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Matteo Tatarella è dipinto come un editore molto combattivo.
Nella conversazione telefonica si dimostra pronto a rintuzzare
le domande con tono perentorio, avvalorando questo giudizio.
Presente sul mercato con ben otto pubblicazioni tutte di area
pugliese, da Bari Oggi al Quotidiano di Foggia, dal 23 giugno
scorso è presidente dell’Associazione nazionale quotidiani
locali.
Quali sono gli scopi di un consorzio di questo tipo?
Essenzialmente la volontà di concertare i piccoli giornali
per difenderci dall’invadenza dei grossi gruppi editoriali
che si impossessano della stragrande maggioranza degli introiti
pubblicitari. Noi siamo sempre esclusi dalla spartizione della
torta pubblicitaria e cerchiamo così di essere più incisivi
nella nostra pressione, specialmente nelle sedi istituzionali.
Esemplari due casi che l’hanno vista protagonista. Dopo
aver bacchettato Berlusconi, reo di non aver concesso anche
alle testate locali i finanziamenti per la campagna promozionale
sull’euro, si è scontrato con la giunta regionale pugliese
che non aveva pensato ai quotidiani per reclamizzare la nuova
localizzazione degli uffici.
Ci battiamo sempre e qualche volta vinciamo. In quest’ultimo
caso siamo riusciti infatti ad avere soddisfazione. Il governatore
Fitto, che aveva stanziato 345 milioni di lire solo per la
campagna sulle televisioni locali, li ha suddivisi anche con
la carta stampata regionale.
Il mensile Prima comunicazione la accusa di “fondare l’impresa
sulla convinzione che lo Stato e gli enti locali debbano per
obbligo di legge assegnare la loro pubblicità alla stampa
locale, a prescindere dalla diffusione e dalle strategie di
comunicazione”. Come risponde?
Io credo proprio che per le istituzioni l’obbligo di stare
vicino alle pubblicazioni locali esista effettivamente. Non
vedo perché i quotidiani di partito, che sono letti meno dei
locali, devono essere finanziati dallo Stato e lo stesso non
accade con noi che siamo molto più diffusi.
Quindi l’associazione è una specie di lobby che difende
gli interessi di categoria?
Si può dire così. Per fortuna l’associazione lobbistica non
è un reato. Noi ci aiutiamo non solo nella raccolta pubblicitaria
ma anche nella fornitura, ad esempio di carta e inchiostro.
Insomma, è un modo per ottimizzare le risorse.
In Puglia ci sono tre grosse testate che si spartiscono
il territorio: oltre alla Gazzetta del Mezzogiorno, i dorsi
dei due principali quotidiani nazionali, Corriere della Sera
e Repubblica. Quale spazio rimane ai giornali più piccoli?
Lo spazio c’è e la dimostrazione è che noi vendiamo parecchio
nei territori che raggiungiamo. Ci lamentiamo solo del fatto
che queste grandi corazzate, sbarcando in Puglia, hanno instaurato
un canale privilegiato con le istituzioni, ospitando tutte
le inserzioni. La legge, ad esempio, prevede che gli avvisi
di gara siano pubblicati sul quotidiano della città che li
bandisce, ma spesso e volentieri gli enti preferiscono rivolgersi
a giornali dal blasone più prestigioso. Una norma giusta è
quella che aveva inserito nello statuto regionale l’ex presidente
siciliano Orlando: la pubblicità degli enti istituzionali
poteva essere accolta unicamente dai giornali con più di tre
anni di vita.
Il quotidiano economico Italia Oggi ha annunciato la sua
intenzione di partire ad aprile con una nuova iniziativa editoriale,
Oggi Sud, che coprirebbe l’area compresa tra Roma e la Calabria.
E’ tutto pronto?
Italia Oggi si sbaglia. E’ prematuro parlarne perché si tratta
soltanto di un progetto per ora privo di consistenza, che
prima della fine dell’anno sicuramente non potrà concretizzarsi.
(29 gennaio 2002)
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