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Le
bandiere del sindacato Ver.di |
Mille posti
in bilico
I posti di
lavoro prima di tutto. Prima della storia. Prima dell’architettura.
La chiusura dell’aeroporto di Tempelhof, infatti, oltre a lasciare
un vuoto nelle memorie della città, mette a rischio il futuro
di molte persone. Holger Roessler, rappresentante del sindacato Ver.di
per Berlino e per il Brandeburgo, lo sa, e mentre il 30 di ottobre si
avvicina, e con lui la fine delle attività dello scalo, intensifica
la lotta per salvare i dipendenti dalla disoccupazione.
Quanti posti di lavoro sono legati all’aeroporto di Tempelhof
?
La chiusura dello scalo non riguarda solo gli oltre 350 dipendenti della
Berlin-Branderburg Flughaefen (società aeroporti Berlino-Branderburgo),
ma bisogna contare anche tutto l’indotto. La cifra complessiva,
secondo le nostre stime, raggiunge così un migliaio di posti
di lavoro.
Come può essere compensata la chiusura dello scalo?
Il nostro obbiettivo è di conservare il maggior numero di posti
di lavoro all’interno della società aeroporti, chiedendo
lo spostamento dei dipendenti agli altri scali della città, Tegel,
e soprattutto Schoenefeld, che diventerà il grande hub della
capitale.
E’ vero che la Bbf può ottenere un ritorno economico
dalla chiusura solo se i dipendenti saranno licenziati, così
come sostiene la Icat, la fondazione nata a sostegno dello scalo?
Stando ai dati a nostra disposizione, la Bbf trarrebbe un grande vantaggio
economico solo dal punto di vista immobiliare e non dall’eventuale
licenziamento dei dipendenti. Considerati infatti gli enormi costi di
gestione e manutenzione dell’edificio, abbandonarlo sarebbe l’unico
vero guadagno.
La data della chiusura si avvicina e i lavoratori temono sempre
di più la disoccupazione?
Io sono piuttosto ottimista. Penso che dialogando con tutte le parti,
la società che gestisce gli aeroporti, e il governo regionale,
riusciremo a trovare una soluzione.