Cronaca. Un canile della provincia di Pesaro e Urbino è stato messo sotto inchiesta per maltrattamento di animali e truffa ai danni della pubblica amministrazione. Le accuse più gravi riguardano anche l'edificio, che non è regolamentare. La Asur di Urbino, dopo aver concesso nel 2002 l'autorizzazione, difende i proprietari, che hanno chiesto di poter ampliare il canile. Ma il Comune lo scorso 20 aprile, ha respinto il progetto. Ricostruiamo il caso del "canile-lager" di Cagli, di cui si è molto parlato anche in televisione (Tg3, Studio Aperto) e sulla stampa nazionale (Il Messaggero, Il Giorno, Panorama).

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La storia
La "lettera del cane Bill"
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Bill cerca casa

Caro direttore,

Mi chiamo Bill. Sono un cane nato un anno e mezzo fa da un incontro tra una volpina e un bastardino. Mi rivolgo a Lei perché spero che possa essermi di qualche aiuto.

Mi permetta di raccontarLe brevemente la mia storia. Come dicevo, sono nato un anno e mezzo fa nei boschi della provincia di Urbino. A quel tempo non avevo un padrone. Giravo in branco, con altri randagi come me. Ero libero di scorrazzare nella solitudine dei campi. Quando ci veniva fame, mangiavamo quello che trovavamo: erbe secche, qualche avanzo, a volte anche uova fresche che andavamo a rubare nei pollai dei contadini della zona. Non io, però, perché ero troppo piccolo per cacciare. La nostra era una vita disordinata, a volte anche pericolosa, ma che tutto sommato dava delle soddisfazioni. Se non altro perché potevo godere della più assoluta libertà, e della natura che mi circondava.

Nell’estate del 2004 sono stato catturato da una guardia accalappiacani della Asur di Urbino nel territorio del comune di Monte Felcino. Mi hanno preso, insieme ad altri del mio branco, e mi hanno trasportato in un canile sanitario, dove mi hanno sottoposto a una terapia d’urto. Prima mi hanno messo un microchip sotto la pelle, così che non potessi più nascondermi dietro all’anonimato; poi mi hanno sverminato e vaccinato. E sono stato fortunato perché sono un maschio. Se fossi stato una femmina, mi avrebbero anche sterilizzato. Dopo quindici giorni, mi hanno trasferito nel canile rifugio di Volpetella di Cagli. Se fino a quel momento credevo che il peggio fosse passato, era perché non conoscevo ancora il mio futuro. Era il 7 settembre 2004. Per me c’era pronta una gabbia di venti metri quadrati, che dividevo con altri quattro cani, di cui io ero tra i più piccoli. Ci facevano uscire per la passeggiata una volta ogni dieci giorni. Il suolo era sempre bagnato: per il maltempo invernale, ma anche per le nostre urine. Le gabbie venivano lavate, ogni mattina, ma durante la giornata tornavano irrimediabilmente a sporcarsi. Gli altri cani erano sempre nervosi. Il latrare era continuo, e bucava i timpani. Ogni tanto qualche cane ne azzannava un altro. Finché un giorno non è capitato a me. Uno o più morsi alla schiena, non lo ricordo, che mi hanno fatto perdere conoscenza.

Il 27 marzo scorso sono stato ricoverato d’urgenza nel canile sanitario di Cà Lucio. Apprendo dalla lettera di Antonio Ambrosini, il veterinario di Cagli, che quando sono arrivato nel nuovo canile ero in “stato cachetico, con deficit ipotermico e neurologico”. Ero cioè in coma. A Cà Lucio mi hanno fatto subito tutti gli esami. Da sei chili di peso, ero passato a due e mezzo. Tutti i valori delle analisi del sangue erano sballati. La mia schiena era mangiata da un’infezione.
In un mese di degenza a Cà Lucio, però, mi sono riavuto. Ho ripreso conoscenza, sono tornato a ingrassare e la mia schiena è guarita. Ma quando cominciavo ad affezionarmi all’idea di aver risolto tutti i miei problemi, ecco che in questi giorni mi hanno fatto sapere che dovrò nel giro di breve tempo fare ritorno nel canile di Cagli. Lo dice la legge. Il mio attuale padrone è il sindaco di Monte Felcino, che è convenzionato con Cagli. Dove dunque devo tornare, a meno che una famiglia non mi adotti o che il sindaco cambi idea. Ma ci conto poco. A chi gli ha parlato della mia storia, ha risposto: “Adesso sembra che ci dobbiamo occupare più dei cani che dei cristiani”.

La ringrazio per avermi ascoltato, il che mi è servito per farmi passare un po’ la paura che mi era venuta quando ho sentito altri cani che sussurravano: “Poverino, sarebbe meglio se il Signore se lo riprendesse. In fondo non sarebbe una liberazione?” No, dico io, a questa idea non riesco ancora a rassegnarmici.

Sinceramente vostro, Bill