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A Rai 3 si uniscono la testata nazionale e quelle regionali

Un telegiornale per tutti

L'obiettivo: garantire un servizio pubblico

di Valentina Melis


Due telegiornali in uno: parte questa sera alle 19.00 il T3, la nuova edizione serale delle "news" sulla terza rete. La testata diretta da Ennio Chiodi nasce dalla riunificazione fra Tg3 nazionale e Tgr regionale, già uniti nel 1979, poi separati nel 1987.

Per tutte le edizioni del telegiornale di Rai 3 cambieranno lo studio e la sigla: un grande occhio che guarda sostituirà il vecchio mappamondo coperto di lettere. Il T3 delle 19.00 sarà l'unico per il momento a sperimentare una nuova organizzazione editoriale, che sarà poi estesa alle altre edizioni: per 55 minuti gli spettatori riceveranno, in un solo grande contenitore, le informazioni nazionali e quelle regionali.

Mimmo Liguoro, conduttore dell'edizione delle 14.20, illustra la scaletta: "Dopo una finestra sul panorama nazionale e internazionale si darà la linea alle redazioni regionali per uno "strillo" di 40 secondi sugli avvenimenti locali. Seguono le informazioni nazionali e regionali in dettaglio; poi si ritorna in studio per un riepilogo e per le conclusioni. Nel caso di notizie particolarmente importanti, ci si potrà collegare di nuovo con una delle redazioni regionali". Una struttura così complessa richiederà tempi molto rigidi: dare la linea a 21 redazioni regionali contemporaneamente, e far sì che tutti i collegamenti finiscano nello stesso momento non sarà facile. Ma perchè complicarsi la vita? Il motivo è nelle nuove leggi che disciplinano le reti televisive, adeguandosi alle direttive comunitarie: mentre le prime due reti della Rai usufruiranno della pubblicità, Rai 3 sarà finanziata dal canone e dovrà fornire il servizio pubblico. Il Tg3 dovrà quindi assumere un ruolo diverso, diventando quanto più possibile completo: "Il T3 dovrebbe essere l'esaltazione del servizio pubblico nell'informazione, quasi una forma di federalismo informativo", continua Liguoro. E' stato infatti liquidato il vecchio Tg 3, anche nella sigla: evidentemente un desiderio di novità rispetto al cosiddetto "Tele Kabul", un telegiornale che per molti resta legato a una troppo definita appartenenza politica.

Una curiosità: i conduttori continueranno a non avere il "gobbo", come è sempre accaduto a Rai tre, ma staranno seduti dopo dieci anni di conduzione in piedi.

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(22 febbraio 1999)

   

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