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L'Unità. La parola ai giornalisti

Oggi referendum sull'accordo

I redattori si esprimono sull'intesa

Di Gianluca Di Donfrancesco


I giornalisti dell'Unità si esprimono oggi, tramite referendum, sull'ipotesi di accordo raggiunta sabato notte dal cda dell'azienda, dal comitato di redazione e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

Se fosse accettato, l'accordo permetterebbe di congelare il licenziamneto di 55 giornalisti e 25 poligrafici delle redazioni di Toscana ed Emilia Romagna.

Una lunga crisi

Da tre anni a questa parte, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci naviga in cattive acque, fra cali di vendite e perdite di bilancio. Il consuntivo ufficioso per il 1998 evidenzia una rimessa gestionale di circa 20 miliardi.

Nonostante Ds abbia ceduto gran parte del capitale alla fine di aprile dello scorso anno, il quotidiano mantiene la caratteristica di organo di partito, che gli assicura 15 miliardi l'anno di contributi pubblici.

La testata è ora proprietà di una compagine guidata da due imprenditori vicini alla Quercia: la Asset di Alfio Marchini con il 49,5% e la Tosinvest della famiglia romana Angelucci (cliniche e immobili) con il 24,5%. Marchini ha successivamente ceduto il 5% della sua partecipazione alla Fondazione italiani europei presieduta da Giuliano Amato e sarebbe in procinto di vendere un altro 10% ad un imprenditore del Nord. Il resto del capitale della società "l'Unità editrice multimediale Spa" è posseduto per il 25,6% da Ds e per il residuo 0,4% dal professor Pietro Guerra, un avvocato esperto di diritto societario che presiede il consiglio d'amministrazione .

Il calo delle vendite è iniziato nel 1996, anno in cui queste si attestarono a 133.000 copie. Proprio in quell'anno il Pds salì al governo nella coalizione dell'Ulivo. Nel precedente, il migliore in assoluto, le vendite avevano raggiunto quota 157.800, secondo alcuni drogate dalle videocassette in omaggio. Il trend negativo si è prolungato nel '97 (98.000) e nel '98: appena 70.000 copie vendute. Secondo l'azienda l'emorragia si sarebbe fermata, ma "settantamila sono comunque troppo poche per un giornale nel quale lavorano 198 giornalisti".

Il ramo dell'azienda specializzato nel multimediale è andato decisamente meglio. Nel '98 è stato ceduto per circa 20 miliardi, per coprire la perdita gestionale.
Una soluzione tampone: la società acquirente
"l'U multimediale" ha una compagine azionaria e un consiglio d'amministrazione che sono la fotocopia dell'editrice . [fonte dati "Il Sole 24 ore" del 16/1/99]

[inizio]

(19 gennaio 1999)

   

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