| Molto è cambiato,
da quando (erano gli inizi degli anni '70), il
Radiocorriere Tv definiva "subnormali" i
bambini con disabilità cognitive e di apprendimento. Ma
nel parlare di handicap la televisone continua ad avere
incertezze e lo stile oggettivo, di documentazione si fa
strada a fatica fra atteggiamenti di pietismo e di
spettacolarizzazione. E' il parere di Gianfranco
Bettetini, pioniere in Italia degli studi semiotici
sull'audiovisivo, espresso in un intervento che sarà
pubblicato nel prossimo numero di Catarsi, rivista
trimestrale impegnata sui temi del teatro e delle
diversità. Per lo studioso "stereotipi e
imbarazzi" impediscono ancora l'affermarsi di una
cultura della differenza: "Manca tuttora, per
esempio, una presenza significativa dei disabili nella
programmazione routinaria. Confinando l'handicap, per lo
più, negli spazi specializzati del palinsesto (in
programmi come "Il coraggio di vivere" o
"Prossimo tuo", nelle serate a tema della
struttura Format; nelle maratone televisive...), si
accentua l'equazione per cui esso corrisponderebbe a una
condizione di alterità rispetto alla norma. Scarsa resta
la visibilità dei portatori di handicap, per esempio,
tra il pubblico anonimo e di sfondo in
un programma qualunque". La conclusione di Bettetini
è che, "sospesa tra pietà e spettacolarità
(famoso resta il caso della trasmissione Mixer, in cui
Giovanni Minoli sponsorizzò in diretta il "mago
russo" dei miracoli per la paraplegia), la
condizione della disabilità fisica fatica tuttora a
conquistarsi il posto di una tra le possibili
condizioni del vivere". "Catarsi"
pubblica anche uno studio sulle sette proposte in materia
di handicap presentate dal Consiglio consultivo degli
utenti al Garante per la radiodiffusione e l'editoria. Il
Consiglio - constatato che molte sue risoluzioni, come
quella che intende favorire la ricezione da parte di
persone con handicap sensoriali dei programmi di
informazione e di intrattenimento, sono rimaste
"lettera morta" - propone alcune misure per
l'integrazione. Fra queste la predisposizione di
programmi radiotelevisivi di facile comprensione anche
attraverso animazione su testi, che favoriscano l'accesso
di persone con handicap mentale all'informazione
radiotelevisiva, l'istituzionalizzazione delle
trasmissioni di televideo-telesoftware per non vedenti,
un raccordo tra consiglio e responsabili di reti o
testate per programmi a tema handicap.
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