copie
vendute come media giornaliera (un sesto del Corriere della
Sera). La stima è stata fatta dal Ducato online sulla
base dei dati Ads (Accertamento diffusione stampa) e della Fieg
(federazione italiana editori di giornali). La flessione della vendita
della stampa quotidiana è un fatto conosciuto, ma il fenomeno,
nel caso della sinistra, sembra più accentuato, soprattutto
se paragonato ai quotidiani generalisti come il Corriere della
Sera o Repubblica. Entrambi hanno infatti subito oscillazioni
attorno all’1%: Repubblica in positivo, dal 2001
a oggi, mentre il Corriere ha perso circa l’1,8%
di copie. Diverso è il discorso per la Stampa, che
ha visto un calo più consistente delle vendite nello stesso
periodo: -17,26%.
Il confronto risulta impari anche prendendo in considerazione i
quotidiani di opposto orientamento come Libero o il Giornale.
I due giornali più rappresentativi del “lettorato”
di destra hanno tenuto due andamenti contrastanti. Il Giornale,
di proprietà della famiglia Berlusconi, ha ceduto, negli
ultimi sette anni, il 5,78%, mentre l’incedere di Libero
disegna una ripida curva verso l’alto: +280%.
“Le vendite dei giornali di sinistra diminuiscono perché
i partiti di massa perdono sempre più presa e vengono sostituiti
da nuove forme di aggregazione – è l’opinione
di Paolo Mancini, professore Ordinario di Sociologia
delle Comunicazioni alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università
di Perugia – a ciò si devono aggiungere internet e
l’incremento della televisione”.
L’Unità dal 2001 ha subito un calo delle
vendite di oltre il 23%, precipitando da oltre 71.000 copie vendute
al giorno a poco più di 48.000. Il grafico mostra una linea
abbastanza regolare nei primi anni 2000, per farsi più ripida
tra il 2004 e il 2006, e “ammorbidirsi” nell’ultimo
anno.
Secondo
Fabio Luppino, della redazione politica dell’Unità,
la questione non riguarda la sinistra in genere. Le tre testate
vanno distinte nel loro percorso: “Innanzi tutto ci sono troppi
giornali, c’è troppa dispersione. Bisognerebbe puntare
a un grande giornale di opinione, alternativo ai cosiddetti generalisti
come Repubblica e Corriere. L’Unità
ha una storia a sé, diversa da manifesto e Liberazione.
Perdiamo perché siamo in una fase politica che andrebbe
riempita con idee più forti e radicali. L’Unità
deve farsi anticipatore di fenomeni sociali di cambiamento per intercettare
fasce di lettori che non leggono, che sono delusi dai grandi giornali,
nonostante i grandi abbiano mezzi molto superiori ai nostri”.
Ma c’è anche un collegamento diretto con la politica.
Un cordone ombelicale che però va allentato: “
L’Unità è il giornale che rappresenta i
Ds, ma ha cercato di interpretare in modo laico questo ruolo. Cerchiamo
di rappresentare tutto ciò che c’è a sinistra
perché ci vuole maggiore lettura e rappresentazione della
realtà”.
Per il manifesto la situazione non è molto dissimile.
Il calo delle vendite sembra molto sensibile negli anni ’90,
quando la diffusione (che si calcola sommando le vendite, gli abbonamenti
e le copie gratuite) passa dai 36.000 del 1996 ai 30.000 del 2000.
Dal 2001 al 2007, secondo i dati Ads, le vendite sono invece calate
di oltre il 23%, da 32.400 a 23.500. Unico dato in controtendenza
è quello del 2005, l’anno del rapimento di Giuliana
Sgrena in Iraq. La momentanea risalita delle vendite del
manifesto è dovuta forse alla grande esposizione
mediatica seguita al sequestro e liberazione della giornalista.
A questo si è in seguito aggiunto il tragico epilogo, con
la morte dell’agente del Sismi Nicola Calipari
e le polemiche accese dall’incriminazione del militare statunitense
Mario Lozano.
Il
crollo delle testate della sinistra, secondo Gabriele Polo,
direttore del manifesto, è una questione tutta politica:
“I giornali della sinistra vendono meno perché la sinistra
non c’è, è scomparsa. Benché vada con
un cartello elettorale non ha un’identità, non ha una
credibilità, non ha una sua visibilità e non ha intrapreso
un percorso di rifondazione vero, che si ponga come alternativa
di sistema e quindi i giornali politici ne risentono”.
Per quanto riguarda Liberazione, organo del partito di
Rifondazione comunista, non si hanno dati Ads per realizzare una
serie storica di confronto e l’amministrazione del quotidiano
non acconsente alla loro diffusione. Il sito della Fieg (Federazione
italiana editori di giornali) riporta solo due cifre, riferibili
forse all’anno in corso o, con più probabilità
al 2006. Tiratura: 60.000 copie Diffusione: 27.000. Le vendite,
considerata la diffusione pari a quella del manifesto,
si dovrebbero attestare più o meno sui livelli dei “cugini”,
poco sopra le 20.000 copie.
Anche per Liberazione si può ipotizzare, comunque,
un calo delle vendite in relazione alla tendenza generale. Lo conferma
anche Antonella Marrone, della redazione politica
del quotidiano: “I dati non li ho in mano nemmeno io. Comunque
il calo c’è e si sente, ma penso che per Liberazione
sia più contenuto degli altri due. I giornali politici, certo,
sono molto legati al periodo. Magari fra un mese e mezzo le vendite
potrebbero ricrescere in campagna elettorale. Bisogna ammettere
però che la politica sta perdendo appeal, anche in quella
parte generalmente più consapevole e impegnata. Il lettore
motivato del manifesto e Liberazione comunque
continua a comprare, bisogna però arrivare anche “fuori
dall’area” dove si possono trovare nuovi lettori e nuovi
interessi”. Per un giornale come Liberazione il punto
di forza deve essere dunque la differenza: “I giornali sono
ora una fotocopia l’uno dell’altro. Io credo nel valore
della differenza per agganciare, diciamo così, nuovi lettori.
Leggere la realtà con un altro occhio”.
“Questi
giornali non forniscono più le informazioni che sono necessarie
ad agire nella società – spiega ancora Mancini
- la notizia importante non sta né sull’Unità
né sul manifesto ma sul Sole 24ore.
Allo stesso modo per valutare e interpretare la situazione politica
servono il Corriere e Repubblica. Quelli della
sinistra sono gli unici giornali di partito - conclude - se escludiamo
pochi esempi senza significato. Ecco questi giornali sono nati come
organo di partiti di massa (in questo caso il Pci poi Pds e Rifondazione
ndr), ma sono gli stessi partiti che non esistono più come
forma di aggregazione, almeno non nell’accezione che avevano
una volta”.
Servizio collegato:
I
numeri: diffusione e vendite dei principali quotidiani italiani
Guida alla rete:
I
dati sulla vendita e la diffusione dei giornali sul sito di Prima
Comunicazione
Le
schede dei quotidiani sul sito della Fieg
Il
sito del manifesto
Il
sito di Liberazione
Il
sito dell'Unità
(21 febbraio 2008)
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