Ieri, oggi e domani
Madre e monumento
Photogallery
L'autore
 
 
 
 
 
Wolfgang Witzke nel suo negozio
Il ragazzo della Oder Strasse

Delta, echo, bravo, tango, tango. Wolfgang Witzke. La stessa persona, due identità differenti. La prima lo distingue quando vola con il suo Cessna 172, la seconda lo accompagna nella vita di tutti i giorni. In realtà, anche quando non è sospeso tra le nuvole del cielo di Berlino, gli aerei, immerso nel suo negozio di modellismo di Platz der Luftbrücke, continuano ad essere il suo soffio vitale.
Proprio di fronte all’aeroporto di Tempelhof, uscendo dalla stazione della metro viola, la numero sei, si possono cercare con gli occhi i modelli del signor Witzke nella vetrina del suo “Take Off”. Lui, nato e cresciuto vicino alle piste, si rifiuta di parlare al passato dello scalo. “Tempelhof è la mia vita”, dice. “A scuola
la maestra ci portava in gita e nell’atrio principale ci raccontava del ponte aereo, dei decolli senza soluzione di continuità. Poi con i miei amici andavamo nella Oder Strasse, la via dietro alle piste, per vedere gli aerei volare sopra le nostre teste”, ricorda Witzke. “Il rombo dei motori era musica, una melodia unica, pura armonia. Anche oggi provo la stessa cosa quando lo sento”. Continuando la trasvolata nella sua giovinezza, Witzke, parla dell’Open Day: “Una volta l’anno gli americani aprivano le porte dell’aeroporto alla città. Più di un milione di berlinesi accorrevano per vedere lo show aereo. Io ero eccitatissimo e mangiavo un mucchio di gelati; costavano solo 2 marchi e 50, molto poco rispetto ai prezzi di quei tempi”. Poi racconta il suo primo volo da Tempelhof : “Quando hanno iniziato a costruire il muro, mio padre aveva paura che i comunisti occupassero tutta la città, e così, dopo aver comprato due biglietti per me e mia sorella, tra l’altro allora erano piuttosto cari, ci spedì dai nostri parenti di Amburgo. Avevo 10 anni”.
Esauriti i ricordi e le storie del passato, il presente, e sopratutto il futuro, la fine del “suo aeroporto”, non danno pace al signor Witzke. “Tempelhof è un monumento nazionale”, esclama. “Grande e unico nella sua architettura. La sua funzionalità è modernissima. La nuova Postdamer Platz – disegnata anche da Renzo Piano – non è niente al confronto”. E continua individuando i responsabili: “La colpa è del governo regionale e di quello federale. La sinistra vuole la chiusura e non si rende conto che nocerà all’economia”. Secondo Wiztke, Berlino senza l’aeroporto del ponte aereo non sarà più la stessa. “Allora dovremmo anche abbattere la Porta di Brandeburgo e l’Olimpia Stadion e i cinesi – afferma – dovrebbero radere al suolo la Grande Muraglia”. E conclude alzando oltremisura i baffi argentati: “Qui sono atterrati tutti i presidenti americani, anche Kennedy prima di pronunciare la frase, “Ich bin ein Beliner”. Volare a Tempelhof è come sfogliare un libero tridimensionale di storia”.