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Il garante contro la diffusione di dati sulla vittima del delitto di Gravina

Maria Pia, si è scritto troppo

Rodotà: "Giornalisti, attenti alle regole"

di Filomena Greco


E' arrivato ieri sera il richiamo del garante per la privacy Stefano Rodotà alla stampa: " Alcune cronache si sono soffermate eccessivamente sui dati sanitari e le vicende intime della vittima dell'omicidio e di altre persone coinvolte nella vicenda di Gravina". Ancora una volta i fatti di cronaca e la necessità di raccontare si scontrano con l'esigenza di rispettare i diritti e la dignità delle persone coinvolte. In questo caso la persona più esposta è stata non l'imputato, l'assassino, il reo confesso, ma la vittima, Maria Pia Labianca, venti anni, uccisa il 24 febbraio.

Di Maria Pia si è scritto e detto tanto, delle sue storie di ragazza, dei suoi amori e delle sue passioni, di quella gravidanza segreta. Tutte notizie che fanno parte della storia di un delitto, della vita privata di una persona e anche di una indagine sulla sua morte. Rivelare questi dati pone due problemi: la possibile violazione del segreto istruttorio e la diffusione di notizie non di interesse strettamente pubblico.

Al primo si è riferito il garante nel suo intervento del 5 marzo in risposta ai dubbi sollevati dall' 'Osservatore Romano' sui modi in cui la stampa ha parlato del delitto: "Alle possibili violazioni del segreto d'indagine devono reagire in primo luogo la magistratura e le forze di polizia giudiziaria, con provvedimenti nei confronti dei responsabili di queste fughe di notizie".

Il secondo problema, invece, riguarda strettamente la professione giornalistica e l'opportunità di pubblicare notizie nel rispetto della deontologia professionale. A tal proposito il garante ha rimproverato i giornalisti per aver diffuso "anche dettagli non essenziali per la necessaria informazione dell'opinione pubblica". Al di là del segreto istruttorio, dunque, che è un vincolo esterno al lavoro giornalistico, esiste una autoregolamentazione che i giornalisti si sono dati con il codice deontologico. A ribadire che il diritto/dovere di conaca ha come finalità informare le persone, nel rispetto della verità e per mezzo di notizie che abbiano rilevanza sociale e siano di interesse pubblico. Il problema è qui: decidere cosa è una notizia, cosa si deve pubblicare, fino a dove si può spingere il dovere di informare senza toccare il rispetto della privacy.

[inizio]

(9 marzo 1999)

   

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