| Il
commercio internazionale di armi negli ultimi anni è
cresciuto e l’Italia è al settimo posto
nella classifica dei paesi esportatori. Lo dice il SIPRI,
lo Stockholm International Peace Research Institute.
Dopo la stasi del decennio 1991-2000, il valore dei
trasferimenti internazionali di armi, con la cosiddetta
guerra globale al terrorismo, è in netta ripresa.
Le esportazioni sono aumentate del 14% tra il 2002 e
il 2003. Al primo posto gli Stati Uniti che, assieme
all’Unione Europea, conquistano l’80% del
mercato. In Italia l’aumento è stato del
29%, pari a circa 630 milioni di armi esportate; questi
i dati contenuti nella “Relazione sulle operazioni
per il controllo degli armamenti” presentata dalla
Presidenza del Consiglio al Parlamento. Poco più
della metà delle armi prodotte nel nostro paese
sono destinate a Grecia, Francia e Germania. Ma anche
verso i paesi asiatici, verso i quali è diretto
il 42% dei trasferimenti internazionali di armi. Negli
ultimi anni, tra i paesi importatori, sono cresciuti
quelli del Medio Oriente: le autorizzazioni italiane
alle esportazioni nel 2003 sfiorano i 200 milioni di
euro.
La legge 185
Approvata nel 1990, introduce maggiore controllo e trasparenza
nei trasferimenti italiani di armamenti. Prevede che
il Parlamento riceva dal Governo una costante informazione
sulle esportazioni e sulle importazioni di armi italiane.
Ma la legge contiene soprattutto una serie di divieti
all’esportazione: le armi non possono essere consegnate
a paesi in guerra, sottoposti ad embargo dalle Nazioni
Unite o responsabili di accertate violazioni dei diritti
dell’uomo. Nel 2003 la legge 185 è stata
modificata per ratificare l'Accordo-quadro di Farnborough
con Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito
e Irlanda del Nord. Questo facilita la coproduzioni
di armi tra paesi europei, attraverso le licenze globali
di progetto. La misura ha suscitato numerose proteste
rivolte alla difesa della Legge N.185. In particolare,
Amnesty International ha denunciato lo svuotamento della
legge stessa. Il Governo, sostiene Amnesty, ha diminuito
la quantità e la qualità delle informazioni
contenute nella Relazione Annuale alle Camere per salvaguardare
"la riservatezza commerciale delle imprese".
Inoltre le regole della 185 non si applicherebbero più
alle coproduzioni industriali di materiali di armamento
con Paesi membri dell’UE e della NATO, regolati
esclusivamente da specifici accordi intergovernativi,
continua. Con il rischio, conclude, che queste armi
finiscano in paesi instabili.
Il
testo della legge 185/90
Accordo
quadro di Farnborough
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