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Ushahidi, una
piattaforma per il giornalismo collaborativo nelle emergenze.
Ad Haiti le segnalazioni che partono per sms, email e Twitter
vengono organizzate su questa piattaforma utilizzata per il
coordinamento degli aiuti umanitari. Vengono mappati i centri
di distribuzione del cibo, gli ospedali da campo, e le persone
intrappolate. C'è chi si è salvato tredici giorni
dopo il sisma
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Haiti, 26 gennaio: quattro persone sono intrappolate al secondo
piano di una fabbrica, una di loro è gravemente ferita e
non riesce a muoversi. Con il telefonino, mandano una richiesta
di aiuto alla piattaforma haiti.ushaidi.com.
Un volontario, Roz, intercetta il messaggio, contatta con Skype
la Guardia costiera statunitense e fornisce le coordinate per il
salvataggio. “Working on it”, rispondono dall’altra
parte, e subito partono i soccorsi. Roz traduce il messaggio in
inglese (spesso le segnalazioni arrivano in creolo) e lo localizza
su una mappa.
Nei tempi del citizen journalism e del crowdsourcing,
accade che nei casi di disastro anche gli sos diventino più
tecnologici. Arrivano in un attimo, e i soccorsi sono più
efficienti, più veloci, più mirati. E’ quello
che succede su Ushahidi.com,
una piattaforma web nata all’inizio del 2008 per raccontare
i sanguinosi disordini in Kenya con l'aiuto di blogger e comuni
cittadini, utilizzata in seguito per la condivisione di informazioni
in particolari situazioni di emergenza anche in altre circostanze.
Haiti è solo l’ultimo caso.
Ushahidi è pensato per il Terzo Mondo: per mandare un messaggio
non occorrono tecnologie particolari, basta un telefono cellulare
o una connessione internet per usare la posta elettronica, Twitter
o fare una segnalazione direttamente sulla piattaforma. “Più
dati abbiamo e meglio è. L’importante è che
le informazioni vengano condivise, non immagazzinate”, dice
Patrick Meier, responsabile del Crisis mapping
e delle Strategic partnerships. E infatti ad Haiti chiunque
tramite Ushahidi può lanciare un sos. Le segnalazioni sono
divise per categorie: Emergenze, Minacce, Problemi logistici, Soccorsi,
Notizie di persone, altro. Quando un messaggio arriva ai gestori
della piattaforma, un volontario ne controlla la pertinenza, lo
geolocalizza sulla mappa e ne verifica l’attendibilità
(le segnalazioni sono classificate come verified o not-verified).
Filtrare i messaggi è fondamentale: Twitter, per esempio,
è invasa da messaggi che hanno come hash tag #haiti
o #haitiquake, ma che in realtà non sono utili per i soccorsi.

Il tipo di segnalazioni che vengono raccolte
da Ushahidi ad Haiti
Sulle cartine si possono consultare le emergenze divise per categoria:
si scopre così che al General Hospital di Port au Prince
le forniture mediche per la sala operatoria stanno per finire o
che un medico di Delmas, che ospita 150 persone a casa sua, ha bisogno
di cibo, acqua e medicine. Si possono anche leggere i report lasciati
dagli utenti: più di 1.500. Quelli che si distinguono per
la scritta “action taken” indicano che qualcuno
si è mosso per fronteggiare l’emergenza. Con Ushaidi
è possibile anche impostare gli alerts e i feed
Rss, per essere avvertiti in automatico delle novità.
Si possono taggare foto per aiutare i soccorritori a riconoscere
le persone e utilizzare il Person
finder (cercapersone), un’applicazione creata appositamente
da Google per scambiarsi informazioni sui dispersi.
Ushahidi non è una piattaforma autoreferenziale, ma opera
in una rete molto estesa. Le informazioni che riporta vengono utilizzate
da organizzazioni come la Croce rossa internazionale, il dipartimento
di Stato americano, la Fondazione delle Nazioni Unite, la Guardia
costiera americana e altri enti governativi per la gestione dei
disastri umanitari. Anche il New York Times ha fiutato
l’importanza della piattaforma: secondo l'aggregatore di blog
Huffington Post, vorrebbe integrare sul sito web il software
Ushahidi per seguire gli sviluppi della situazione ad Haiti.

L'organigramma del team Ushahidi attivo per
Haiti. Click per ingrandire
La piattaforma è nata per raccontare i disordini scoppiati
in Kenya in seguito alle elezioni presidenziali del 30 dicembre
2007 che videro vincitore il presidente uscente Mwai Kibaki.
L’esito della votazione fu subito contestato, anche dagli
osservatori europei. Libera, uno slum contiguo a Nairobi, e Kismu
furono il teatro delle prime violenze post-elettorali: in 24 ore
si contarono oltre cento morti. Lo scontro politico assunse subito
i connotati di un conflitto etnico fra i Kikuyo e i Luo, le dinastie
di Kibaki e Raila Odinga, il candidato
sconfitto.
In questo contesto un pool di blogger e di programmatori che vivevano
o avevano vissuto in Kenya si sono uniti per creare Ushahidi, che
nella lingua Swahili significa “testimonianza”. Con
il Kenya sull’orlo della guerra civile, su Ushahidi vengono
mappati i focolai delle violenze e i centri d’aiuto grazie
alle segnalazioni che arrivano per email o dai telefonini (nei Paesi
del Terzo mondo spesso le reti cellulari funzionano assai meglio
di quelle fisse). Ushahidi raccoglierà anche le testimonianze
dei crimini commessi dalle forze dell’ordine impegnate in
una sanguinosa repressione, e sarà successivamente utilizzato
per facilitare le donazioni provenienti dagli altri Paesi.
Dopo i primi passi mossi in Kenya, Ushahidi è cresciuto,
trasformandosi in una vera e propria organizzazione che continua
a sviluppare la piattaforma perché sia utilizzata in situazioni
di emergenza. Viene sosì utilizzata in Sudafrica, dove vengono
mappate le violenze xenofobe, e successivamente nella Repubblica
democratica del Congo.
Anche Al-Jazeera ha sfruttato le potenzialità di
Ushahidi, utilizzando le sue cartine all'interno del sito “War
on Gaza”, creato dall’emittente televisiva del Qatar
per monitorare le operazioni di guerra che hanno sconvolto Gaza
durante l’operazione Piombo Fuso del gennaio 2009. Ushahidi
è stata inoltre utilizzata per mappare i casi di influenza
suina, il percorso degli aiuti umanitari in Uganda, Malawi e Zambia,
i reati della città di Atlanta, negli Usa, e gli avvistamenti
di animali selvatici, ancora una volta in Kenya.
Il codice di Ushahidi è open source ed è in continua
evoluzione. Per lo sviluppo l'organizzazione ha ricevuto dei finanziamenti
dalla fondazione del colosso dell’informatica Cisco e supporto
tecnologico da InSTEDD, una multinazionale per la tecnologia applicata
alle emergenze. Nel 2008, l’associazione umanitaria Humanity
United, ha contribuito con 200.000 dollari per lo sviluppo iniziale
del software.
Guida alla rete:
Ushaidi
Ushaidi per Haiti
Blog di Ushaidi-Haiti
Ushaidi
su Facebook
Twitter del
NY Times per Haiti
(27
gennaio 2010)
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