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L'ultima frontiera nel mondo
dei lettori multimediali
stimola l’immaginazione dei giornalisti, ma è
ancora presto
per gridare al miracolo.
Bisogna aspettare il lancio sul mercato per valutare la risposta
dei lettori
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L’iPad salverà i giornali? Secondo alcuni esperti
di comunicazione, il nuovo strumento di fruizione dei contenuti
digitali, presentato dalla Apple il 27 gennaio, consentirà
agli editori di trarre profitto dalle informazioni, originariamente
destinate ai supporti cartacei, anche nel mondo digitale. In realtà,
i giornali italiani stanno valutando la novità con un misto
di interesse e cautela.
“I giornali italiani sono in ritardo su tutto, da sempre.
Quindi, prima di pensare ad approdare sull’iPad, dovrebbero
mettersi in pace con il web”. Antonio Sofi,
blogger ed esperto di giornalismo e nuovi media, è scettico
sulla possibilità che l’ultima creazione di Apple determini
una trasformazione importante del panorama editoriale italiano.
Questo piccolo computer portatile, dotato di uno schermo multi-touch
da 9,7 pollici e capace di riprodurre contenuti multimediali e di
collegarsi a internet, sbarcherà sul mercato, in contemporanea
mondiale, alla fine di marzo nella versione Wi-Fi e a fine aprile
nella versione dotata di connessione 3G/Umts. Nel frattempo, i giornalisti
dei principali quotidiani italiani riflettono su come sfruttarlo
al meglio. Ma, tra gli intervistati dal Ducato Online,
la prudenza la fa da padrone.
“Sicuramente analizzeremo il fenomeno iPad - dice Dario
Corradino, responsabile del sito de La Stampa
- ma ci riserviamo il giudizio a quando lo avremo visto e provato.
Di sicuro i giornali italiani lo testeranno, ma alla fine il successo
sarà decretato dagli utenti”.
Sofi è convinto che il vero problema stia
nella relazione tra web e giornali. “Nonostante i passi in
avanti di questi anni, ci sono ancora molte resistenze ad accogliere
le logiche della rete”, dice, riferendosi a quella che chiama
la cultura della trasparenza delle fonti, per esempio l'uso dei
link esterni o deivideo proposti nelle edizioni online dei giornali.
“Mettersi in pace con il web – sottolinea – significa
pensarsi dentro un sistema ricco, in cui si deve coesistere con
altri attori e contenuti, fonti informative molteplici. Di tutto
questo bisogna rendere conto nell’attività giornalistica,
perché sul web non si è monopolisti di uno spazio
informativo”.
Insomma, secondo Sofi, se gli editori italiani
decidessero di sbarcare subito sull’iPad, lo farebbero soprattutto
“per stare al passo con la moda dell’high technology,
perché c’è entusiasmo per la novità e
per brillare della luce riflessa dal prodotto stesso”. “Ma
il punto – continua lo studioso – non è stare
sul fenomeno di moda, bensì pensare e creare il prodotto
giornalistico in maniera crossmediale, in modo che si riesca a proporre
i propri contenuti al meglio, in tutti i possibili supporti usati
dal lettore per informarsi. Questa è un’attività
che va al di là del singolo strumento, è un problema
di cultura giornalistica legata alla tecnologia”.
Marco Pratellesi, responsabile dell’edizione
online del Corriere della Sera, ammette che il suo giornale
non ha ancora un progetto specifico, ma sta valutando come essere
presente su tutte le nuove piattaforme. “Del resto, siamo
già sull’iPhone e sui cellulari che consentono di navigare
in internet, con i quali gli utenti possono consultare il nostro
sito e le notizie. Offriamo, inoltre, servizi informativi geolocalizzati,
che hanno un valore e quindi l’utente è disposto a
pagare per essi. È un settore strategico per il futuro, al
quale guardiamo con attenzione, seguendone tutti gli sviluppi. Però
ci troviamo ancora in una fase di scommessa, non ci sono certezze
e molto dipenderà dalle risposte dei lettori”.
Daniele Bellasio, responsabile dell’edizione
online del Sole24Ore, insiste sul fatto che l’attività
giornalistica deve tenere in considerazione le evoluzioni dei supporti,
in modo tale da “prescindere sempre più dal mezzo con
cui viene veicolata l’informazione”: “Noi non
pensiamo più a fare un giornale di carta ma a informare su
un certo argomento, a essere i migliori su un dato approfondimento,
indipendentemente dallo strumento di diffusione. L’iPad è
uno stimolo a velocizzare le riforme che riguardano l’informazione
digitale”.
Il responsabile del sito de La Stampa ricorda che il suo
quotidiano è stato il primo in Italia a sbarcare sull’iPhone,
con un’applicazione che consente di leggere il giornale così
come lo si trova in edicola: “Saliremo anche a bordo dell’iPad
utilizzando il know how sviluppato per l’iPhone –
dice ora Corradino – facendo pagare un abbonamento
per i contenuti del giornale cartaceo e offrendo gratuitamente quelli
della versione online”.
Angelo Melone, caporedattore di Repubblica.it,
si sofferma sulle trasformazioni dell’attività giornalistica:
“Con l’introduzione di questi nuovi supporti, abbiamo
bisogno di tradurre quello che facciamo sul sito per altre piattaforme
e questo da un lato rappresenta un’opportunità, perché
ci spinge a rendere l’informazione più ricca, veloce
e immediata, dall’altro introduce un limite, perché
abbiamo meno tempo da dedicare all’analisi e all’approfondimento.
L’iPad intensificherà la personalizzazione nel rapporto
tra stampa e cittadini e questo è importante perché
il ritorno dei lettori arricchisce il nostro lavoro”.
Ma gli editori riusciranno finalmente nell’impresa di rendere
profittevole l’impiego di questi strumenti digitali? Per Sofi,
ancora una volta, il punto è un altro: “Il vero problema
è abbandonare l’idea che il giornalismo viaggi dentro
i supporti. Il giornalismo non è la sua carta, importanti
sono le news, non il paper. Bisogna puntare sulla
qualità dei contenuti”.
D'altronde, Sofi nutre un dubbio di fondo sull’utilità
stessa dell’iPad: “E' frutto di un’idea che va
nella direzione di costituire una terza via tra lo smart phone e
il computer, la vera domanda è quanto questo strumento riuscirà
a soddisfare i due bisogni comunicativi, stando in mezzo. Bisognerà
vedere se il nuovo supporto, dichiaratamente ibrido, riuscirà
a soddisfare sia il bisogno di chi nello smart phone cerca qualcosa
da portare sempre addosso, per comunicare, e quello di chi alla
comodità del computer non rinuncia”.
Servizi collegati:
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Guida alla rete:
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La
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La community italiana
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Il giornale
su iPad immaginato da Wonderfactory per il Time
Il prototipo di "magazine del futuro" del gruppo svedese
Bonnier
L'opinione
di Luca De Biase su Nòva 24
(10
febbraio 2010)
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