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The Economist: pericolo per la stampa in Pakistan

Giornali messi alle strette

Tv e radio: casse di risonanza del governo

Di Annalisa Cuzzocrea


Solo una questione di tasse. Così si difende il governo pakistano dall'accusa di voler mettere a tacere i troppo indipendenti giornali del gruppo Jang, il maggiore impero editoriale del paese, che pubblica tra l'altro un quotidiano in urdu, Jang , e News, in inglese. Secondo i managers del gruppo gli ispettori fiscali hanno perquisito i depositi per esaminare le scorte cartacee e, ufficialmente, verificare che la circolazione dei giornali sia conforme a quanto dichiarato nei tabulati contabili. Già all'inizio del mese le autorità fiscali avevano congelato alcuni conti bancari del gruppo, impedendo di fatto il pagamento dei salari di 3.000 impiegati. Poi i conti erano stati riaperti, ma gli ispettori hanno sigillato alcuni depositi, minacciando di limitare drasticamente la diffusione dei giornali.I giornalisti pakistani temono ulteriori pressioni sulla dirigenza del gruppo, alla quale è stato fatto intendere che gli accertamenti fiscali avrebbero fine se alcuni redattori troppo espliciti fossero "messi fuori". Attualmente infatti i giornali sono l'unica fonte di reale informazione su quanto avviene in Pakistan. La realtà mostrata da radio e tv è a dir poco arbitraria: nessun accenno al disordine economico, silenzio assoluto sull'illegalità dilagante. I notiziari televisivi si limitano a mostrare il primo ministro Nawaz Sharif mentre risponde al telefono, consegna diplomi a studenti di medicina o cammina nel parco preoccupato per la sorte degli animali selvatici. In questa situazione se i giornali venissero soppressi la verità diverrebbe una merce rara. Le uniche alternative per un'effettiva informazione sarebbero i giornali on line e le piattaforme satellitari, mezzi estremamente diffusi negli ultimi tempi ma riservati ai pochi che possono permetterseli. La grande rete è infatti esclusiva dei ricchi, a differenza di un giornale che ogni pakistano può avere con poche rupie.

(26 gennaio 1999)

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