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| L'agenzia
di viaggi Holyday Flights |
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Viaggio
d'affari
Un ombrellone
giallo e un aeroplano gonfiabile. Il rigore dell’architettura
dell’atrio di Tempelhof è rotto soltanto dagli arredi
dell’agenzia di viaggi “Holiday flights”. Attraverso
la vetrata, tappezzata di depliant che incitano alla fuga verso mete
esotiche, si scorgono un uomo e un bambino seduti dietro la scrivania:
Volker Richter, il proprietario, e suo figlio Florian.
“Penso che lo scalo sia necessario per la storia e per l’industria
della città. Berlino ha bisogno di un city-airport; Londra
e tutte le capitali economiche ne hanno uno”, dice Volker rispondendo
a una domanda sulla prossima chiusura. E attacca: “La colpa
è solo della società che lo gestisce; quelli della Bbf
vogliono specularci sopra. Con una gestione sana, i bilanci
tornerebbero rapidamente positivi”. Volker, 44 anni, nato a
Dresda, ha preso l’agenzia due anni fa. Adesso, ogni giorno
di più, visto il disinteresse dei politici, teme di dover chiudere
bottega. “Mi auguro – dice Volker – che l’economia
sarà più forte della politica. Molti pensano che l’aeroporto
sia già chiuso, e la responsabilità è della stampa.
Fino a tre anni fa – conclude – la gente veniva qui a
passeggiare. Ora gli affari vanno male”. Mentre Volker parla,
Florian, venuto da Dresda per qualche giorno a trovare suo papà,
lo guarda ammirato e sorride lasciando intravedere i fili metallici
dell’apparecchio. “Del ponte aereo non so niente: a scuola
non lo abbiamo ancora fatto”, ammette subito Florian, come in
un’interrogazione. “Mio papà mi ha solo raccontato
che durante la guerra trasportavano le bombe sulla ferrovia sotto
l’aeroporto”. Beata innocenza.