| Va controcorrente,
non c’è dubbio: sceglie disoccupati per istruirli
in materia di politica lavorativa. Non risponde a nessuna
delle caratteristiche delle scuole che popolano il mondo dei
corsi di specializzazione, ben poco specializzanti. Sembra
davvero essere funzionale e utile all’inserimento nella
realtà lavorativa più esigente.
Parola dei 30 giornalisti, professionisti e pubblicisti, che
partecipano al corso di specializzazione in “Comunicazione,
informazione e rapporti con i media in materia di lavoro e
politiche”.
Il corso
Il corso è stato organizzato da Italia
lavoro spa, in collaborazione con il consiglio nazionale
dell’Ordine
dei giornalisti e il ministero
del welfare. I selezionati vengono un po’ da tutta
Italia: Campania, Lazio, Lombardia, ma anche Puglia, Abruzzo,
Sicilia, Emilia, Basilicata, Molise, Marche, Umbria e Calabria.
Centocinquanta le ore di formazione teorica in aula, altrettante
quelle di laboratorio, da passare non solo nella sede romana
dell’Italia Lavoro, ma anche in società e amministrazioni
locali. Amministrazioni dove i trenta dovranno trascorrere
anche quattro mesi di stage.
Non solo: i partecipanti riceveranno una borsa di studio di
6800 euro.
In parole povere, cosa significa?
Non si è più “disoccupati”, ma si
è innalzati a un grado più alto di occupabilità:
sembra solo una questione di definizioni. Ma c’è
di più. “Essere preparati – spiega Sciltian
Gastaldi, uno dei partecipanti – e avere gli strumenti
per comprendere la politica del lavoro, strettamente connessa
alla politica interna, significa soprattutto poter distinguere,
in una conferenza stampa, tra propaganda politica e notizia.
Un esempio: la vulgata è che con la legge Biagi sono
aumentati solo i posti di lavoro precari, noi, invece, abbiamo
visto che sono cresciuti, di poco, anche quelli a tempo indeterminato”.
“Le lezioni – prosegue Sciltian - servono a questo:
a entrare in contatto con le fonti primarie, siti e database,
necessari al giornalista per verificare certe affermazioni
e imparare a destreggiarsi nella complessa politica del lavoro”.
Una sola perplessità tra i borsisti: gli stage, 640
ore, che si svolgeranno in varie amministrazioni. Se è
vero che in una struttura pubblica si entra per concorso,
come faranno questi stagisti, per quanto super addestrati,
a farsi strada nella jungla della burocrazia?
Gli insegnanti
Gli insegnanti sono esperti di formazione della società
Italia Lavoro.
“Il corso stesso – ha dichiarato Maurizio Sorcioni,
che insegna analisi dei riferimenti socioeconomici in materia
di lavoro e politiche dell’occupazione – è
un esempio di quelle politiche attive per l’abbattimento
della disoccupazione di cui parliamo in aula. Lavoriamo utilizzando
materiale quasi completamente pubblicato su internet, ma di
cui il 99 per cento dei giornalisti non è al corrente.
Figurarsi l’opinione pubblica”. “L’obiettivo
finale - conclude Sorcioni - è quello di migliorare
l’occupabilità dei nostri allievi, di renderli
insomma più appetibili sul mercato: non solo per le
aziende editoriali, ma anche per le pubbliche amministrazioni”.
Cosa ci “guadagnano”
Ai partecipanti la borsa di studio e una buona preparazione
in materia, all’Italia Lavoro parte dei fondi pubblici
stanziati allo scopo dal Ministero. E il Ministero? Che ci
guadagna?
“Il Ministero – spiega Gastaldi - potrà
contare su una classe di giornalisti in grado di capire veramente
di cosa si parla, quando si discute di politica lavorativa.
E in grado, quindi, di spiegarlo alla gente”. In effetti
non è poco.
Il
bando del corso di specializzazione
Il
blog di Sciltian Gastaldi
(7 aprile 2004)
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