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Lo speciale del Tg1 di domenica sera scatena l'ironia dei commentatori Nessun colpevole, gran brutta figura per tutti |
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| "Se Mosé avesse dato retta
ai sondaggi, mai e poi mai avrebbe attraversato il Mar
Rosso". Lo stato maggiore della politica italiana,
invece, dei sondaggi si è fidato ciecamente, e si è
dato a commentare la vittoria dei Sì prima che i
risultati definitivi fossero diffusi ufficialmente. Il
referendum per l'abolizione della quota proporzionale
nella legge elettorale ha fatto straparlare i politici,
da Fini a Di Pietro, da Berlusconi a Prodi. Il teatro del
dibattito sui risultati virtuali è stato lo speciale del
Tg1 condotto domenica sera, a partire dalle 22, dal
direttore Giulio Borrelli. La complicità perché
"le ultime parole famose" venissero ribaltate
è stata dell'Abacus, che per il Tg1 ha fatto i sondaggi.
I segretari dei più importanti partiti hanno cominciato
con i loro commenti quando la percentuale dei votanti
secondo le proiezioni statistiche era al 52%, e hanno
concluso la trasmissione quando qualcuno sentiva già
puzza di bruciato, e gli italiani alle urne secondo
l'istituto demoscopico erano stati il 50,9 degli aventi
diritto. Spenti i riflettori i dati definitivi diffusi
dal Ministero dell'Interno avrebbero sancito che il
quorum non era stato raggiunto per una manciata di voti,
e reso vane le dimostrazioni di gioia dei virtualmente
vincitori e le lacrime dei virtualmente sconfitti. Pochi
minuti dopo la chiusura della trasmissione di Rai 1 il
Tg5 di Enrico Mentana dava in diretta dal Viminale il
risultato ufficiale, al termine di una trasmissione di
semplice commento delle proiezioni, senza ospiti in
studio. I giornali di ieri si sono scatenati nei commenti amari, ironici e divertiti. Hanno nella maggior parte dei casi assolto l'Abacus, che ha condotto il sondaggio con pieno rigore scientifico, e anche il direttore del Tg1, che si è fidato di un istituto da sempre elogiato per la sua serietà. L'imprudenza più grande, secondo i commentatori, è semmai stata quella dei politici, che hanno accettato di discutere su basi non certe. Forse perché in crisi d'astinenza, secondo i più maligni: per troppo tempo la guerra del Kosovo ha sottratto loro le luci della ribalta. Tra i commenti al vetriolo la citazione della sfida di Mosé al Mar Rosso menzionata sopra, pubblicata da Pino Corrias sulla Stampa. Federico Geremicca dalle colonne di Repubblica dedica un pensiero a Gianfranco Fini, vittima nella stessa giornata di due grandi delusioni: lo scudetto che rischia di sfuggire alla Lazio, e lo sfumare del quorum che lo mette in una scomoda posizione rispetto al suo alleato politico Berlusconi. Norma Rangeri del Manifesto individua un vincitore nella serata del Tg1: lo sparuto pubblico di figuranti che ha assistito in silenzio dallo studio al dibattito televisivo. Mentre i politici parlavano di ciò che ancora non era successo, "la 'ggente' era proprio dietro di loro, muto e inutile addobbo scenico, metafora involontaria di quei cittadini-elettori chiamati alla consultazione referendaria". Gian Antonio Stella del Corriere della Sera ha commentato il clamoroso ribaltamento delle previsioni statistiche con un aneddoto: un famoso cronista napoletano aveva già scritto e mandato al giornale il suo articolo quando un evento imprevisto era intervenuto a ribaltare i fatti. Senza farsi prendere dall'agitazione, il giornalista telefonò in redazione, e disse allo stenografo: "Gegè, prendi 'o pezzo mio ch'aggi' a fa' delle correzioni: dove sta scritto sì mettici no, dove sta scritto no mettici sì. Grazie caro. Buonanotte". (21 aprile 1999) Copyright © 1997-1998 Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino "il Ducato on line" testata giornalistica multimediale della Scuola di giornalismo di Urbino (Ifg), via della Stazione, 61029 Urbino. Tel 0722 - 350581 Fax 328336 |
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