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Il direttore generale Celli al "Messaggero"

La Rai a Piazza Affari?

Ma Zaccaria non è d'accordo

di Liliana di Donato


"Titoli Rai a +1%", "Stabili le quotazioni Rai", "L'indice Rai a -0,5%": tra qualche mese i conduttori dei tg delle ore 13 potrebbero introdurre così i servizi economici sull'andamento della giornata borsistica
Il direttore generale della Rai, Pierluigi Celli, ha illustrato in un'intervista al "Messaggero", pubblicata il 3 febbraio, i suoi progetti per rilanciare la tv pubblica nel nuovo millenio. A giugno del 2000 l'Iri, che è l'azionista pubblico della Rai, smetterà di esistere e dunque si porrà il problema di dove collocare la sua partecipazione azionaria nell'azienda radiotelevisiva. "Penso alla quotazione in borsa di tutti quei business aziendali che non dipendono dal canone - ha spiegato Celli - per esempio l'area della distribuzione e della trasmissione, oppure l'area della produzione e persino la Divisione Uno che raggruppa Raiuno, Raidue, i tg delle due reti, la fiction e i diritti sportivi. senza dimenticare la radio...".
Una Rai alla prova del mercato, insomma, trasformata in un'azienda snella, in cui le attività di servizio pubblico siano ben distinte dalle altre. L'obiettivo è quello di raccogliere capitali ricorrendo al risparmio privato, non di certo arrivare a una "soluzione finale - precisa Celli - che porti a sostituire un monopolio pubblico con posizioni dominanti dei privati".

Ma non la pensa cosi' il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, che oggi sulle pagine di "Repubblica" boccia qualsiasi progetto di privatizzazione. "Noi non abbiamo il mandato nel nostro periodo di competenza - precisa Zaccaria - di privatizzare. Quindi non privatizziamo assolutamente aree del core business. Abbiamo detto che vogliamo mantenere l'unitarietà dell'azienda e questo è confermato anche dal rifiuto di seguire la logica dello spezzatino". Sarebbero stati, quindi, i titoli dei giornali, secondo Zaccaria, a dare fin troppo risalto alla quotazione in borsa dei tg: "Il progetto è di riorganizzare la Rai affinché sia competitiva sul mercato e mantenga la funzione di servizio pubblico. Quando si parla di mercato, si parla evidentemente, come dato simbolico, anche della quotazione in borsa: questo, però è solo un simbolo per indicare la direzione di marcia". Una volta completata la riorganizzazione aziendale, spetterà alla politica definire anche l'assetto istituzionale della Rai.

Del resto i politici, da sempre attenti alle sorti della tv di stato, già si sono divisi sulla proposta di Celli. Se il ministro delle Comunicazioni Cardinale (Udr) giudica "interessante" l'idea di "quotare in borsa i tg di una Rai svincolata dal controllo politico e guidata da un forte direttore generale", i partiti non risparmiano critiche al progetto. Da Partito Popolare, Rifondazione Comunista e Lega Nord arriva un secco no alla privatizzazione. Più cauti i Ds, che rimandano la discussione al dibattito parlamentare.
Di parere opposto il presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Storace (An), che giudica pericolosissima l'dea di Celli: "Si delinea un quadro di annullamento dei diritti dei cittadini e di negazione della democrazia". Storace ha anche convocato Celli martedì prossimo per discutere i temi affrontatati nell'intervista al "Messaggero".

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(5 febbraio 1999)

   

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