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I due volti della
sicurezza
di Daniele Cimò
e Thalassa Vona
Antonio, tuta blu,
capelli bianchi, da trentasei anni operaio: “Oggi i giovani
sono più fortunati di noi, c’è più sicurezza
in fabbrica”. Giovanni, stessa tuta, ventitre
anni, testa rasata e barba incolta: “Oggi c’è
meno sicurezza, il domani per noi sarà duro”. Sulla
tuta lo stesso marchio, ‘Benelli’, ma quando parlano
di sicurezza pensano a cose diverse.
Dagli
anni ’60 la Benelli, un’azienda di Urbino, fabbrica
armi. Un marchio molto noto nella produzione di fucili da caccia
e da tiro al piattello, ma anche di sofisticate armi da guerra.
240 dipendenti (22 donne), tutti italiani, 15 invalidi. Quasi tutti
hanno un contratto a tempo indeterminato, 28 sono in attesa di conferma.
“Per i giovani oggi il lavoro è più facile,
rispetto a quando sono entrato io – racconta Antonio, 60 anni
– Trentacinque anni fa c’era meno sicurezza, qui con
il passare degli anni, la situazione è sempre migliorata.
I giovani che iniziano adesso sono fortunati, perché prima
era più difficile, molto più difficile”.
“Riguardo la sicurezza sul lavoro Antonio ha ragione, ci sono
macchinari all’avanguardia – risponde Giovanni –
ma il futuro è incerto, non sappiamo se avremo la pensione.
Noi stiamo lavorando per lui, ma per noi chi lavorerà? Il
domani è tutto un mistero. Il rapporto tra di noi è
buono, c’è solidarietà, i più anziani
ci danno qualche consiglio”.
In fabbrica si ride, si scherza, nascono amicizie: il clima è
buono; rispetto all’iconografia classica è l’idea
dell’operaio politicizzato che sembra tramontata. “La
politica là dentro non c’è più - precisa
Antonio – si parla della vita di tutti i giorni. Una volta
ci bastava poco per essere felici, ora, i ragazzi sono complicati,
hanno troppi grilli per la testa, sono sfiniti, sempre stanchi,
non ridono mai”.
Luigi, il più giovane ma anche il più sfiduciato:
“Studio sociologia, vengo da Ascoli e lavoro alla Benelli
da due anni, ho un contratto a tempo determinato. Il mio futuro?
Non vedo niente. Più passa il tempo più la situazione
peggiora”.
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