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Urbino: un primo
maggio "scolorito"
di Valerio Mingarelli
Anche la Città di Urbino
si avvia verso la Festa dei Lavoratori, ma senza squilli di tromba.
Questa ricorrenza ogni anno di più sembra svuotarsi dei suoi
valori più spiccatamente ideologici ed economico-sociali:
il primo maggio, a Urbino come in tante altre parti d’ Italia,
è l’occasione per una giornata da passare al mare,
in montagna, e comunque davanti a una tavola imbandita tra fave,
pecorino e leccornie varie.
Nella città ducale la festa è
sentita né più né meno che dalle altre parti:
abbiamo interrogato sull’argomento alcuni politici e sindacalisti
di Urbino. Il sentimento nei confronti di questa ricorrenza è
fortemente condizionato dal particolare contesto lavorativo della
città: un’economia incentrata in gran parte sull’Università,
sul turismo culturale e sui servizi più strettamente legati
a questi due settori. Si può comprendere quindi che anche
in passato, le celebrazioni per il primo maggio non siano quasi
mai state connotate da momenti di aspro conflitto sociale.
La politica cittadina
Il consigliere comunale di maggioranza Lorenzo Ceccarini
(Ds) inquadra così la festa dei lavoratori: “Quella
del 1° maggio è una festa importante, in quanto deve
risaltare il diritto al lavoro. La nostra città però
ha un’economia particolare e, fortunatamente, un livello di
occupazione molto alto, quindi questa ricorrenza non è quasi
mai stata vista come momento per dare spazio a rivendicazioni o
altro. In generale poi c’è da dire che negli ultimi
dieci anni la società italiana è molto mutata, è
meno frequente il contrasto netto tra lavoratori e datori di lavoro.
In alcuni comuni limitrofi, più piccoli ma con un numero
maggiore di imprese, di manifestazioni o iniziative ce ne sono molte
di più. Però la tendenza che porta i lavoratori a
sfruttare questo giorno di festa per andare al mare o in montagna
si accentua ogni anno.
Il consigliere di minoranza Lucia Ciampi (Udc)
ci mette un po’ di “pepe” in più: “Il
lavoro, insieme alla famiglia e alla salute, è uno degli
aspetti più importanti della vita di un uomo. Per questo
la festa dei lavoratori deve essere la festa di tutti. Oggi invece
questa ricorrenza troppo spesso viene oltremodo politicizzata, con
la conseguenza che alle varie iniziative la gente non partecipa
più: il lavoratore non ne può più di chiacchiere
e “predicotti”, quindi è logico che preferisca
le scampagnate. Questa festa è molto importante, ma anche
qui a Urbino la riflessione su di essa porta con sé troppe
parole e pochi fatti. E’ necessario adoperarsi per aiutare
chi, nel proprio contesto lavorativo, si trova in difficoltà.
Senza dimenticarsi della sicurezza, altro diritto basilare per ogni
lavoratore”.
I sindacati
Anche gli esponenti dei sindacati ci raccontano di un primo maggio
dai toni blandi nel territorio ducale. Peppino Tarsi della
Cgil spiega come le iniziative più importanti del sindacato
avranno luogo in diverse città dell’alto pesarese ma
non a Urbino: “Ci saranno dei comizi in comuni come Sassocorvaro,
Macerata Feltria e Cantiano, cittadina dove il primo maggio è
strettamente legato alla sorte di un antifascista. A parte questo
però i momenti di dibattito e riflessione sono sempre più
ridotti: l’idea ricorrente oggi è quella di passare
una giornata all’aria aperta e godersi la bella stagione che
sta arrivando. La ricorrenza mantiene comunque il suo ruolo centrale
nella vita del sindacato, ma dalle nostre parti questo aspetto è
sempre meno sentito”.
Incisivo è invece il giudizio di Mario Borghi (Cisl).
“Noi non porteremo le nostre bandiere a spasso e non abbiamo
previsto iniziative di rilievo. Il primo maggio è una festa
grande, ma a tutt’oggi mi sembra che ci sia poco da festeggiare.
Io personalmente preferisco occuparmi dei pensionati, che lavoratori
lo sono stati, i quali sono stati davvero maltrattati dall’ultima
finanziaria. Per noi il primo maggio dovrebbe essere un momento
di confronto su problemi di imminente importanza, ma purtroppo oggi
non è più così, a Urbino come altrove”.
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