Gli speciali dell'IFG di Urbino | 27 Aprile 2007
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Maestri e cavalieri

di Roberta Di Matteo

Cavalieri e maestri del lavoro. Con queste onorificenze concesse dal presidente della Repubblica, la prima destinata agli imprenditori e la seconda ai lavoratori dipendenti, l’Italia omaggia da quasi cento anni i lavoratori.

La Stella al Merito del Lavoro (i “Maestri del lavoro”)
La decorazione della “Stella al merito del lavoro”, istituita con il regio decreto n. 3167/30 dicembre 1923 e rivista nel 1967, è concessa ai lavoratori dipendenti da imprese pubbliche o private (anche se soci di imprese cooperative), da aziende o stabilimenti dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli Enti pubblici, che si siano particolarmente distinti per “singolari meriti di perizia, di laboriosità e di buona condotta morale”. I titolati ottengono il titolo di “Maestro del lavoro”. Requisiti per ottenere la decorazione sono avere compiuto 45 anni e avere “prestato attività lavorativa ininterrottamente per un periodo minimo di venticinque anni alle dipendenze della stessa azienda o di trenta anni alle dipendenze di aziende diverse, purché il passaggio da un'azienda all'altra non sia stato causato da demeriti personali”. La proposta di conferimento della decorazione deve provenire dal territorio o dall’azienda in cui è occupato il lavoratore.
Le decorazioni sono conferite il primo maggio con decreto del presidente della Repubblica su proposta del ministro per il lavoro e la previdenza sociale e, per gli italiani residenti all'estero, di concerto con il ministro per gli affari esteri.

L'intervista a Ugo Ruggeri
È maestro del lavoro dal 1998. Ricopre il ruolo di console provinciale a Pesaro. Urbinate di origini e, a suo dire, “nello spirito”, vive a Pesaro. Ci ha raccontato la sua esperienza.

Con quali motivazioni è stato nominato “Maestro del Lavoro”?
Sono “Maestro del lavoro” dal 1998. Non esiste un’unica motivazione, la decorazione viene assegnata per meriti valutati nel corso di tutta la carriera. Sono stato per molti anni dirigente Telecom e, come previsto dallo statuto, la proposta dell’onorificenza è stata avanzata dalla mia azienda.

Qual è il vostro ruolo?
Il nostro statuto prevede che chi viene decorato si impegni per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Amo molto definirci “traghettatori di esperienza”: abbiamo un ruolo pratico da non sottovalutare nei confronti di chi si avvicina alle prime esperienze. Tra le nostre attività più importanti c’è il dialogo nelle scuole: facciamo, per esempio, incontri in cui spieghiamo in modo semplice e chiaro come presentarsi ai colloqui di lavoro e come stilare un curriculum vitae. Poi facciamo anche altro: ci occupiamo di volontariato e cooperazione internazionale, ovviamente in base alle possibilità di ognuno.

Ci racconta come è nata l’onorificenza?
La “Stella al merito del lavoro” è una delle decorazioni più antiche, risale addirittura a un decreto regio del 1889. Allora era conferita insieme al cavalierato del lavoro, era cioè un’onorificenza unica. Con il regio decreto 3167/20 dicembre 1923, i due titoli sono stati separati. Così la decorazione di maestro del lavoro è divenuta peculiare dei lavoratori dipendenti: ne siamo felici, perché segnala la differenza rispetto a un titolo, quello di cavaliere del lavoro, che viene conferito agli imprenditori e si tramanda spesso per tradizione familiare. Del tutto diversa dalla nostra, che è una decorazione che si ottiene sul campo, dopo almeno venticinque anni di lavoro.

Come siete organizzati e quanti siete nella provincia?
Abbiamo una federazione nazionale, suddivisa in gruppi regionali e consolati provinciali, ognuno con un console e un consiglio; ogni due anni facciamo un convegno regionale. A Pesaro siamo circa 110. A questo proposito, però ho un cruccio: nella nostra zona vengono fatte ormai poche proposte, il primo maggio saranno nominati solo tre nuovi “maestri”, l’anno scorso ce n’è stato addirittura uno solo. Credo che succeda perché le aziende hanno paura di creare disparità tra i dipendenti.

Il mondo del lavoro è cambiato molto negli ultimi anni. Pensa una decorazione di questo tipo abbia ancora ragione di esistere?
Il numero di maestri del lavoro sta diminuendo e le ragioni sono sotto gli occhi di tutti. I nuovi ambienti di lavoro non sono certo favorevoli a creare rapporti duraturi e la mia preoccupazione è che i giovani non rimangano in azienda tanto da poter maturare l’esperienza e le capacità per divenire idonei alla decorazione. Inoltre, se un giovane vive sotto la mannaia del precariato, è sempre condizionato e ricattabile; per non dire che la sua dignità è compromessa. Quando il lavoro è certo, invece, le condizioni sono ben diverse. Da questo punto di vista, credo che il nostro ruolo sia estremamente importante, e noi non perdiamo occasione di esternarlo, addirittura gridarlo, forti del nostro prestigio: occorre che chi si avvicina per la prima volta al mondo del lavoro sappia che dedizione e impegno sono ancora importanti. Ed è quello che noi, con il nostro esempio, cerchiamo di fare; abbiamo il prestigio giusto per farci ascoltare a tutti i livelli. La “stella al merito del lavoro” è una decorazione che non finisce quando viene conferita: di lì in poi inizia un nuovo lavoro, la trasmissione dell’esperienza.

L’Ordine al Merito del Lavoro (i “Cavalieri del lavoro”)
È un’onorificenza destinata ai cittadini italiani (anche residenti all’estero) “che si siano resi singolarmente benemeriti”, segnalandosi “nell’agricoltura, nell’industria, nel commercio, nell’artigianato, nell’attività creditizia e assicurativa”. Gli insigniti ottengono il titolo di “cavalieri del lavoro”.
L’ordine fu istituito da Vittorio Emanuele III su proposta dell’allora presidente del consiglio Zanardelli; fu riordinato nel 1921, nel 1952 e nel 1986. Il presidente della Repubblica è capo dell’ordine, retto da un apposito consiglio presieduto dal ministro dell'industria, del commercio e dell’artigianato. Lo stesso ministro sceglie ogni anno 40 candidati, tutti imprenditori, da proporre al presidente della Repubblica. Fra questi ne vengono selezionati venticinque ai quali è conferito il primo giugno il titolo di “Cavaliere del lavoro”.

Nelle Marche i Cavalieri del lavoro sono oggi 14, i primi due nella provincia di Pesaro Urbino:

• Antonio Berloni (dal 2002, Pesaro)
• Valter Scavolini (dal 1993, Pesaro)
• Gastone Bertozzini (dal 2003)
• Diego Della Valle (dal 1996)
• Giorgio Grati (dal 1991)
• Adolfo Guzzini (dal 2004)
• Giuseppe Guzzini (dal 1992)
• Carlo Lucarelli (dal 1998)
• Francesco Merioni (dal 1995)
• Vittorio Merloni (dal 1984)
• Franco Moschini (dal 2001)
• Gennaro Pieralisi (dal 1999)
• Pietro Santarelli (dal 2005)
• Giulio Viezzoli (dal 1996)