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Il pilota Thomas Kaerger
Planando nella storia

L’appuntamento è all’ “Air Lift”. L’ultimo buffet ancora aperto a Tempelhof. E dire che una volta si poteva mangiare al ristorante che dava sulle piste. Solitamente, i piloti di jet privati e i clienti si danno appuntamento proprio ai tavoli del locale della Lufthansa per concordare i voli. E così, dopo un cocktail con una cliente diretta a Monaco, e prima di manager che vuole andare a Francoforte, Thomas Kaerger racconta il suo aeroporto.
“Atterrare a Tempelhof è una sensazione unica”, dice Thomas, 42 anni, pilota da 17. “Si ha come l’impressione di entrare nella storia. Planando verso la pista, si ammira l’edificio in tutto il suo splendore, e solo allora si capisce il significato dell’aggettivo monumentale”. Mentre parla, l’altoparlante lo interrompe annunciando uno dei rari voli della giornata. Riprende il discorso.
“Dopo la caduta del muro io sono stato uno dei primi piloti civili ad atterrare qui, tra gli aerei americani”, dichiara con orgoglio Kaerger.
Poi, da quella volta, ci sono stati centinaia di decolli e atterraggi, talmente tanti da non ricordarne il numero esatto. “La funzionalità di questo scalo, dal punto di vista dell’architettura, è qualcosa di unico e irripetibile”, afferma Kaerger paragonandolo ad altri aeroporti che ha visto in giro per il mondo.
Con lo sguardo rivolto allo scarno tabellone delle partenze e degli arrivi, tutti compresi in una unica schermata, Kaerger rifiuta il raffronto con i piloti del ponte aereo, gli eroi dei Rosinenbomber. “Allora volare era completamente diverso. C’erano altri aerei, un'altra tecnica, altre condizioni. Non si possono fare neanche accostamenti”, afferma col viso stizzito.
“Oggi Tempelhof non è più la porta sul mondo come allora”, sostiene Kaerger. “Però – aggiunge – la sua chiusura costituirà un grave danno per la città. Cambiare di Berlino è necessario, però bisogna farlo con coscienza. Con la fine dell’aeroporto, non solo si perderà un capitolo importante della nostra storia, ma sarà soprattutto l’economia a pagarne le conseguenze”.
E’ arrivato l’altro cliente, il manager che vuole andare a Francoforte. Kaerger, prima di alzarsi, con tono quasi familiare, conclude: “Atterrare a Tempelhof, su queste piste, è un orgoglio per un pilota”.