Urbino, 18 Marzo 2005
L'interrogazione dei Verdi. Lion: "Decida Urbani"
di Luca Domenichini

Il deputato dei Verdi Marco Lion"Intervenga il Ministro per fermare i lavori". La polemica tra gli ambientalisti e la Benelli sulla costruzione di un nuovo deposito per le armi è arrivata in Parlamento.
"Ci mancava un totem alle armi; Urbino non si merita questo". A dirlo è il deputato dei Verdi Marco Lion; e il totem di cui parla è il magazzino che la Benelli Armi intende costruire nella zona della vecchia Stazione, a cinquecento metri in linea d'aria dalle mura del centro storico.
Perché bloccarlo? Perché secondo gli ambientalisti il nuovo edificio e il suo rivestimento avrebbero un impatto ambientale devastante nella vallata ai piedi del Mercatale; e perché questa struttura che la Benelli progetta di costruire nella "città della pace" - patrimonio dell'umanità e territorio sostenibile - servirà per favorire l'espansione del giro d'armi gestito dall'industria di Brescia.
Per fermare la costruzione di quello che gli ambientalisti hanno chiamato l'eco-mostro della Benelli, lo scorso 10 novembre Marco Lion ha inoltrato al ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani un’interrogazione parlamentare con la quale il deputato ha chiesto al Ministro di intervenire. Secondo Lion la realizzazione del nuovo deposito-armi vicino al centro storico è in antitesi con i criteri dell'Unesco e viola l'articolo nove della Costituzione: "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura [e] tutela il paesaggio e il patrimonio artistico".
I lavori potranno essere bloccati? Difficile immaginarlo. In base alla variante al Prg approvata in settembre dal consiglio comunale (17 voti su 20 a favore), l'industria ha ora diritto a costruire il suo magazzino. A meno che da Roma non arrivi un segnale del ministro che dia ordine alla Sovrintendenza di Ancona di bloccare i lavori, come fu per la Bretella.
"Il caso però è diverso - dice Christian Cassar di Greenpeace Urbino - questa volta si tratterebbe di fermare un'industria privata. Ma la sostanza è giusta: un nuovo deposito armi in città è contrario ai principi di sostenibilità (etica e ambientale) contenuti in Agenda 21, nella Carta della Terra e nelle direttive dell'Unesco; tutti documenti firmati dal Comune".
Il dibattito coinvolge anche il gruppo dei Verdi locale e Legambiente. Per Gianluca Carrabs, "i Verdi non sono per il blocco totale del progetto. Chiediamo che la Benelli rispetti il vecchio Prg (altezza massima 10 metri) o si sposti in un'area industriale, anche in vista di future espansioni".
Per Bolognini e Alessandroni di Legambiente, "si apra un tavolo di mediazione tra le parti per le modifiche, recuperando lo spirito del Prg di De Carlo. Il magazzino così com'è avrà effetti negativi per l'immagine della città e per la sua vocazione turistica".
Del caso si è occupato anche l'ex-sottosegretario Vittorio Sgarbi: "Ai piedi della città un'industria d'armi medita di costruire capannoni per espandere la propria attività produttiva. Ci sarà qualcuno che potrà chiedere che si rispettino le regole?"
Domanda legittima, in vista dei 12,5 milioni di euro annui che il Parlamento si appresta a pagare alle città protette dall’Unesco.

Il contesto, le polemiche,
i documenti
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L'interrogazione parlamentare presentata da Marco Lion (Verdi) contro la costruzione del deposito
(di Luca Domenichini)
Il nuovo deposito della Benelli
(di Alessia Gizzi)
Intervista al Presidente della Benelli Armi SpA, Luigi Moretti
(di Luca Dello Iacovo)
L'importanza della Benelli a Urbino: lavoro, territorio, affari
(di Francesco Magnani)
Il gruppo Beretta: la holding italiana delle armi
(di Salvatore Lussu)
Benelli: storia di un marchio italiano
(di Lorenzo Luzi)
Il commercio delle armi italiane nel mondo e la legislazione vigente
(di Luisida De Ieso)