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I giornali più
radicali vanno forte in un momento di crisi generale del settore.
Il ruolo dei nuovi direttori e della più accesa polemica
politica.
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La crisi ha travolto i quotidiani di mezzo mondo, Italia compresa,
ma alcuni giornali politicamente più schierati del nostro
Paese hanno conquistato migliaia di copie e lettori. A destra il
Giornale, a sinistra il Fatto Quotidiano e l’Unità
hanno addirittura guadagnato lettori. Mentre Libero, dato
per spacciato dopo l’addio del fondatore Vittorio
Feltri, è riuscito a rimanere a galla e la
Repubblica ha recuperato un buona parte delle perdite precedenti.
E' un periodo di passione per i quotidiani italiani, che dall'ottobre
2008 hanno perso complessivamente in un anno il 4,4 per cento delle
copie. Se si considera il periodo agosto-ottobre, l'ultimo trimestre
per il quale la Federazione degli editori (Fieg) ha dati
disponibili, il complesso della stampa quotidiana ha perso in un
anno circa il 3,6 per cento.
La girandola dei direttori che il 21 agosto ha riportato Feltri
alla guida del Giornale e il 13 agosto ha spostato Maurizio
Belpietro al timone di Libero, ha frenato il calo
costante di copie dei due quotidiani di centrodestra nell’ultimo
anno. Secondo i dati Fieg, relativi al prodotto acquistato
in edicola e agli abbonamenti, nel primo mese di direzione Feltri
- che ha visto, tra l'altro, il Giornale impegnato nella
polemica con il direttore di Avvenire Dino Boffo
- il quotidiano ha guadagnato oltre 22.000 copie (da 197.781 a 220.117).
La crescita è stata costante anche a ottobre, con quasi 211.000
copie vendute, facendo registrare dal foglio fondato da Indro
Montanelli un aumento del 13,3 per cento rispetto al periodo
agosto-ottobre del 2008. Si tratta di qualcosa di più di
una boccata d’ossigeno per il Giornale, che da gennaio
2008 non faceva che perdere copie (a maggio 2009 oltre 32.000 giornali
venduti in meno, il 15,8% rispetto a dodici mesi prima).
Si poteva pensare che l’addio di Feltri a
Libero, avrebbe affossato il quotidiano. E invece no: il
nuovo direttore, Maurizio Belpietro, ha frenato
la prevedibile emorragia di lettori: da agosto a ottobre Libero
ha venduto quasi novemila copie in più (da 111.040 a 119.836).
Belpietro comunque qualche problema ce l’ha,
visto che a differenza del concorrente diretto il Giornale,
il 2009 è stato un anno costantemente nero in termini di
vendite: da gennaio 2008 ad agosto 2009 Libero ha perso
poco più del sette per cento di copie. Da quando è
direttore Belpietro è riuscito ad arginare
il momento di difficoltà del giornale solo in parte: tra
settembre e ottobre Libero ha perso in media il 4,6 per
cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Stefano Lorenzetto, editorialista ed ex vicedirettore
del Giornale, commenta il successo di Feltri:
“E' un marchio di fabbrica, è un uomo che ovunque va
si porta dietro un patrimonio di copie e lettori. Di giornalisti
così ci sono stati solo Indro Montanelli
e Gianni Brera per lo sport”. Resta da capire
che cosa ha Feltri che non ha Belpietro.
“Feltri è come la Coca Cola,
Belpietro è come la Pepsi. Sono
buone entrambe ma la prima vende di più, non c’è
niente da fare”.
Andamento analogo a Libero è quello di Repubblica.
Il giornale fondato da Eugenio Scalfari per tutto
il 2008 ha perso copie, ma la radicalizzazione dei toni del quotidiano
ha attutito i colpi della crisi. In coincidenza con la campagna
giornalistica delle cosiddette "Dieci domande" a Silvio
Berlusconi, Repubblica ha progressivamente limitato
i danni passando dal -16,4 per cento di maggio (anche qui rispetto
all’anno precedente) al + 0,1 per cento dello scorso settembre.
I dati sui giornali più schierati fanno riflettere se paragonati
all’andamento delle vendite del quotidiano più influente
d’Italia, il Corriere della Sera, che nel trimestre
agosto – ottobre 2009 ha perso il 9,5 per cento rispetto all’anno
scorso. Ferruccio De Bortoli dirige il quotidiano
di Via Solferino da aprile: a ottobre di un anno fa il Corriere
della Sera vendeva oltre 64.000 copie in più rispetto
allo stesso periodo del 2009. In nove mesi De Bortoli ha
solo arginato il calo costante di copie, che a maggio era arrivato
al picco del 13,7 per cento.
Nell’area della sinistra più agguerrita è sotto
gli occhi di tutti il fenomeno Fatto Quotidiano, nato il
23 settembre 2009, che ha dato uno scossone a tutti i giornali di
opposizione. A testimoniarlo non è la Fieg, che
non include tra gli associati il quotidiano guidato da Antonio
Padellaro, ma un editoriale pubblicato sul sito web del
Fatto Quotidiano nel quale il direttore comunica i dati di vendita:
“In quindici giorni di vita il giornale che state leggendo
ha venduto, in media, circa centomila copie e non è mai sceso
sotto quota 80mila. In più vanno considerati i 36mila abbonamenti,
di cui 13 mila postali e 23 mila via internet”.
Le cose vanno meglio anche all’Unità da quando
a fine agosto 2008 Concita de Gregorio è
arrivata alla direzione. Sempre secondo i numeri forniti dalla Fieg
il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel periodo
agosto-ottobre del 2009 ha venduto oltre novemila copie in più,
con un aumento del 19,8 per cento rispetto allo stesso trimestre
del 2008. Il record di vendite è stato toccato a settembre,
quando ha superato le 61.000 copie, con un aumento del 31,4 per
cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Secondo Angelo Agostini, direttore del trimestrale
Problemi dell’Informazione, “l’aumento
delle vendite dei giornali più radicalizzati politicamente
è un esempio possibile di via d’uscita dalla crisi
economica della carta stampata. I quotidiani non erogano più
notizie ma sono uno strumento per inquadrare il mondo. Quindi chi
rappresenta la radicalizzazione dello scontro politico inevitabilmente
attira più lettori”. Riguardo al Fatto Quotidiano
Agostini sospende il giudizio: "E' ancora
troppo presto per parlare. E poi spesso questo tipo di giornali
cavalcano onde molto alte, come l’antiberlusconismo attuale”.
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Guida alla
rete:
Il Giornale
Libero
Il
Fatto Quotidiano
l'Unità
la Repubblica
Il Corriere della Sera
Fieg
(17
dicembre 2009)
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