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Quarant’anni di inchieste
a stelle e strisce

Dalll’assassinio del presidente Kennedy alle torri gemelle
Un’incursione nell’Italia di Gladio e del piano demagnetize
Una montagna di documenti
per fare luce sulle controversie della storia americana

Anche se i progenitori del Freedom of Information Act nascono in Svezia, le inchieste più celebri a livello internazionale hanno il loro epicentro negli Stati Uniti d’America. Ripercorriamo i casi più importanti dal 1966, quando venne approvato il Foia negli Usa, partendo però dalla presenza atlantica nel nostro paese.

Stati Uniti in Italia, BNL e Iraq, Il caso Jfk, Torri gemelle, Air Force One

 

GLI STATI UNITI IN ITALIA
Operazione Gladio. Gladio è il nome di un’organizzazione clandestina di tipo "stay-behind" (stare dietro le linee nemiche) promossa dalla Nato per contrastare un’eventuale invasione sovietica in Europa occidentale. Durante la Guerra fredda, quasi tutti i paesi dell’Europa occidentale organizzarono reti di questo tipo tenute sotto controllo dalla Nato.

L’esistenza di Gladio – ipotizzata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 durante il suo processo da Vincenzo Vinciguerra, membro di Avanguardia Nazionale – fu riconosciuta anche dall’allora presidente del Consiglio italiano, Giulio Andreotti, il 24 ottobre 1990, che parlò di una "struttura di informazione, risposta e salvaguardia". L'organizzazione fu sospettata di connivenza con le frange eversive. Tre sono le richieste Foia sull’argomento presentate alla Cia, che le ha respinte con la replica standard: "La Cia non può confermare né smentire l’esistenza o l’inesistenza di registrazioni che rispondano alla vostra richiesta".

La prima richiesta fu presentata dal National Security Archive nel 1991; la seconda nel 1995 – riguardante la Gladio e l’omicidio di Aldo Moro – dalla Commissione del Senato italiano, guidata dal senatore Giovanni Pellegrino; la terza nel 1996 da Olivier Rathkolb dell’Università di Vienna per conto del governo austriaco, al fine di scoprire l’eventuale presenza di eserciti segreti stay-behind in Austria. Nel caso dell’operazione Gladio, si è fatto ricorso alla Glomar Response: nel diritto statunitense indica una risposta, data per motivi di sicurezza nazionale, a una richiesta tramite il Foia, che "non conferma e non smentisce" l’esistenza di ciò che viene richiesto.

Piano "Demagnetize". Altra operazione che testimonia i tentativi di influenza statunitense sulla vita politica italiana. Il piano "Demagnetize", legato all’operazione Gladio, è un accordo segreto di intelligence stipulato fra i servizi segreti degli Stati Uniti e dell’Italia nei primi anni Cinquanta. L’intento era quello di depotenziare l’influenza sulla società italiana e francese delle forze di orientamento comunista attraverso una stretta collaborazione tra il Sifar (Servizio informazioni forze armate: servizio segreto italiano) e la Cia.

Il nome del piano esprimeva l’intento di ridurre "l’attrazione magnetica" che le idee comuniste esercitavano sulle popolazioni di alcuni paesi, in particolare Italia e Francia. Il piano Demagnetize rientrava tra le iniziative con cui il governo di Washington intendeva agire in diversi contesti internazionali, per lo più europei, al fine contrastare una crescita di influenza delle forze comuniste all’interno di nazioni europee importanti dal punto di vista strategico. Da più parti sono trapelate conferme dell’esistenza del piano, ma non se ne conoscono i dettagli pratici.

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IL CASO BNL-IRAQ. Estate 1992. Massimo Gaggi, uno dei più autorevoli corrispondenti italiani a New York, era "poco più che un giovane giornalista". Negli States da pochissimi mesi, si trovò a dover raccontare uno dei scandali politico-finanziari più grandi del secolo scorso: il caso Bnl-Atalanta. La filiale americana della banca italiana aveva finanziato per oltre 4 miliardi di dollari il governo iracheno.

I fatti risalivano al 1986, ma lo scoppio dello scandalo era avvenuto in piena guerra del Golfo, mentre l’amministrazione Bush fronteggiava per la prima volta Saddam Hussein. "Non sapevo bene come agire per cercare riscontri documentali. Ero inesperto – ha spiegato Gaggi – ma in quei giorni ebbi la fortuna di avere a che fare con un collega americano che risultò decisivo per la svolta nelle nostre ricerche. Si trattava di un giornalista free lance che faceva inchieste per grandi giornali. Fu lui a consigliarmi la strada del Freedom of Information act. Così – ha spiegato Gaggi – preparammo insieme la domanda al governo americano ed ottenemmo una serie di informazioni altrimenti impossibili da reperire".

Nel corso dell’inchiesta Gaggi riuscì a portare alla luce anche responsabilità di alcuni funzionari dell’amministrazione americana. "Dalle carte emerse che la responsabilità principale era del direttore della filiale: probabilmente il presidente della Bnl non sapeva nulla. Anche se è passato molto tempo – ha concluso Gaggi – rimane il ricordo di una grande lezione di trasparenza dei meccanismi della pubblica amministrazione americana".

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IL CASO JFK. Più di 100 mila pagine di documenti sull’assassinio del presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. Forse il più grande filone a cui i giornalisti americani hanno potuto attingere grazie al Foia.

L’evento di Dallas (22 novembre del 1963) ha avuto una tale portata che un cronista della Upi, Merriman Smith, ha vinto il premio Pulitzer per aver lanciato il primo flash d’agenzia. Cinque commissioni d’inchiesta hanno lavorato per svelare i lati oscuri del caso: la Warrren (1963), la Rockfeller (1975), la Church (1975), la HSCA (1976) e la ARBB (1992).

Kennedy era considerato il paladino dei diritti civili, l’alfiere della non-proliferazione nucleare, lo sponsor del libero scambio, delle aperture a sinistra. Per questo le commissioni d’inchiesta e i documenti sul caso Kennedy sono direttamente proporzionali alla quantità di teorie “complottiste”. Mai escluse del tutto dalle commissioni.

Commissione Warren. Ancora nel 2007 Jefferson Morley, un giornalista americano, è ricorso agli archivi del Foia su Kennedy. Voleva conoscere i documenti della CIA sugli spostamenti di Lee Harvey Oswald, l’uomo che la commissione Warren ha indicato come unico colpevole della morte di Kennedy.

La commissione ha raccolto file per 50 mila cartelle. Tra cui trascrizioni delle hearings (audizioni) dei testimoni; i documenti amministrativi ed investigativi dello staff; i documenti inviati alla commissione dal governo Usa e da quelli stranieri; le lettere inviate dai privati cittadini; fotografie e film.

Kennedy e Bush Senior. Nel ’92, intorno all’omicidio Kennedy, è spuntato anche il nome dell’ex presidente degli Stati Uniti George Bush. Si è scoperto che il padre di George W. era stato un agente della Cia negli anni ’60.

Il file su Bush era nel catalogo degli "assassination records", e cioè quelli inseriti nella categoria di file che potenzialmente potrebbero svelare nuove informazioni sui mandanti dell’omicidio. Compito della Commissione ARBB del ’92 era quello di raccogliere e catalogare tutto il materiale disponibile sull’assassinio Kennedy.

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ATTACCO ALLE TORRI. Dopo l’11 settembre è lo stesso governo americano a mettere in discussione il Foia. Il diritto all’informazione che in quelle legge ha la sua più straordinaria applicazione è ridotto pesantemente: in Afghanistan, i soldati Usa trovano nei bunker dei gruppi qaedisti rapporti, documenti e informazioni del governo di Washington. Quelle carte sono state ottenute dai miliziani grazie al Foia.

La stretta è immediata: prima il Patriot Act, e nel 2002 l’Homeland Security Act, riducono in maniera decisiva le possibilità di accesso ai documenti pubblici. Ancora nel 2002, il New York Times svela l’esistenza dell’Office of Strategic Influence, una sorta di ministero della disinformazione la cui mission era diffondere notizie false sul conflitto afghano ai media esteri.

Qualche anno dopo, in un clima meno segnato dall'emergenza, comincia a emergere qualcosa. E’ settembre del 2005 quando l’Associated Press, analizzando dei documenti ottenuti grazie al Foia, scopre che una parte significativa dei 5 miliardi di dollari stanziati per il programma di ripresa del dopo-attacchi sono finiti a compagnie che non erano state in nessun modo danneggiate (per capirsi, una di queste era una stazione radio di musica country nel Nord Dakota). Nel maggio del 2006 vengono rese note le prime immagini in movimento del volo che ha centrato il Pentagono: benzina sul fuoco delle teorie complottiste. Ad agosto del 2006 forse il documento più importante. Dopo una battaglia legale durata quattro anni, il New York Times e alcune famiglie delle vittime riescono a rendere pubblici alcuni nastri delle telefonate ai soccorsi partite dall’interno delle Torri. Dalle registrazioni, emerge con certezza lo scarso coordinamento fra polizia e vigili del fuoco, e comincia una polemica non ancora terminata.

Il 18 dicembre 2007, però, sono state cancellate una serie di inziative prese da John Ashcroft, ministro della Giustizia al tempo dell’attacco alle torri, fra cui quella che impediva alle agenzie governative di rifiutare qualsiasi richiesta basata sul Foia nel caso ci fosse incertezza sul rischio di compromettere la sicurezza nazionale.


Guantanamo. Lo chiamano lo "Specialista". L’interrogatorio a Guantanamo lo gestisce unicamente lui. Lo sappiamo grazie al Foia e all’intervento diretto di Obama. Da solo, con il sospetto terrorista incappuciato in una stanza vuota e fredda. Sul documento che descrive le fasi inquietanti della tortura, la scritta Top secret è cancellata da una barra diagonale. Il giornalista, e tramite lui tutti i lettori, possono partecipare all’interrogatorio.

Nell’aprile scorso il caso ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale. Ogni particolare delle dieci tecniche di tortura è stato reso noto così. Gli Specialisti simulavano lo strozzamento, sbattevano il detenuto contro il muro, immobilizzavano il suo volto, lo schiaffeggiavano ripetutamente. Poi lo confinavano in uno spazio ristretto con posizioni forzate, introducevano scarafaggi in cella, non facevano dormire l’interrogato per giorni e infine simulavano il suo annegamento con la tecnica più crudele, divenuta il manifesto dell’indignazione dell’opinione pubblica: il waterboarding.

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AIR FORCE ONE. Persino i retroscena degli "spot" di Obama vengono rivelati grazie al Foia. Un caso recente dell’applicazione del Freedom of infomation act è legato ad un episodio curioso che riguarda da vicino il presidente.

Qualche mese fa un aereo sorvolò la Statua della Libertà a New York, facendo credere alla popolazione un altro attacco kamikaze. Quell’aereo, invece, era l’Air Force One scortato da due F-16, ed era stato inviato dal direttore del Military Office della Casa Bianca, Louis Caldera, a scopo pubblicitario per farlo fotografare. Ma anche i militari sono soggetti al Foia: ora tutti sanno cosa è successo quel giorno e perché.

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(26 gennaio 2010)