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Gr Parlamento: spazio a più voci
La programmazione del nuovo Gr Parlamento, le prospettive di un'eventuale convivenza con Radio Radicale, il coinvolgimento di Regioni, enti locali e Università nell'informazione della quarta rete di Radio Rai. L'intervista di Paolo Ruffini, direttore del Giornale Radio della Rai, al microfono di Radio Ducato .

- Gr Parlamento è già partito. Radio radicale non ha ancora ottenuto la proroga della convenzione. Il confronto quindi è ancora aperto. Come giudica una eventuale prospettiva di convivenza e soprattutto teme che quello che avete avuto sia solo un affidamento temporaneo?

Credo che la convivenza sia la migliore soluzione possibile in un paese libero. Non c'è niente di meglio che confrontarsi e vedere chi ha più ascolti. Spero che la nostra non sia soltanto una falsa partenza e non lo temo. Ritengo che non avrebbe senso chiudere una voce che è libera e che non pretende di spegnere nessun'altra ma semplicemente di arricchire l'informazione in un campo delicato come quello istituzionale.

-Nella programmazione della quarta rete c'è uno spazio diretto alle Regioni? E se sì, in che modo possono collaborare le realtà locali, gli enti, le Università?

Non c'è uno spazio fisso perché la programmazione del Gr Parlamento è flessibile, è un palinsesto che viene fatto giorno per giorno, secondo quello che succede. Però c'è un grande interesse a quello che accade sul territorio nelle regioni e nei comuni italiani e c'è l'impegno a trasmettere in diretta o in registrato quante più cose possibili. Purchè abbiano rilevanza nazionale.

-Tornando a Gr Parlamento, non crede che ci sia il rischio che questa nuova rete assuma una linea troppo filogovernativa o filoistituzionale?

Filogovernativa credo proprio di no, perché è Gr Parlamento e non Gr Governo. Gr Parlamento si caratterizza e si caratterizzerà per una informazione in cui il ruolo del giornalista è molto discreto. L'obiettivo è portare l'ascoltatore in prima fila dove accadono i fatti, che si tratti di fatti di maggioranza e di opposizione poco importa.

-Con un filo diretto siete stati presenti ogni mese nelle zone dell'Umbria e delle Marche più colpite dal terremoto. Pensa che grazie alla vostra presenza costante e incalzante ci sia stata una maggiore sensibilizzazione della gente e qualche aiuto in più da parte delle istituzioni per quelle aree?

-Credo di sì. Non solo, ma anche grazie a noi. Volevamo ricordare, non far dimenticare, riportare ogni mese le istituzioni a pensare a quello che stava succedendo ed era successo. Sempre facendo attenzione, però, a non ingigantire il terremoto e a far capire che non ci sono due regioni devastate, due regioni che non possono più essere frequentate come zone turistiche. Credo che la radio, in questo senso, abbia fatto tanto.

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