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La
tedofora nella piazza del Duomo (Foto: Luca
Toni) |
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di Annalisa Serpilli
Il Palazzo Ducale dei Montefeltro ha salutato
festoso l'arrivo della fiamma olimpica di Torino 2006 partita
da Roma lo scorso 8 dicembre. Ad accogliere il "fuoco
sacro" simbolo di pace e di fratellanza tra gli uomini,
un centinaio di persone che si sono riunite in piazza Raffaello
e lungo le strade del percorso per godere dello spettacolo.
In mattinata è arrivata la navetta con i tedofori,
13 in tutto: Cristina Turra,Giuseppe Parenti, Michele Gerini,
Annette Sagen, Emanuela Barconi, Bruno Maria Graziosi, Sara
Montagna, Roberta Bufalini, Domenico Caracciolo, Stefania
Scaletti, Alessandra Latella, Michele Giulini e Marco Bucci.
Annette Sagen, atleta della squadra olimpica norvegese, è
partita per prima da via Buozzi sotto la fortezza Albornoz.
Poi giù per Pian del Monte, via Raffaello, piazza della
Repubblica, via Vittorio Veneto, via Cucinotti per concludere
il tragitto nell'assolata piazza Rinascimento. Tra i tedofori
il più applaudito è stato l'urbinate Giuseppe
Parenti, in arte "Geppy", convocato dal Coni per
i suoi meriti agonistici. L'atleta che vanta una forma smagliante
a 66 anni racconta: "Mi alleno ancora tutte le mattine
e percorro almeno 12 Km. La mia specialità è
la corsa su strada grazie alla quale ho vinto ben cinque titoli
italiani. Non sono mai riuscito a prender parte alle Olimpiadi
e questo è il mio modo di partecipare".
Emozionato e pieno di energie anche Bruno Maria Graziosi,
atleta pescarese di cinquantacinque anni protagonista in passato
della Maratona des Sables, considerata la corsa più
dura al mondo perchè si svolge tra le dune del Marocco.
"Portare la fiaccola olimpica - ha spiegato - è
per me un altro dono del deserto. Un riconoscimento dell'impegno
che ho messo nello sport durante tutta la mia vita. E' una
fortissima emozione per me".
Tutta la città ha accolto con entusiasmo il passaggio
dei tedofori e della fiaccola olimpica. Per l'occasione i
ragazzi di alcune classi degli istituti tecnici hanno lasciato
le aule scolastiche. Con pattini e bandierine hanno aspettato
l'arrivo dei tedofori assiepati lungo il parapetto della pista
ghiacciata in piazza Raffaello.
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| Le Olimpiadi dalla Grecia
a oggi |
| di A.S. |
La
torcia olimpica e l'accensione del fuoco sacro
che segnano l'inizio delle Olimpiadi è
un rito antico che risale all'epoca della Grecia
classica. In onore di Zeus, i giochi furono celebrati
ad Olimpia, sulle rive del fiume Alfeo nell’Elide,
dal 776 a. C. al 394 a. C., anno in cui vennero
abolite per un decreto di Teodosio.
La tradizione vuole che il fuoco che si accende
in occasione dei giochi sia il dono sottratto
a Zeus da Prometeo per gli uomini. Esso rappresenta
il passaggio da una vita "ingenua "
alla conoscenza, all'industria e quindi allo sviluppo
tecnologico.
I giochi affermavano valori
culturali e morali, celebravano l’apoteosi
dell’uomo greco. Infatti con le olimpiadii
veniva rinnovato il mito della sintesi tra il
valore morale e la virtù fisica, in un
atto che coinvolgeva l’azione tipica di
un atleta e lo sguardo dello spettatore. La forza
si trasformava in armonia, l’intelligenza
in ritmo, lo spettacolo diventava un valore assoluto,
da un punto di vista etico ed estetico.
La fiamma che rischiara le menti con la luce del
sapere è anche il simbolo della fratellanza
e dell'unità di tutti gli uomini.
Abbandonato il rito delle olimpiadi
nel IV secolo d.c., la fiamma viene accesa nuovamente
in uno stadio olimpico nel 1928 nella Torre di
Maratona.
Torino 2006 segna il terzo passaggio
della Torcia in Italia: prima nel 1956 per le
Olimpiadi Invernali di Cortina d'Ampezzo, poi
nel 1960 per le Olimpiadi di Roma.
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