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| Una
cinquantina
di giornalisti italiani lavorano
per le agenzie internazionali
in Italia. Quasi tutti bilingui
ed esperti di finanza. Qualcuno viene dalle scuole di giornalismo.
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La redazione di Dow Jones (1942)
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Parlano almeno due lingue, hanno meno di 35 anni e sono quasi tutti
titolari di un contratto a tempo indeterminato. Sono le “bestie
rare” del giornalismo italiano, in tutto una cinquantina.
Unico particolare: non lavorano per le testate italiane, ma per
le grandi agenzie di stampa internazionali che operano nel nostro
Paese.
Bloomberg, Reuters, Associated Press,
lavorano in Italia con personale misto, espatriato e locale. Nel
nostro mercato vendono soprattutto informazione finanziaria in lingua
inglese, ma la Reuters produce anche informazione generalista
in lingua italiana, facendo concorrenza all’Ansa
e le altre agenzie nostrane. Alcuni giornalisti vengono proprio
da quelle redazioni, ma spesso sono riusciti a ottenere il praticantato
e iscriversi all’Ordine come professionisti, solo dopo averle
lasciate. Alessandra Migliaccio, 32 anni, è
una di queste.
Laureata in Storia alla Sapienza di Roma, ha vissuto fino ai 18
anni negli Stati Uniti e adesso lavora nella redazione milanese
di Bloomberg che conta sette italiani su 15. “All’inizio
ho lavorato per Milano Finanza - racconta - ma avevo un
contratto da borsista a 800 euro al mese. Alla scadenza della borsa
mi mandavano a casa per un mese e poi mi riprendevano di nuovo:
impossibile in quelle condizioni farsi riconoscere il praticantato”.
Poi è venuto il colloquio a Bloomberg e da subito
l’assunzione a tempo indeterminato con un contratto americano
che le ha permesso, due anni dopo, di farsi riconoscere il praticantato
“d’ufficio”.
Come Alessandra, molti dei giornalisti di questa
nicchia di mercato del lavoro sono stati reclutati con percorsi
contrattuali piuttosto lineari. In genere, se l’azienda pensa
di assumere, offre quasi sempre contratti a tempo indeterminato.
Le competenze, soprattutto linguistiche e la conoscenza dei mercati
finanziari, sembrano essere l’unico elemento determinante
per un’assunzione. Non centrale, invece, sembra essere il
peso della formazione nelle scuole di giornalismo. A Reuters,
ad esempio, su 30 giornalisti - quasi tutti con contratto a tempo
indeterminato - sei vengono da una scuola di giornalismo. Di questi,
Antonella Cinelli, che ha ottenuto il praticantato
frequentando la scuola di Giornalismo della Luiss, spiega che lo
stage alla Reuters se l’è trovato da sola.
Diverso il caso di Marta Falconi e Ariel
David, due giovani redattori di Associated Press,
entrambi di 28 anni e ancora freschi di praticantato. “Mi
sono laureato in Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma
- racconta Ariel - e ho cominciato ad Ap
con uno stage. Poi sono piaciuto e mi hanno fatto un contratto di
praticantato”. Da qualche mese ha sostenuto l’esame
di Stato per diventare professionista e adesso ha un contratto a
tempo indeterminato. “Non ho mai avuto esperienze nel giornalismo
italiano, ma non me ne pento perché trovo le regole del giornalismo
anglosassone e americano molto più trasparenti”.
Alla Associated Press lavorano tre redattori di news,
dieci fotografi e cinque giornalisti televisivi, tutti inquadrati
con il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti. Cosa che invece
manca a Bloomberg che produce come Ap la sua informazione
interamente in inglese e fa contratti americani che possono causare
problemi per il riconoscimento del praticantato e sono più
facili da sciogliere. “Alcuni giornalisti italiani - racconta
ancora Alessandra Migliaccio - hanno rifiutato
contratti [di Bloomberg] economicamente molto vantaggiosi,
perché non si sentivano abbastanza protetti. Spesso tra gli
italiani c’è una concezione del lavoro molto distante
rispetto a quella del mondo anglosassone”.
Molto più italiana invece è la “nostra”
Reuters, che oltre ad avere quasi tutti giornalisti inquadrati
con il contratto di lavoro nazionale, produce informazione interamente
in italiano. L’inglese viene usato quasi esclusivamente per
comunicare con le altre redazioni sparse per il mondo e per tradurre
in italiano le notizie che vengono dall’estero.
Il segmento di mercato italiano più redditizio per Reuters
è tuttavia quello dell’informazione finanziaria, dove
le maggiori concorrenti sono proprio le americane Bloomberg
e Dow Jones. Rispetto a queste ultime però Reuters
“è più vicina nel modo di lavorare alle agenzie
italiane, con cui a volte si stabiliscono anche rapporti di collaborazione
informale - afferma Claudia Belillo, 38 anni, laureata
in economia e con un passato professionale nel settore bancario
- Bloomberg invece, corre sempre da sola” E gli stipendi?
Reuters paga meglio delle italiane? “Non credo -
spiega - prima c’erano delle differenze, ma adesso è
praticamente la stessa cosa”.
Guida alla
rete:
Contratto
di lavoro giornalistico 2001-2005
Reuters Italia
Associated Press
Italia
Bloomberg
(25
marzo 2009)
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