Gli speciali dell'IFG di Urbino | 27 Aprile 2007
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Maestri e cavalieri
1° maggio a Urbino
Questioni di sicurezza
Gli operai e la fabbrica: la Benelli
Proverbi
"Lavoro" e Costituente
Occupazione in provincia

I due volti della sicurezza

di Daniele Cimò e Thalassa Vona

Antonio, tuta blu, capelli bianchi, da trentasei anni operaio: “Oggi i giovani sono più fortunati di noi, c’è più sicurezza in fabbrica”. Giovanni, stessa tuta, ventitre anni, testa rasata e barba incolta: “Oggi c’è meno sicurezza, il domani per noi sarà duro”. Sulla tuta lo stesso marchio, ‘Benelli’, ma quando parlano di sicurezza pensano a cose diverse.

L'ingresso della fabbricaDagli anni ’60 la Benelli, un’azienda di Urbino, fabbrica armi. Un marchio molto noto nella produzione di fucili da caccia e da tiro al piattello, ma anche di sofisticate armi da guerra.
240 dipendenti (22 donne), tutti italiani, 15 invalidi. Quasi tutti hanno un contratto a tempo indeterminato, 28 sono in attesa di conferma.

“Per i giovani oggi il lavoro è più facile, rispetto a quando sono entrato io – racconta Antonio, 60 anni – Trentacinque anni fa c’era meno sicurezza, qui con il passare degli anni, la situazione è sempre migliorata. I giovani che iniziano adesso sono fortunati, perché prima era più difficile, molto più difficile”.
“Riguardo la sicurezza sul lavoro Antonio ha ragione, ci sono macchinari all’avanguardia – risponde Giovanni – ma il futuro è incerto, non sappiamo se avremo la pensione. Noi stiamo lavorando per lui, ma per noi chi lavorerà? Il domani è tutto un mistero. Il rapporto tra di noi è buono, c’è solidarietà, i più anziani ci danno qualche consiglio”.
In fabbrica si ride, si scherza, nascono amicizie: il clima è buono; rispetto all’iconografia classica è l’idea dell’operaio politicizzato che sembra tramontata. “La politica là dentro non c’è più - precisa Antonio – si parla della vita di tutti i giorni. Una volta ci bastava poco per essere felici, ora, i ragazzi sono complicati, hanno troppi grilli per la testa, sono sfiniti, sempre stanchi, non ridono mai”.

Luigi, il più giovane ma anche il più sfiduciato: “Studio sociologia, vengo da Ascoli e lavoro alla Benelli da due anni, ho un contratto a tempo determinato. Il mio futuro? Non vedo niente. Più passa il tempo più la situazione peggiora”.