Urbino, 3 febbraio 2006

VIGNETTISTI A CONFRONTO


DANILO MARAMOTTI

Nel mondo in cui viviamo una censura del genere non dovrebbe esistere. Erano vignette molto banali. Non è tanto il disegnare Maometto, ma accostarlo al terrorismo. Questo può offendere la sensibilità. A maggior ragione se per loro è provocatorio disegnare anche un pupazzo. Un islamico dunque si chiede che cosa c’entri Maometto coi Kamikaze. Infatti non è solo questo l’Islam.
Se fossi un islamico mi sarei incazzato anche io. E’ come accostare il papa alla mafia: può essere di cattivo gusto, ma non è ficcante. Quindi hanno tutto il diritto di criticare, ma dall’altra parte giornalisti e vignettisti hanno lo stesso diritto di pubblicare quello che vogliono come libertà di espressione. Piuttosto è una carognata il licenziamento del direttore del giornale francese. Questo va detto in tutti i modi, lo devono sapere tutti così come vanno pubblicate le vignette in questione proprio per ribadire un diritto fondamentale.
Anche in Italia ci sarebbero delle polemiche se si pubblicassero vignette irriverenti su Cristo, ma di certo sarebbero discussioni accese e non una repulsione così come si è creata nel mondo islamico. E’ stata un’esagerazione.

SERGIO STAINO

Non si può più parlare di satira. La qualità delle vignette era brutta e discutibile. Non erano all’altezza, né tantomeno originali e senza un appiglio alla realtà. Erano offensive. Però è profondamente sbagliato sacrificare la libertà di stampa al cospetto della religione.
Ora però non ci interessa più la qualità delle vignette. Nessuno infatti può soffocare un diritto internazionale: la piena libertà di espressione. Bisogna difendere la libertà di chi scrive, pensa e disegna. Se poi sbagliano se ne discute e si condannano i messaggi.
Ho proposto ai giornali di pubblicare tutti insieme almeno una vignetta per dire no a quelle forze, spero minime, del mondo musulmano che vogliono l’oscurantismo. Noi dobbiamo stare attenti ai problemi che l’islam ci pone, ma non a questo.
Non contesto l’indignazione e le critiche provocate da quei disegni, succederebbe anche da noi se ci fossero immagini provocatorie su Cristo, ma non si deve certo passare alle condanne a morte di chi ha le disegnate. In questo caso io le difendo e le pubblico ovunque.

MASSIMO BUCCHI

Non è una cosa che mi abbia molto sorpreso, visti i problemi di rapporti tra mondo occidentale e mondo islamico su questo tema. Non che non si debbano pubblicare le vignette, ma non si può non mettere in conto una reazione del genere. Non sto dicendo che l’interlocutore abbia ragione, solo che è un fatto scontato se uno come Salman Rushdie per avere scritto un libro è ancora costretto a nascondersi. Esiste la libertà di stampa ed esistono le vignette. Se fosse successo il contrario ci sarebbero state le proteste della Chiesa cattolica, con una reazione di proporzioni non paragonabili. Capita ogni tanto in Occidente che ci siamo degli attacchi alla religione non in quanto religione ma in quanto ingerenza nella laicità dello stato. Ma da noi non viene subito come l’attacco di un nemico esterno, siamo molto più abituati. Per noi la vignetta non è contro la religione in sé ma contro l’uso che determinate gerarchie possono farne: fa parte della dialettica normale dei nostri sistemi politici. Ogni tanto succede che ci siano delle vignette su cui discutere, che parlano di problemi della Chiesa cattolica come l’otto per mille, ne ho fatto anche io, ma non hanno mai suscitato reazioni di questo tipo. È la reazione di un’altra cultura che si sente aggredita su certi principi.

VAURO SANESI

Io sono molto colpito dalla sensibilità dimostrata in Italia da certi opinion makers, editorialisti e tuttologi vari in difesa della satira. Credevo di vivere nel paese dove ogni giorno si licenzia un comico e si chiude la trasmissione di Sabina Guzzanti dopo la prima puntata. Fa piacere che tutti siano così pronti a difendere la satira in Danimarca: mi sembra la sagra dell’ipocrisia. Ho letto delle dichiarazioni di guerra di colleghi “Pubblicheremo Maometto”. Mi sembra che la satira con la guerra non c’entri nulla. Io sono tra quelli che pensano che se la satira deve avere dei limiti sia per superarli. Lo scandalo creato da questi disegni mi sembra sia dovuto non tanto al fatto che hanno superato il limite quanto alla banalità di certe icone. Sinceramente Maometto con la bomba in testa con su scritto “Sacro Corano” sembra più un disegno di guerra che una vignetta satirica, una cosa molto banale come lo è associare al nemico tutte le peggiori virtù. Non mi associo all’idea di Staino e Sofri perché mi sembra un’azione bellica con una logica militarista. Vogliamo arruolarci tutti quanti perché parte dell’islam si è indignata per queste caricature? Io non sono pronto ad arruolarmi da nessuna parte. Lo dico io che, per aver disegnato un Cristo, mi sono beccato tre mesi con la condizionale. Se c’è un elemento positivo della satira è la sua componente fondamentale di gioco che è tutto il contrario di una logica di schieramento contrapposto armato. Si rischia di perderlo.

(3 febbraio 2006)


Speciale realizzato da:
Luigi Benelli, Luisida De Ieso, Alessia Gizzi, Alice Monni,
Alessio Sgherza, Leonardo Zellino