| Il primo è un
manuale a tutti gli effetti. S'intitola canonicamente,
"Professione giornalista" ed è scritto da
Alberto Papuzzi, giornalista della Stampa e professore
all'Università di Torino. Il secondo, "speciale
Tg", è il frutto di una serie di ricerche su
"forme e contenuti del telegiornale" realizzate
dalla Scuola di specializzazione in comunicazioni sociali
dell''università Cattolica di Milano. Sono forse le
pubblicazioni più aggiornate sul mondo
dell'informazione. Edito da Donzelli, il libro di
Papuzzi, nel capitolo dedicato alla deontologia, dà
conto del dibattito in corso sulla tutela della privacy e
sulla necessità di un codice di autoregolamentazione per
la categoria. Con uno stile semplice e brillante l'autore
ripercorre i passaggi decisivi dell'evoluzione del
diritto dell'informazione in Italia dal dopoguerra a
oggi. "Il principio giuridico prevalso nella
legislazione, con la carta costituzionale - si legge - è
stato quello del diritto di cronaca, o del diritto di
informare, (...) alla libertà di stampa non corrisponde
un diritto positivo dei cittadini a essere
informati...". Il capitolo arriva poi fino al 30
dicembre 1997, data in cui il Consiglio nazionale
dell'ordine adotta, come prescritto dalla legge sulla
privacy, il suo primo codice deontologico, basato sulla
distinzione, nella tutela della riservatezza, fra privati
cittadini e figure pubbliche, sul rispetto della dignità
della persona e di soggetti deboli come i minori. Il
testo riporta i termini del dibattito oggi ancora aperto,
illustrando i contenuti del codice alternativo - più
radicale nella difesa della privacy del cittadino -
presentato dell'Ordine dei giornalisti lombardo.
Negli altri capitoli, il libro riprende in chiave
didattica il precedente "Manuale del
giornalista" dell'autore, introducendo ai segreti
della professione attraverso una serie di esempi - da
seguire o da evitare - desunti dalle pagine dei giornali
italiani degli ultimi anni. Con un occhio al giornalismo
anglosassone: la parte dedicata al "come
scrivere" attinge molto al "new
journalism" americano, esempio di feconda
contaminazione fra carta stampata e letteratura.
Più attenta agli aspetti tecnici dell'informazione e
specializzata sul "genere televisivo" è invece
la serie di saggi curata da Giorgio Simonelli della
Cattolica di Milano. Si parte da una periodizzazione
della storia dell'informazione televgiornalistica
italiana che anziché privilegiare i contenuti, come
hanno fatto i lavori precedenti sull'argomento,
registrano i cambiamenti nel formato. Si ha dunque una
prima "infanzia del telegiornale" (1954-61);
una seconda fase ('61-'76) che muovendo dall'introduzione
del tg della seconda rete Rai è caratterizzato dalla
limitata penetrazione all'interno del Tg delle
innovazioni linguistiche apportate dall'informazione
periodica televisiva con i primi settimanali d'inchiesta;
gli anni dal '76 al '91 sono quelli della rivoluzione
"neotelevisiva": con mille resistenze il tg si
aggiorna, le edizioni si moltiplicano e si
regionalizzano, viene rilanciata in grande stile la
diretta, evolve la figura del conduttore, esplode la
questione della dimensione politica del giornalismo
televisivo fino a generare il tg3, il primo
"d'opposizione". L'ultima fase si apre con la
legge Mammì ed è quella attuale, caratterizzata dalla
fine del monopolio pubblico.
Le altre ricerche si concentrano sulle
"forme" (dalle scelte scenografiche all'analisi
della figura del "mezzobusto") e sui
"contenuti", dalla politica, all'economia, fino
alla cultura, agli spettacoli e alla musica, considerate,
prove alla mano, le "pecore nere" del tg. Il
libro si conclude passando in rassegna i tg stranieri.
Nella parte dedicata alle "forme" un saggio,
di Nicoletta Vittadini, si concentra sui rapporti di
interdipendenza del tg con il televideo e con internet.
Questi nuovi media, infatti, presentano delle omologie
con la tv: il primo rappresenta infatti un'evoluzione
dell'interazione con il televisore che non altera però
la caratteristica di base, la diffusione contemporanea a
una massa di utenti delle stesse informazioni. E anche le
ultime tendenze del World Wibe Web vedono l'emergere di
tecnologie e operatori che selezionano e strutturano in
anticipo le informazioni, avvicinandosi così alle
tradizionali forme di trasmissione, "da pochi a
molti". Questi mezzi "si inseriscono ai due
estremi del ciclo di vita della notizia (...) Televideo
anticipa la presentazione degli eventi, mentre Internet
riprende notizie già date da altri media e ne prolunga
l'esistenza". Ma anche il tg sta entrando in rete:
in Italia sono tre i siti legati a testate
telegiornalistiche: quelli che ospitano notizie del
giorno e aggiornamenti in tempo reale sfruttando le
potenzialità della rete di dare, insieme agli
approfondimenti, anche informazioni "in
diretta"; quelli locali che approfittano di internet
per estendere l'area di diffusione delle loro notizie; i
siti, infine, che "assumono il telegiornale come
proprio contenuto e che attorno al telegiornale
costruiscono un rapporto interattivo con il pubblico
attraverso sondaggi, dibattiti e spazi di approfondimento
e confronto".
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