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La diaspora dei giornalisti kosovari, perseguitati dal governo di Milosevic

"Qui radio Kosovo dal fronte"

'Koha Ditore' tornerà con gli aiuti stranieri

di Filomena Greco


Sono esuli da dieci anni i redattori della radio - televisione kosovara: i serbi occuparono la sede di Pristina nel 1990. Dopo essersi rifugiati a Zagabria, oggi trasmettono alla Tv Shqiptare, il servizio radio - televisivo pubblico dell'Albania. Dei 1300 dipendenti è rimasto solo un piccolo gruppo: lavorano facendo i turni e hanno uno spazio di venti minuti nei notiziari tivù.
Sono probabilmente i soli al mondo ad avere degli inviati sul fronte della guerriglia serbo - albanese. Una decina di corrispondenti è lì, per combattere e per raccontare. Grazie a telefoni satellitare che trasmettono su frequenze protette i giornalisti - guerriglieri inviano in Albania la cronaca delle battaglie tra Uck e milizie serbe: i morti, i feriti, le rappresaglie, la paura e la speranza.

"E' difficile dire quanti giornalisti kosovari sono rimasti nella loro terra - dice Blendi Fevziu, che lavora per la tv albanese e per Ifs (Informazione senza frontiere) - non hanno più giornali su cui poter scrivere né hanno la possibilità della diretta tv". Molti non vogliono lasciare il paese e spesso affidano i loro racconti ai giornalisti stranieri. Blendi Fevziu racconta che la redazione del più importante quotidiano kosovaro, Koha Ditore, è stata distrutta: "Le milizie paramilitari serbe sono entrate, hanno ucciso due vigilanti, la guardia del corpo del direttore e un giornalista". Veton Surroi, proprietario del giornale e membro del gruppo di Rambouillet, non ha voluto lasciare il Kosovo, ma tanti giornalisti sono fuggiti. "Ora sono in Macedonia - racconta Fevziu - dove vogliono riaprire la redazione del giornale. L'Olanda, la Gran Bretagna e il governo di Bonn li aiuteranno".

La persecuzione dei mezzi di informazione nella Repubblica jugoslava è storia vecchia di dieci anni: comincia nel 1989, quando Milosevic priva il Kosovo della sua autonomia. Questa repressione interessa i mezzi di comunicazione kosovari e tutta la stampa indipendente. "In Serbia - scrive Milos Vasic, presidente dell'associazione dei giornalisti indipendenti della Serbia - il muro di Berlino non è caduto". Nel sito della World Association of Newspapers, in occasione del 'World Press Freedoom Day', il prossimo 3 maggio, Vasic ha pubblicato un saggio in cui ricostruisce il tentativo di Milosevic di controllare i più importanti media del paese. "Quei pochi mezzi di comunicazione indipendenti che rimangono sono coraggiosi - scrive Vasic - rischiando la persecuzione del regime e affrontandone le consequenze. Ma c'è una fine per ogni cosa".

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(16 aprile 1999)

   

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