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Il direttore del Giornale
sotto processo per il caso Boffo.
Ma sono decine e decine
i professionisti sottoposti ogni anno a procedimento disciplinare:
177 in due anni e mezzo
solo a Milano
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Un ente dannoso. Così Vittorio Feltri definì
l’Ordine dei giornalisti di Milano all’epoca della sua
radiazione (2001), poi ritirata dal Consiglio nazionale. Ormai un
habitué delle procedure disciplinari, il direttore del Giornale
è stato di nuovo ascoltato dal consiglio dell'ordine dei
giornalisti lombardi lunedì 22 febbraio in merito al caso
di Dino Boffo, il direttore di Avvenire
che qualche mese fa si è dimesso in seguito all’attacco
apparso sulle colonne del Giornale. Quello di Feltri
è solo l'ultimo, clamoroso, caso di un giornalista
sottoposto a procedimento disciplinare da parte della organizzazione
professionale dei giornalisti
Sono gli ordini regionali ad avere il compito di richiamare gli
iscritti in caso di controversie professionali e quello della Lombardia,
del quale fa parte Feltri, è il più
grande d’Italia: conta circa 24.000 iscritti, 12.000 pubblicisti
e 8.000 professionisti. Dal 7 giugno 2007, anno dell’insediamento
dell’attuale presidente Letizia Gonzales,
sono stati 177 i procedimenti disciplinari esaminati: 22 casi sono
stati sanzionati, 93 archiviati o assolti, 36 sono in attesa di
sentenza della magistratura ordinaria, 23 trasferiti a un altro
ordine e due aperti, tra i quali quello di del direttore del Giornale.
Il “processo” a Feltri è stato
condotto dalla presidente dell’Ordine e da otto consiglieri
regionali. Feltri rischia provvedimenti che vanno
dall'avvertimento, alla censura, alla sospensione, fino alla radiazione
dall’albo per aver violato l’articolo 6 del Codice di
deontologia dei giornalisti, che stabilisce che “la sfera
privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve
essere rispettata, se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo
sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica”. La sentenza è
attesa intorno al 3 marzo. Di fronte a una condanna, l'interessato
può sempre appellarsi all’ordine nazionale prima e
alla magistratura ordinaria poi, cui spetta l’ultima parola,
dopo cinque anni il reato cade in prescrizione.
Già nel 2000, pochi mesi dopo aver fondato Libero,
Feltri aveva pubblicato le foto tratte da un sito
pedopornografico di alcuni bambini e i dati sensibili di minori,
in apparente violazione dei principi della Carta di Treviso per
la protezione dei minori, quelli della legge sulla privacy e l’articolo
2 del codice deontologico, che pone come limite al diritto di cronaca
il rispetto della persona umana. Feltri allora
fu radiato dall’Ordine della Lombardia, per poi essere riabilitato
nel 2003 da quello nazionale.
Il direttore del Giornale non è l’unico caso
eclatante che ha coinvolto l’Ordine della Lombardia negli
ultimi anni. Tra i più famosi:
1. Renato Farina: nell’ambito dell’inchiesta
sul sequestro dell’egiziano Abu Omar da parte
dei servizi segreti americani, si scopre che l’ex vicedirettore
di Libero e attuale firma di punta del Giornale, accusato
dai pm di favoreggiamento e occultamento delle prove, è un
agente del Sismi, il servizio segreto militare italiano, con il
nome in codice di "Betulla". Nel 2007 Farina
viene sospeso dall’ordine della Lombardia; fa ricorso, così
come il pm che lo accusa, all’Ordine nazionale e viene radiato
dall’albo. Farina continua attualmente a firmare pezzi ed
editoriali sul Giornale diretto da Vittorio Feltri.
2. Mike Bongiorno: pubblicista, viene accusato
nel 2009 di aver partecipato a una pubblicità per Infostrada
realizzata con Fiorello. Chi è pubblicista
da più di 15 anni non può più perdere la sua
carica: con questa motivazione il suo caso viene archiviato dal
consiglio.
3. Paolo Mieli e Elvira Serra:
nel 2008 appare sul Corriere della Sera un pezzo su una
prostituta milanese, della quale vengono diffusi alcuni dati sensibili.
Sia Mieli, in qualità di direttore responsabile
della testata, che Serra vengono ammoniti con un avvertimento.
4. Roberto Papetti: il direttore del Gazzettino
di Venezia viene condannato nel 2009 a due mesi di sospensione
per mancata rettifica, con esecuzione immediata. Dal giorno successivo
alla condanna, Papetti nomina come direttore responsabile del giornale
il suo vice.
5. Mario Giordano: il 27 ottobre 2009, l’ordine
ha destinato all’ex direttore del Giornale un avvertimento
per aver pubblicato sul suo quotidiano, nel dicembre 2008, alcune
foto contraffatte che riguardavano la guerra in Medio Oriente.
6. Maria Teresa Ruta: pubblicista, sospesa per
due mesi dall’ordine per aver pubblicizzato su Rete 4
i materassi Eminflex e i divani Poltrone&Poltrone.
7. Carlo Rossella: nel 2006 l’ex direttore
del Tg5 ha dato la notizia falsa di sette suore che avrebbero
lasciato il velo per sposare detenuti del carcere Le Vallette di
Torino, senza poi diffondere la necessaria rettifica. Gli è
stato destinato un avvertimento.
8. P2: l’Ordine aveva sanzionato nel 1983
alcuni giornalisti coinvolti con la loggia di Licio Gelli.
La censura era toccata al direttore del Corriere della Sera
Franco Di Bella; un avvertimento a Massimo
Donelli, caporedattore del Mattino di Napoli (del
quale il Corriere possedeva una quota) e a Paolo
Mosca. A Giorgio Rossi, responsabile delle
Relazioni esterne del gruppo Rizzoli – Corriere
della Sera era toccata, infine, una sospensione di 6 mesi.
Il caso Feltri
L’ultimo caso, quello di Vittorio Feltri,
è stato aperto in seguito a una denuncia della Società
Pannunzio, un’associazione che si batte per i diritti
dei lettori e per la libertà d’informazione.
“Crediamo – spiega al Ducato Online Enzo
Marzo, presidente della Società – che
Feltri vada radiato dall’Albo per aver preso deliberatamente
in giro i suoi lettori, falsificando la provenienza di un documento
volto a screditare un collega. Nel nostro esposto all’ordine
vogliamo anche capire perché Farina, che
è anche deputato, continui a scrivere in qualità di
giornalista e di inviato speciale, e non di opinionista esterno,
nonostante la radiazione che l’ha colpito nel 2007”.
Il 28 agosto 2009 il direttore del Giornale si era scagliato
dalle colonne del suo giornale contro il direttore di Avvenire,
secondo Feltri “uno dei capofila della campagna
di stampa contro il caso escort” che aeva investito il Presidente
del Consiglio, Silvio Berlusconi. Feltri
aveva accusato Boffo di non essere a sua volta
moralmente impeccabile, a causa di una sentenza del tribunale di
Terni, datata marzo 2004, che condanna l’ex direttore di Avvenire
a un’ammenda di 516 euro (o a sei mesi di reclusione) per
molestie telefoniche. Il Giornale, inoltre, cita una nota
informativa, spacciata come allegato al documento ufficiale, in
cui si legge che Boffo “è stato a
suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate
sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse
libero il marito con il quale Boffo, noto omosessuale
già attenzionato dalla Polizia di stato, aveva una relazione”.
Qualche tempo dopo, il Giornale ha però riconosciuto
che l'informativa non faceva parte del fascicolo processuale e
Feltri ha scritto che la famosa “nota” gli
era stata recapitata da “un informatore attendibile, direi
insospettabile”, ma che il contenuto non corrispondeva alla
ricostruzione degli atti processuali.
Secondo la Società Pannunzio “Il Giornale
indusse in errore i suoi lettori e tutta l’opinione pubblica
italiana attribuendo anche il secondo documento al Tribunale”
e denunciando un comportamento “deontologicamente scorretto
e incommensurabile”.
Il Ducato Online ha cercato di raggiungere Vittorio
Feltri per registrarne l'opinione, ma il direttore del
Giornale ha preferito in questo caso non commentare. Lunedì,
dopo la convocazione all'ordine aveva detto al Corriere della
Sera: "Per quanto mi riguarda la situazione è chiarissima.
La notizia che abbiamo data, e parlo della condanna di Boffo
per molestie, era vera, verissima. E infatti quella abbiamo
messo nel titolo". Quanto all'informativa: "Quella non
era la notizia. L'omosessualità era un dettaglio. Noi i titoli
li abbiamo fatti sulla condanna patteggiata per molestie e quella
c'è. D'altra parte, poi, su questo aspetto, è stata
pubblicata una rettifica, come richiesto dallo stesso collega".
Guida alla rete
Cronaca
del "processo" (Corriere della Sera)
Ordine
nazionale dei giornalisti: massimario
Ordine
regionale della Lombardia: procedimenti disciplinari
Esposto contro
Feltri della società Pannunzio
Il Giornale
L’Avvenire
Libero
(25
febbraio 2010)
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