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L'informazione e la guerra in Kosovo: intervista a Lucio Caracciolo Furto nella redazione di "Limes" I ladri forse cercavano materiale sull'Uck |
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| La notte tra giovedì e venerdì
della scorsa settimana sono state rubate due memorie dei
computer della rivista "Limes". Secondo il suo
direttore, Lucio Caracciolo, si è trattato di un furto
mirato. E' probabile inoltre che il furto debba essere
messo in relazione con la pubblicazione dell'ultimo
numero della rivista, dedicato alla guerra in Kosovo. Per
il direttore i ladri cercavano forse i nomi degli autori
di due articoli pubblicati, sotto pseudonimo,
rispettivamente: "Ci siamo oppure ci facciamo?
" e "Come gli americani hanno sabotato la
missione dell'Osce". Pare anche che i ladri
cercassero appunti e materiale sull'Uck. Sulla rivista è
comparso, infatti, un articolo, "Italiani bravi
addestratori", in cui sono riportati dati e
testimonianze sul traffico di armi dall'Italia
all'Albania e sulla presenza di italiani nei campi di
addestramento dell'Uck. A Caracciolo abbiamo rivolto
alcune domande sul ruolo dell'informazione nel conflitto
balcanico e sui possibili scenari della guerra. Dopo l'incidente che ha coinvolto Lucia Annunziata e la scomparsa di un cronista tedesco, per i giornalisti occidentali questa è una guerra sempre più difficile da raccontare. Cosa ne pensa? Quando c'è una guerra , questa si svolge anche a livello di informazione. Tutti hanno interesse e intenzione ad imbrogliare le carte, a non far sapere le cose come stanno, o a farne conoscere una parte invece che un'altra. Ciò è particolarmente vero per un regime autoritario come quello serbo, ma lo è in parte anche per noi. Abbiamo assistito cioè anche ad alcuni episodi di disinformazione Nato, che sono assolutamente tipici di una guerra e, quindi, di un regime in cui la notizia è un'arma. Lo abbiamo visto ad esempio nel caso dei famosi intellettuali albanesi massacrati, notizia in seguito rivelatasi falsa, o con il gioco un po' cinico che si fa con il numero dei profughi. Direi comunque che, dal punto di vista dell'informazione, la propaganda della Nato è molto più efficace di quella serba. Il consenso all'azione militare, infatti, è cresciuto in questi ultimi giorni, grazie a questo eccellente lavoro di propaganda. Secondo alcuni in questo conflitto si è acuita l'opposizione tra informazione obiettiva e propaganda di regime. Ha suscitato una grande polemica la trasmissione di Michele Santoro da Belgrado, giudicata sfacciatamente filo-serba. Condivide questa posizione ? Dipende da cosa s'intende per obiettività. Io non credo all'obiettiva pura ma alla necessità di dare voce alle opinioni più diverse. Quello che noi cerchiamo di fare con Limes, non è dire la verità, ma riportare le verità che sono tante, e di dirle in maniera esplicita. Mi rendo conto che con la guerra questo è più difficile e che si può cadere anche involontariamente preda di azioni di disinformazione. Tale apertura però dovrebbe essere la ragion d'essere dei giornali e dei giornalisti, soprattutto in una crisi come questa. In un recente articolo di Bernardo Valli si contrapponeva la visione dell'imperialismo americano di Kissinger, considerata vicina al pensiero politico di Metternich, e invece la visione di Brzezinsky, potremmo dire più "romantica". Concorda con questa schematizzazione ? Non penso che gli americani siano degli imperialisti. Non hanno né la mentalità, né la cultura, né il sistema politico adatto per creare un impero. Sono una grandissima potenza, in questo momento la maggiore, che però al tempo stesso è costituita da paesi che sono i più provinciali del mondo. Basta confrontare un telegiornale americano con uno nostro per capire lo spazio che il mondo ha in America, e lo spazio che, invece, ha l'America da noi. Attenzione quindi con queste definizioni di imperialismo che sono abbastanza generiche. Per quanto riguarda in particolare Kissinger e Brzezinsky, il primo è un teorico del bilanciamento delle potenze. Non pensa quindi ad una superpotenza mondiale che domina tutti, ma ad una superpotenza che regge il mondo in equilibrio con altre potenze. Mentre Brzezinsky ritiene che gli Stati Uniti possano liquidare tutti gli altri e decidere da soli. Sono sempre più ricorrenti le critiche al Segretario di stato americano, responsabile, secondo alcuni, di aver voluto ad ogni costo gli attacchi Nato. Crede che queste critiche siano fondate? Si e no, nel senso che chiaramente la Albright negli ultimi tempi ha avuto una posizioni molto spinta nel pressare l'America e Clinton a scatenare la guerra contro Milosevic. Io credo però che questo sia più che altro frutto di una balcanizzazione della politica estera americana. Non si capisce bene cioè chi prende le decisioni. Ci sono molte agenzie che decidono per conto loro in maniera diversa. In più c'è stato il sexgate che ha distratto il Presidente. Il risultato è che si è arrivati molto impreparati a questa crisi. Alla fine è prevalso una visione un po' semplicistica, che si riduceva a pensare che bastasse una bombardatina a Milosevic per risolvere il problema . Ritiene che si arriverà ad un attacco via terra? Penso di no, ma credo anche che non sia possibile escluderlo. Quanto ritiene che la Serbia possa ancora resistere? Ancora qualche mese. Rischia di essere un conflitto piuttosto lungo, tranne che non si riesca a trovare una mediazione per canali sotterranei. Le speranza di Milosevic di dividere l'Alleanza hanno un qualche fondamento? Certamente. Si è visto in questa settimana come nella parte italiana in quella tedesca, e di altri paesi ci siano stati dei sintomi di insofferenza rispetto alla linea comune. Ciò significa che nel caso di successive crisi queste fratture possono acuirsi. Siamo davvero noi l'anello debole della coalizione? Forse. Io penso che i veri anelli deboli siano Francia e Germania. Da noi più di tanto non si può pretendere. Stiamo facendo un grande sforzo bellico, relativamente ai nostri mezzi stiamo in pratica dando il massimo. Credo invece che altri alleati che hanno potenzialità superiori alle nostre quando si tratterà di dare il massimo si tireranno indietro: mi riferisco a francesi e tedeschi. (20 aprile 1999) Copyright © 1997-1998 Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino "il Ducato on line" testata giornalistica multimediale della Scuola di giornalismo di Urbino (Ifg), via della Stazione, 61029 Urbino. Tel 0722 - 350581 Fax 328336 |
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