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| Sull’esempio
di famosi casi europei e americani, alcune piccole case editrici
si danno al “graphic journalism”. E tra i periodici
spunta Internazionale
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Da piccoli si aspetta con trepidazione l’uscita in edicola
di Topolino, due ore settimanali di avventure nel mondo
parallelo di Paperopoli. Poi, crescendo, ci si regala ogni tanto
una parentesi di sogno a occhi aperti, solcando mari lontani con
Corto Maltese o affrontando incubi immaginari e rassicuranti con
Dylan Dog.
Ma chi si metterebbe a leggere fumetti per informarsi? Eppure all’estero
esiste il graphic journalism, il giornalismo a fumetti, e da alcuni
anni qualcosa si sta muovendo anche in Italia.
Il “graphic journalism all’italiana” è
nato sulla scorta dei reportage grafici dell’americano Joe
Sacco, della fortuna mondiale dell’autobiografia-storica
disegnata da Marjane Satrapi, Persepolis
(dalla quale è stato tratto l’omonimo film), e di esperimenti
fortunati come il lavoro degli americani Sid Jacobson
e Ernie Colón “9/11, il rapporto
illustrato della commissione americana sugli attacchi terroristici
dell’11 settembre”.
Per trovare giornalismo a fumetti in Italia bisogna lasciar perdere
quotidiani e periodici e rivolgersi alla piccola editoria libraria.
Il 19 marzo, nel quindicesimo anniversario della morte del “sacerdote
anti-camorra”, è uscito in 2000 copie “Don
Peppe Diana, per amore del mio popolo”, prima pubblicazione
di una nuova collana di “giornalismo civile a fumetti”
della casa editrice Round Robin. Curatore del libro, insieme allo
sceneggiatore Francesco Matteuzzi, è il
giornalista di La nuova ecologia Raffaele Lupoli.
“Abbiamo voluto scommettere sul fumetto – dice Lupoli
- per avvicinare anche i giovani, utilizzando un linguaggio meno
complesso e più immediato rispetto a quello del giornalismo
d’inchiesta o alla saggistica. Ma il lavoro di preparazione
del libro è assolutamente giornalistico: oltre a studiare
tutta la bibliografia su don Diana, i ritagli di giornale, le sentenze,
abbiamo fatto nuove interviste, riprese e fotografie. Così
siamo riusciti a rappresentare per la prima volta la Madonna della
camorra, di cui abbiamo ritrovato una vecchia foto in bianco e nero,
che compare come inserto in un’illustrazione”.
Più consolidata la realtà della casa editrice BeccoGiallo,
di Treviso. Dal 2004 si occupa di giornalismo a fumetti, e approfondisce
e divulga fatti di cronaca o della memoria storica più recente
attraverso i comics. Ormai ha in catalogo molti titoli (con una
tiratura media di 2000/2500 copie) sui temi più disparati:
dal massacro del Circeo, al terremoto in Friuli, al delitto Pasolini.
Il 9 maggio uscirà, in 3500 copie, “Peppino Impastato,
un giullare contro la mafia”, a cura di Marco
Rizzo e Lelio Bonaccorso.
Claudio Calia è uno degli autori che lavora
per BeccoGiallo. Tra le altre cose ha scritto e disegnato “Porto
Marghera, La legge non è uguale per tutti” e “È
primavera. Intervista a Antonio Negri”, probabilmente
la prima intervista a fumetti, escludendo alcuni inserti - più
che altro artifici narrativi - in Maus, del vincitore del Pulitzer
Art Spiegelman, e nei lavori di Joe Sacco.
Calia ha cominciato disegnando una striscia di
cronaca quotidiana dal G8 di Genova, nel 2001. Le spediva via fax
a L’ora di Palermo (che in quegli anni era tornata
per un breve periodo nelle edicole, dopo il fallimento del 1992).
Calia nel 2000 aveva frequentato un corso di fumetto
a Ravenna, tenuto da Joe Sacco (proprio lui); all’autore
americano Calia si ispira quando auspica per l’Italia un giornalismo
di strisce a fumetti quotidiane, diverse dalle vignette satiriche,
che svolgano la funzione di articoli di fondo, “come negli
Usa Doonesbury”.
In realtà dopo la parentesi fortunata all’Ora,
Calia non ha mai più trovato “molta
apertura mentale”: a parte alcune collaborazioni saltuarie
con la Tribuna di Treviso, che pubblicava le sue vignette
più che altro con funzione esplicativa, come si usano le
fotografie, l’autore ha lasciato i quotidiani e ha iniziato
a collaborare con BeccoGiallo, convinto che la forza della casa
editrice sia “la velocità con cui, leggendo uno dei
suoi graphic journalism, ci si riesce a formare un’opinione”.
L’unica testata periodica che in Italia si occupa di graphic
journalis, è Internazionale, che gli dedica due
pagine a numero. Ma si tratta di una testata particolare, che raccoglie
“ogni settimana il meglio dei giornali di tutto il mondo”.
“Da noi le novità arrivano sempre dopo, mancano la
carica e il coraggio per scommettere in progetti d’avanguardia”,
dice Francesco Boille, che si occupa di comics
per Internazionale.
Dal 2007 Internazionale ha creato un appuntamento fisso
(prima le collaborazioni erano saltuarie) con il fumetto: ogni settimana
nella sezione graphic journalism, un artista diverso invia una cartolina,
raccontando con parole e immagini il luogo da cui scrive. Gli autori
non sono giornalisti, ma creativi e illustratori che realizzano
reportage grafici molto diversi tra loro.
“Alcuni di loro, come Joe Sacco, hanno un
approccio di tipo anglosassone anche quando disegnano – spiega
Boille - e mantengono ben separati i fatti da tutto
il resto; altri tendono a trasfigurare il reale, e raccontano il
loro quotidiano, che è però esemplificativo del contesto
in cui vivono; altri ancora utilizzano un tratto grafico surreale
e allegorico, a volte quasi teatrale, ma intanto raccontano fatti
estremamente reali e documentati”.
Su Internazionale viene anche pubblicata “la settimana
di gipi”, una striscia verticale tra le notizie della settimana,
disegnata da Gipi, uno degli autori italiani di
fumetti più famoso all’estero. La striscia ha una funzione
di commento simile – seppure in immagini - a quella dell’Amaca
di Michele Serra sulla Repubblica.
Un altro interessante esperimento, questa volta televisivo, è
quello ideato dal disegnatore Emanuele Fucecchi,
visto su Tetris, la trasmissione in onda su LA7. Fucecchi
realizza dei “video a fumetti” su vicende della politica
italiana. Indaga i retroscena (basandosi per lo più su lavori
giornalistici) e li riporta disegnandoli. Una voce narrante legge
le parole scritte, e la musica commenta e sottolinea. “Ho
mantenuto un certo sapore grottesco, specialmente nei ritratti dei
protagonisti, ma – spiega Fucecchi –
il mio tentativo è realizzare qualcosa di diverso dalla satira,
un racconto il più possibile fedele di fatti realmente accaduti”.
Graphic journalism?
Guida alla rete:
casa editrice BeccoGiallo:
www.beccogiallo.it/
casa editrice
Round Robin: www.roundrobineditrice.it/rred/index.aspx
Internazionale: www.internazionale.it
Emanuele Fucecchi: www.emanuelefucecchi.it
(29
aprile 2009)
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