| L'interrogazione
dei Verdi. Lion: "Decida Urbani" |
| di
Luca Domenichini |
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"Intervenga
il Ministro per fermare i lavori". La polemica
tra gli ambientalisti e la Benelli sulla costruzione
di un nuovo deposito per le armi è arrivata
in Parlamento.
"Ci mancava un totem alle armi; Urbino non si
merita questo". A dirlo è il deputato
dei Verdi Marco Lion; e il totem di cui parla è
il magazzino che la Benelli Armi intende costruire
nella zona della vecchia Stazione, a cinquecento metri
in linea d'aria dalle mura del centro storico.
Perché bloccarlo? Perché secondo gli
ambientalisti il nuovo edificio e il suo rivestimento
avrebbero un impatto ambientale devastante nella vallata
ai piedi del Mercatale; e perché questa struttura
che la Benelli progetta di costruire nella "città
della pace" - patrimonio dell'umanità
e territorio sostenibile - servirà per favorire
l'espansione del giro d'armi gestito dall'industria
di Brescia.
Per fermare la costruzione di quello che gli ambientalisti
hanno chiamato l'eco-mostro della Benelli, lo scorso
10 novembre Marco Lion ha inoltrato al ministro per
i Beni culturali Giuliano Urbani un’interrogazione
parlamentare con la quale il deputato ha chiesto al
Ministro di intervenire. Secondo Lion la realizzazione
del nuovo deposito-armi vicino al centro storico è
in antitesi con i criteri dell'Unesco e viola l'articolo
nove della Costituzione: "la Repubblica promuove
lo sviluppo della cultura [e] tutela il paesaggio
e il patrimonio artistico".
I lavori potranno essere bloccati? Difficile immaginarlo.
In base alla variante al Prg approvata in settembre
dal consiglio comunale (17 voti su 20 a favore), l'industria
ha ora diritto a costruire il suo magazzino. A meno
che da Roma non arrivi un segnale del ministro che
dia ordine alla Sovrintendenza di Ancona di bloccare
i lavori, come fu per la Bretella.
"Il caso però è diverso - dice
Christian Cassar di Greenpeace Urbino - questa volta
si tratterebbe di fermare un'industria privata. Ma
la sostanza è giusta: un nuovo deposito armi
in città è contrario ai principi di
sostenibilità (etica e ambientale) contenuti
in Agenda 21, nella Carta della Terra e nelle direttive
dell'Unesco; tutti documenti firmati dal Comune".
Il dibattito coinvolge anche il gruppo dei Verdi locale
e Legambiente. Per Gianluca Carrabs, "i Verdi
non sono per il blocco totale del progetto. Chiediamo
che la Benelli rispetti il vecchio Prg (altezza massima
10 metri) o si sposti in un'area industriale, anche
in vista di future espansioni".
Per Bolognini e Alessandroni di Legambiente, "si
apra un tavolo di mediazione tra le parti per le modifiche,
recuperando lo spirito del Prg di De Carlo. Il magazzino
così com'è avrà effetti negativi
per l'immagine della città e per la sua vocazione
turistica".
Del caso si è occupato anche l'ex-sottosegretario
Vittorio Sgarbi: "Ai piedi della città
un'industria d'armi medita di costruire capannoni
per espandere la propria attività produttiva.
Ci sarà qualcuno che potrà chiedere
che si rispettino le regole?"
Domanda legittima, in vista dei 12,5 milioni di euro
annui che il Parlamento si appresta a pagare alle
città protette dall’Unesco.
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