Il reality iracheno "Beit Beut"
REALITY WORLD

In Italia si parla di fine dei reality show, ma all’estero questo genere televisivo va ancora bene. In alcuni paesi anche molto. Certo, questo tipo di programmi è in trasformazione e sta attraversando una sorta di crisi; tuttavia, in generale, il numero dei reality cresce e ogni stagione spuntano le proposte più estreme e stravaganti.

di Roberta Di Matteo e Alessandro D'Amico

Il reality show si afferma da subito come un genere transnazionale. Il successo inizia con il “Big Brother” prodotto dalla Endemol, che nel 1999 debutta in Olanda. L’immediato successo fa sì che il format spopoli poi in altri paesi europei, negli Stati Uniti, in Asia e, recentemente, anche in Africa e Medio Oriente. Più di 50 emittenti hanno trasmesso la propria versione nazionale del “Big Brother” e in molti casi la trasmissione è arrivata alla settima o all’ottava edizione, acquistando telespettatori stagione dopo stagione.

Le tendenze in vari paesi del mondo

Negli Stati Uniti il reality show ha avuto da subito successo e, anche se il “Grande Fratello” non ha raccolto consensi plateali, nel giro di sette anni sono stati prodotti decine e decine di programmi simili. Attualmente tutte le grandi emittenti americane hanno in programmazione almeno quattro o cinque reality show. Cbs, Abc, Nbc, Mtv puntano ancora molto su questo genere, proponendo le idee televisive più bizzarre. Il pubblico statunitense è talmente numeroso e stratificato che è difficile individuare una vera e propria tendenza: per un programma che perde ascolti, ce n’è subito un altro che incolla milioni di spettatori davanti alla tv. La sfida negli Stati Uniti è diventata superare il limite e proporre programmi che toccano tematiche forti (ricongiungimenti familiari, scelta dei partner, scambio di mogli,…). “The biggest loser” è una delle novità sulla Nbc in cui i concorrenti, tutti obesi, si sfidano in una gara: chi perde più peso in minor tempo vince. Oppure “The Chamber” sulla Fox, dove i partecipanti sono sottoposti a prove di resistenza estrema, vicine alla tortura.

In Inghilterra il reality continua a mietere successo, anche se nel paese non mancano le polemiche. La stessa Bbc ormai dal 2000 ha dato spazio a questo genere televisivo e attualmente sono quattro i reality che vanno in onda solo sul primo canale. “Help!My dog’s as fata s me” in cui otto concorrenti si sfidano a far dimagrire il proprio cane; “The apprentice” che ricostruisce un ambiente di lavoro dove si può far carriera o essere licenziati; “Cast away” con partecipanti abbandonati su un’isola deserta. Ma non mancano idee anche più stravaganti: l’ipotesi di un programma nel quale le telecamere avrebbero seguito una coppia nel concepimento di un figlio, oppure una gara televisiva per individuare nuovi talenti destinati al mercato della pornografia. Anche in Inghilterra però si registra un’inversione di tendenza. Proprio qualche giorno fa la Itv, una delle emittenti più popolari dopo la Bbc, ha dichiarato che escluderà i reality dal prossimo palinsesto autunnale per puntare sulla qualità dei programmi.

In Francia i reality continuano a dominare i palinsesti televisivi delle maggiori emittenti nazionali. “Loft Story”, la versione nazionale del “Grande Fratello” ha avuto solo un’edizione, senza grande seguito, ma altri programmi hanno riscosso un successo enorme, specialmente quelli legati al mondo della musica. “Star Academy” è giunto alla sesta edizione e i vincitori delle varie stagioni stanno diventando veri e propri idoli musicali. Anche in Francia il dibattito è molto acceso e sono numerose le voci contrarie al dilagare della cos’detta “telerealité”.

La tv spagnola ha seguito la linea della tv nostrana. Dopo il boom del 2000 i reality hanno iniziato a trasformarsi, cercando di proporre idee che superassero il “Grande Fratello” (reality musicali, prove di sopravvivenza, scambio di case...). Oggi sono molti i format che vengono offerti dai palinsesti televisivi e la tendenza non sembra vicina a nessun cambiamento: “La isla de los famosos”, “La Granja de los famosos”, “Supervivientes” continueranno anche nelle prossime stagioni televisive.

La vera nuova frontiera dei reality è l’Oriente, dove questi programmi sono apparsi di recente e stanno riscuotendo un enorme successo di pubblico. Sono prodotti internazionali e vanno in onda sulle piattaforme satellitari che coprono macroaree, coinvolgendo più paesi nello stesso momento. “The amazing race Asia” è andato in onda da novembre 2006 a febbraio 2007 e ha sedotto milioni di spettatori indiani, filippini, malesi e tailandesi. Dieci concorrenti devono sfidarsi in una sorta di giro del mondo. Prove, trucchi, tranelli riempiono il percorso e quello che arriva alla fine col minor numero di penalità vince La seconda edizione sarà trasmessa anche in Giappone e verrà aperta alla partecipazione di concorrenti nipponici. Un pubblico già abituato e affezionato al genere, che non mancherà di far salire l’interesse.

Grande successo per questo genere televisivo anche in Medio Oriente, dove sono sbarcati dal 2003. L’ultimo arrivato è “Beit Beut”, il reality show iracheno. Uniti noi resistiamo, divisi noi crolliamo: questo lo slogan del programma, un mix tra Grande Fratello e Survivor. Sciiti, sunniti, curdi e cristiani vivono e collaborano sotto lo stesso tetto; i dodici concorrenti, divisi in due squadre, si sfidano in prove di fatica come trasportare carichi e costruire fienili. Ma può un programma televisivo riuscire dove in molti hanno fallito? Al-Sharqiya, l’emittente che lo trasmette, ne è sicura; l’audience che ogni puntata registra sembra avvalorare questa tesi. Anche il “Grande Fratello” della Endemol ha avuto un’edizione araba. Anzi, panaraba. Al-Ra’is (il capo) era il titolo della trasmissione. Migliaia di ragazzi si erano presentati nel 2004 alle selezioni; la “casa” era in Bahrein, piccolo stato nel Golfo Persico noto per la sua “modernità”. Nonostante gli altissimi ascolti, l’esperienza ha suscitato proteste quotidiane fuori dalla casa e critiche ininterrotte del pubblico musulmano. Così le ripetute sollecitazioni degli imam bahreniti e l’immancabile fatwa dall’Arabia Saudita hanno costretto l’emittente Mbc alla chiusura un paio di settimane dopo l’inizio. Nonostante le critiche non manchino, spopola dal Maghreb al Libano “Star Academy”, format della Endemol, nel quale i concorrenti affrontano ogni giorno lezioni e sfide di danza e canto. In Libano è in corso la quarta edizione. “Hawa Sawa” è stato uno dei primi reality show panarabi, in onda nel 2003. Un’esperienza non più ripetuta: era una sfida tra otto donne nubili. In palio, un marito. Nonostante le critiche sulla dubbia moralità, il reality è arrivato alla conclusione e c’è stata una vincitrice. In Libano va anche in onda “Project Fashion”, ovvero “come diventare stilisti in diretta”. Altro reality panarabo, con ventiquattro concorrenti, uomini e donne, provenienti da Libano, Arabia Saudita, Siria, Iraq, Tunisia, Marocco ed Egitto. Superando alcune prove di abilità, i concorrenti devono convincere il pubblico del loro talento; il vincitore viene eletto “stilista di moda”. E’ trasmesso sul canale Future Television.

Immancabile, il reality show è sbarcato anche su Second Life, il gioco on-line che dal 2003 ha creato una comunità virtuale dove vivere una seconda vita. “Big Brother Second Life” si è svolto nello scorso mese di dicembre. Quindici concorrenti – avatar, ovviamente – selezionati direttamente dalla Endemol, sono andati a risiedere per un mese in una casa virtuale trasparente; unico obbligo, quello di essere collegati per almeno otto ore al giorno. La casa, collocata nella Big Brother Island, era accessibile a chiunque 24 ore al giorno. Il premio per il vincitore, l’avatar Madlen Flint, è stato un’isola tropicale disabitata all’interno del mondo di gioco. (Tutto sui concorrenti sul sito www.bigbrothersecondlife.com)