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Diritto di replica e obbligo di rettifica per evitare querele miliardarie

Un nuovo codice per i giornalisti

L'Ordine nazionale unifica le varie 'carte'

di
Valentina Melis


Un codice etico che unisca, per la prima volta, i principi contenuti nelle varie carte deontologiche dei giornalisti. Un complesso organico di norme capace di orientare gli "addetti ai lavori", armonizzando le regole stabilite da aziende editoriali e Ordini regionali. E’ uno degli obiettivi fissati all’ultima riunione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che si è conclusa sabato scorso a Taormina. Una bozza di questo codice è già stata scritta da Roberto Martinelli, editorialista del 'Messaggero', dovrà essere discussa e approvata nei prossimi mesi.

Una prima questione su cui discutere è la titolarità dell’azione disciplinare nei confronti dei giornalisti: secondo le regole attuali, ogni Ordine regionale è organo giudicante e requirente allo stesso tempo. Ma il nuovo testo dell’articolo 111 della Costituzione stabilisce il principio della terzietà del giudice, che deve applicarsi anche in questo campo. Perciò, non è più ammissibile che l’accusatore si trasformi in giudice: la bozza di codice prevede (in attesa di una riforma della legge istitutiva) la presenza nei Consigli di un ufficio composto da giornalisti che abbia la funzione specifica di promotore di giustizia.

Altri punti importanti su cui il testo richiama l’attenzione dei giornalisti sono il diritto di replica (art. 23) e l’obbligo di rettifica (art.38) delle informazioni sbagliate o di commenti non rispondenti al vero. Riconoscere e far rispettare questi diritti diventa un’esigenza rilevante soprattutto alla luce delle nuove norme sulla diffamazione. L’impossibilità del ricorso in appello per i giornalisti condannati in sede penale alla sola pena pecuniaria, e il fatto che sia un giudice unico a decidere anche nelle cause penali, in una materia come la libertà di stampa, rischiano di moltiplicare a carico dei giornalisti le richieste di risarcimento dei danni in sede civile. Secondo i dati diffusi al convegno "Querele e miliardi", svoltosi recentemente a Roma, l'ammontare complessivo dei risarcimenti richiesti ai giornalisti in sede civile ammonta a 3.500 miliardi.

In base a quanto stabilito l’8 marzo dal comitato di ministri del Consiglio d’Europa sulla tutela assoluta delle fonti, la bozza di codice stabilisce che "il giornalista ha l’obbligo di tutelare, anche in sede giudiziaria, le sue fonti fiduciarie, e non rivelarle a nessuno" (art. 33).

Se il giornalista viene a conoscenza di indiscrezioni su provvedimenti giudiziari non ancora noti agli indagati, deve verificarne l’attendibilità, ma "resta comunque suo diritto-dovere pubblicare tempestivamente quanto riesce ad apprendere dalle sue fonti". Avvertire preventivamente l’interessato, del resto, potrebbe comportare un’accusa di favoreggiamento per il giornalista.

Il testo prevede come appendice le norme del "Codice deontologico relativo al trattamento dei dati personali nell’attività giornalistica", scritto in base all’articolo 25 della legge 675/96 sulla privacy. Altri principi basilari del testo sono la tutela dei minori, il rispetto della riservatezza del cittadino e la presunzione d’innocenza dell’indagato.

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(4 aprile 2000)

   

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