Urbino, 18 Marzo 2005
Il commercio di armi e la legge 185/90 in Italia
di Luisida De Ieso

Il commercio internazionale di armi negli ultimi anni è cresciuto e l’Italia è al settimo posto nella classifica dei paesi esportatori. Lo dice il SIPRI, lo Stockholm International Peace Research Institute. Dopo la stasi del decennio 1991-2000, il valore dei trasferimenti internazionali di armi, con la cosiddetta guerra globale al terrorismo, è in netta ripresa.
Le esportazioni sono aumentate del 14% tra il 2002 e il 2003. Al primo posto gli Stati Uniti che, assieme all’Unione Europea, conquistano l’80% del mercato. In Italia l’aumento è stato del 29%, pari a circa 630 milioni di armi esportate; questi i dati contenuti nella “Relazione sulle operazioni per il controllo degli armamenti” presentata dalla Presidenza del Consiglio al Parlamento. Poco più della metà delle armi prodotte nel nostro paese sono destinate a Grecia, Francia e Germania. Ma anche verso i paesi asiatici, verso i quali è diretto il 42% dei trasferimenti internazionali di armi. Negli ultimi anni, tra i paesi importatori, sono cresciuti quelli del Medio Oriente: le autorizzazioni italiane alle esportazioni nel 2003 sfiorano i 200 milioni di euro.

La legge 185

Approvata nel 1990, introduce maggiore controllo e trasparenza nei trasferimenti italiani di armamenti. Prevede che il Parlamento riceva dal Governo una costante informazione sulle esportazioni e sulle importazioni di armi italiane. Ma la legge contiene soprattutto una serie di divieti all’esportazione: le armi non possono essere consegnate a paesi in guerra, sottoposti ad embargo dalle Nazioni Unite o responsabili di accertate violazioni dei diritti dell’uomo. Nel 2003 la legge 185 è stata modificata per ratificare l'Accordo-quadro di Farnborough con Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito e Irlanda del Nord. Questo facilita la coproduzioni di armi tra paesi europei, attraverso le licenze globali di progetto. La misura ha suscitato numerose proteste rivolte alla difesa della Legge N.185. In particolare, Amnesty International ha denunciato lo svuotamento della legge stessa. Il Governo, sostiene Amnesty, ha diminuito la quantità e la qualità delle informazioni contenute nella Relazione Annuale alle Camere per salvaguardare "la riservatezza commerciale delle imprese". Inoltre le regole della 185 non si applicherebbero più alle coproduzioni industriali di materiali di armamento con Paesi membri dell’UE e della NATO, regolati esclusivamente da specifici accordi intergovernativi, continua. Con il rischio, conclude, che queste armi finiscano in paesi instabili.

Il testo della legge 185/90

Accordo quadro di Farnborough

Il contesto, le polemiche,
i documenti
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