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I lavori di fine corso del biennio1998-2000
   
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Quarantadue giornalisti uccisi e migliaia aggrediti nel mondo

Libertà di stampa: sogno e finalità di un'associazione

Dall'Asia all'America l'inquietante indagine di Reporter senza frontiere

di Raffaele Vitali

È come se avessero una taglia sulla propria testa, ma non sono delinquenti, bensì giornalisti. Il 2003 ha sancito la caccia all’uomo che purtroppo spesso è finita con la morte del reporter. La crescita della violenza è il dato più allarmante dell’anno appena trascorso, ma dove non sono arrivate le armi ha colpito la forbice. La censura in Asia, ma anche nella ridente Europa, è tornata a minare la libertà di espressione.

Reporters sans frontières

“Non aspettare di essere privato della libertà di stampa per difenderla”. È il motto di Reporter senza frontiere, l’associazione che difende la libertà di stampa nel mondo. Ogni anno, durante la prima settimana di gennaio, viene pubblicato il Barometro della libertà di stampa che informa sullo stato dei media. Ma non dal punto di vista dell’audience o della qualità dei programmi – di cui in Italia sappiamo tutto - bensì presenta e analizza le drammatiche situazioni in cui devono operare, spesso a costo della vita, i giornalisti dei cinque continenti. Dall’Asia all’Africa, passando per l’Europa e la Cina è un lungo elenco di violazioni, censure e sangue.

Le fonti

Come spiega la dottoressa Flora Cappelluti, responsabile dell’ufficio di corrispondenza italiana, Reporter senza frontiere si serve di 100 corrispondenti.

Il 2003

È l’anno più funesto dal 1995, soprattutto in Iraq e Medio Oriente, paesi devastati dalla guerra. Semplice, quanto amara deduzione: i conflitti ancora attivi nel mondo sono la prima causa di morte e di violenza sui giornalisti.
42 giornalisti uccisi contro i 22 del 2002, il doppio. L’enorme spiegamento militare e la copertura mediatica senza precedenti della guerra in Iraq hanno influito. Ma una considerazione generale s’impone. I belligeranti non vogliono vincere solo il conflitto, m anche la battaglia delle immagini, mettendo a repentaglio la vita dei giornalisti, già peggiorata dagli attentati non preventivati e dalle armi sempre più sofisticate.

Le cifre

42 giornalisti uccisi, 766 sotto inchiesta, 1460 aggrediti o minacciati, 123 prigionieri nel mondo, 491 media censurati. Ogni dato è aumentato rispetto l’anno recedente, in misura minore le aggressioni, in forte aumento i media censurati, che erano “solo” 389 nel 2002.

Le zone di guerra

Prima causa del peggioramento della libertà di stampa sono stati i conflitti. Quello iracheno ha monopolizzato la grande informazione, quella televisiva per intenderci, ma non è stato il solo conflitto del 2003. La copertura della guerra in Cecenia è divenuta impossibile per i media, sia russi che stranieri, per il forte impedimento dell’esercito russo e dei continui rapimenti. In Liberia, la ripresa della guerra civile, ha provocato numerose aggressioni e sequestri. In Pakistan e in Indonesia due quotidiani sono stati chiusi e alcuni giornalisti arrestati per avere realizzato dei reportage da regioni proibite. Considerando lo stato di guerra permanente instaurato dagli Stati Uniti, le previsioni per il 2004 non sono confortanti.

I casi eclatanti

Cina e Cuba sono le due facce dell’antilibertà, il Medio Oriente quella del terrore. Cuba per gli arresti immotivati di giornalisti dissidenti, la Cina per la censura e la lotta contro il giornalismo online; l’Iraq per il numero di reporter uccisi.

L’isola felice e disinteressata

L’Europa continua a primeggiare fra tutti i Paesi. Nessun giornalista ucciso, pochi gli incarcerati, rari i fatti di sangue. Sono solo due le voci fuori dal coro: la Serbia-Montenegro in cui Reporter denuncia la ripresa della censura e l’Italia, a causa del dirompente conflitto d’interessi del primo ministro Silvio Berlusconi, che minaccia il pluralismo dell’informazione. Ma se la libertà non è a rischio permane una cortina di silenzio sulle zone del mondo in cui i problemi crescono. L’Africa è assente dai telegiornali e dai quotidiani. Il continente nero apre il 2004 con la speranza di rivedere almeno la luce della libertà.

 

(15 gennaio 2004)

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