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DANILO MARAMOTTI
Nel mondo in cui viviamo una censura del genere non dovrebbe esistere.
Erano vignette molto banali. Non è tanto il disegnare Maometto,
ma accostarlo al terrorismo. Questo può offendere la sensibilità.
A maggior ragione se per loro è provocatorio disegnare anche
un pupazzo. Un islamico dunque si chiede che cosa c’entri Maometto
coi Kamikaze. Infatti non è solo questo l’Islam.
Se fossi un islamico mi sarei incazzato anche io. E’ come accostare
il papa alla mafia: può essere di cattivo gusto, ma non è
ficcante. Quindi hanno tutto il diritto di criticare, ma dall’altra
parte giornalisti e vignettisti hanno lo stesso diritto di pubblicare
quello che vogliono come libertà di espressione. Piuttosto è
una carognata il licenziamento del direttore del giornale francese.
Questo va detto in tutti i modi, lo devono sapere tutti così
come vanno pubblicate le vignette in questione proprio per ribadire
un diritto fondamentale.
Anche in Italia ci sarebbero delle polemiche se si pubblicassero vignette
irriverenti su Cristo, ma di certo sarebbero discussioni accese e non
una repulsione così come si è creata nel mondo islamico.
E’ stata un’esagerazione.
SERGIO STAINO
Non
si può più parlare di satira. La qualità delle
vignette era brutta e discutibile. Non erano all’altezza, né
tantomeno originali e senza un appiglio alla realtà. Erano offensive.
Però è profondamente sbagliato sacrificare la libertà
di stampa al cospetto della religione.
Ora però non ci interessa più la qualità delle
vignette. Nessuno infatti può soffocare un diritto internazionale:
la piena libertà di espressione. Bisogna difendere la libertà
di chi scrive, pensa e disegna. Se poi sbagliano se ne discute e si
condannano i messaggi.
Ho proposto ai giornali di pubblicare tutti insieme almeno una vignetta
per dire no a quelle forze, spero minime, del mondo musulmano che vogliono
l’oscurantismo. Noi dobbiamo stare attenti ai problemi che l’islam
ci pone, ma non a questo.
Non contesto l’indignazione e le critiche provocate da quei disegni,
succederebbe anche da noi se ci fossero immagini provocatorie su Cristo,
ma non si deve certo passare alle condanne a morte di chi ha le disegnate.
In questo caso io le difendo e le pubblico ovunque.
MASSIMO BUCCHI
Non
è una cosa che mi abbia molto sorpreso, visti i problemi di rapporti
tra mondo occidentale e mondo islamico su questo tema. Non che non si
debbano pubblicare le vignette, ma non si può non mettere in
conto una reazione del genere. Non sto dicendo che l’interlocutore
abbia ragione, solo che è un fatto scontato se uno come Salman
Rushdie per avere scritto un libro è ancora costretto a nascondersi.
Esiste la libertà di stampa ed esistono le vignette. Se fosse
successo il contrario ci sarebbero state le proteste della Chiesa cattolica,
con una reazione di proporzioni non paragonabili. Capita ogni tanto
in Occidente che ci siamo degli attacchi alla religione non in quanto
religione ma in quanto ingerenza nella laicità dello stato. Ma
da noi non viene subito come l’attacco di un nemico esterno, siamo
molto più abituati. Per noi la vignetta non è contro la
religione in sé ma contro l’uso che determinate gerarchie
possono farne: fa parte della dialettica normale dei nostri sistemi
politici. Ogni tanto succede che ci siano delle vignette su cui discutere,
che parlano di problemi della Chiesa cattolica come l’otto per
mille, ne ho fatto anche io, ma non hanno mai suscitato reazioni di
questo tipo. È la reazione di un’altra cultura che si sente
aggredita su certi principi.
VAURO SANESI
Io
sono molto colpito dalla sensibilità dimostrata in Italia da
certi opinion makers, editorialisti e tuttologi vari in difesa della
satira. Credevo di vivere nel paese dove ogni giorno si licenzia un
comico e si chiude la trasmissione di Sabina Guzzanti dopo la prima
puntata. Fa piacere che tutti siano così pronti a difendere la
satira in Danimarca: mi sembra la sagra dell’ipocrisia. Ho letto
delle dichiarazioni di guerra di colleghi “Pubblicheremo Maometto”.
Mi sembra che la satira con la guerra non c’entri nulla. Io sono
tra quelli che pensano che se la satira deve avere dei limiti sia per
superarli. Lo scandalo creato da questi disegni mi sembra sia dovuto
non tanto al fatto che hanno superato il limite quanto alla banalità
di certe icone. Sinceramente Maometto con la bomba in testa con su scritto
“Sacro Corano” sembra più un disegno di guerra che
una vignetta satirica, una cosa molto banale come lo è associare
al nemico tutte le peggiori virtù. Non mi associo all’idea
di Staino e Sofri perché mi sembra un’azione bellica con
una logica militarista. Vogliamo arruolarci tutti quanti perché
parte dell’islam si è indignata per queste caricature?
Io non sono pronto ad arruolarmi da nessuna parte. Lo dico io che, per
aver disegnato un Cristo, mi sono beccato tre mesi con la condizionale.
Se c’è un elemento positivo della satira è la sua
componente fondamentale di gioco che è tutto il contrario di
una logica di schieramento contrapposto armato. Si rischia di perderlo.
(3 febbraio 2006)
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Speciale realizzato
da:
Luigi Benelli, Luisida De Ieso, Alessia Gizzi, Alice Monni,
Alessio Sgherza, Leonardo Zellino
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