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Aldo Grasso,
critico televisivo
del Corriere della sera |
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L'OPINIONE DEGLI
OPINIONISTI
Riuscirà “mamma Rai” rinnegando i reality e i suoi
grandi fratelli a ritornare, come affermava il regista e autore tv
Ugo Gregoretti “a contribuire con la sua programmazione all’arricchimento
culturale del Paese”? Dopo le dichiarazioni di Petruccioli il
mondo della tv si è diviso tra difensori del format e critici
severi. Il Ducato on line ha ascoltato alcuni di loro.
di Pasquale
Filippone e Federico Formica
Il professor Mario Morcellini, preside della facoltà
di Scienze della comunicazione de La Sapienza di Roma, è
tra i sostenitori delle parole di Petruccioli. “C’è
difficoltà nel nostro Paese – asserisce Morcellini
– a far percepire non solo al pubblico ma anche al dibattito
culturale qual è il vero spazio d’identità e
come si dovrebbe modernamente intendere il servizio pubblico televisivo.
La scelta di Petruccioli è capace di renderlo più
nitido, cercando di far capire che c’è una discussione
culturale specifica”. “Nella tv italiana – evidenzia
il preside di Scienze della comunicazione – manca da tempo
innovazione. C’è troppa ripetizione di stilemi e stili
di programmi televisivi già visti. I reality è l’espressione
più caricaturale di questa tendenza. Togliere di scena i
reality, perciò, significa inevitabilmente favorire l’innovazione
televisiva, quella che noi chiamiamo l’innovazione di prodotto
e qualità”. Ma è davvero così che si
riporterà a galla la tv di qualità? Secondo Morcellini,
“nella mente di Petruccioli il no ai reality significa cercare
di lanciare meglio altri programmi e altri generi. Personalmente
penso che i tempi siano maturi per una sperimentazione molto coraggiosa,
anche in prima serata, di programmi cd culturali. Ciò non
significa il pedagogismo, ma una rappresentazione realistica dei
bisogni delle generazioni, per esempio dei giovani. Noi li chiamiamo
molto spesso surreality, perché non raccontano minimamente
la vita dei giovani”.
Di parere opposto
è Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della
Sera e docente alla Cattolica di Milano. “Penso – ammette
Grasso - che quella di Petruccioli sia stata un uscita maldestra.
Il Presidente ha confuso il contenitore con il contenuto. Un amministratore,
inoltre, non deve occuparsi di programmi, questo toccherebbe semmai
al direttore generale. Il problema della Rai non sono i reality,
ma l’invasione della politica. E’ assurdo pensare che
se si tolgono i reality esce fuori la tv di qualità”.
Poi aggiunge, “il vero problema dei reality è, come
l’ho definito io, il lelemorismo. La tv italiana è
dominata da agenti che propongono le loro starlette e non c’è
più una linea editoriale. Se un reality avesse alle spalle
un progetto editoriale potrebbe essere anche interessante. Inoltre
se alla Rai si togliessero tutte le trasmissioni in appalto fuori
e date alla Endemol a Magnolia a Bibi Ballandi, non resterebbe più
niente. Questo è il vero problema, non i reality. Il problema
è cosa vogliamo fare della Rai”.
E mentre in casa Rai sta per partire in prima serata un altro reality
(“La sposa perfetta”, da un format turco) il futuro
de “L’isola dei famosi”, reality “ammiraglia”
della tv pubblica resta incerto. Se le parole di Petruccioli saranno
confermate, il reality, condotto fino alla scorsa stagione da Simona
Ventura, potrebbe sbarcare a Mediaset. “Bisogna capire –
dichiara Giorgio Gori, presidente di Magnolia, casa di produzione
del format - se la Rai apprezza ancora questo programma, in caso
contrario vedremo se qualcun altro si farà avanti”.
E sul dibattito interno ai reality Gori afferma: “Il 50% dei
ricavi della tv pubblica vengono dalla pubblicità e i reality
sono realizzati grazie a proventi pubblicitari. In Italia la Rai
è l’unico vero concorrente a Mediaset e se non si confronta
sul piano commerciale con la tv di Cologno Monzese lascia esclusivamente
a lei il campo in questo settore”.
Anche il professor
Carlo Freccero, dirigente Rai e docente a Roma Tre, dà
la sua definizione di lelemorismo: “E’ semplice. Ogni
anno è come se Mora mettesse in circolo dei bond, dei titoli.
Quindici-venti ragazzi e ragazze, collocati a valore zero. Già
dopo la prima apparizione televisiva il loro valore sale. Si arriva
presto al raddoppio, e si continua”. E conclude: “Questo
sistema si è formato dopo l’avvento del reality. E’
per questo che parlo di reality-soap: Il proseguimento, la moltiplicazione
per i canali multimediali del reality fuori del teleschermo”.
Per Freccero è necessario fare una distinzione chiara tra
i generi: “Non bisogna confondere il reality con la tv-verità,
tutti gli addetti ai lavori sanno che c’è una bella
differenza. Rappresentano due visioni contrapposte della vita. Due
generi televisivi diversi che hanno avuto successo in due epoche
diverse. La Tv-verità è la tv impegnata, tutta concentrata
sulla realtà e i suoi problemi. Il reality ora punta l’obiettivo
sui sentimenti e sulle emozioni partecipanti”.
Giovanni Boccia Artieri, presidente
della facoltà di Scienze della comunicazione a Urbino, pensa
che dietro la decisione di Gianni Petruccioli ci siano motivazioni
dettate dal marketing: “Penso che ci sia un motivo principale
per cui Petruccioli ha deciso di togliere i reality: è un
genere che non ha più alcuna spinta propulsiva. Ad oggi,
in Rai non c’è nessun format particolarmente innovativo”.
Il presidente della televisione di stato, dunque, fa una scelta
strategica e “morale” allo stesso tempo. Potrebbe essere
questa l’occasione per sbarazzarsi di un genere che non ha
mai avuto troppa fortuna in Rai e che, per la sua deriva trash,
si addice sempre meno ad un servizio pubblico. “Petruccioli
ha fatto un discorso oculato- continua il professore- perché
in Rai l’unico reality show che davvero ha funzionato è
stato l’Isola dei Famosi”.
Ma neanche l’Isola, ormai, naviga più in buone acque.
Ad oggi, non è neanche sicuro se ci sarà una prossima
edizione: “Il format su cui la Rai ha più puntato,
l’Isola dei Famosi, al momento non ha più molto da
offrire: per rilanciarsi avrebbe bisogno di modifiche importanti.
Col passare delle edizioni è diventato sempre più
un format dell’emotività, gli autori hanno cercato
di inasprire le condizioni di vita nell’isola in modo da esasperare
i rapporti tra i partecipanti e istigarli al litigio. E il pubblico,
di litigi inizia ad averne abbastanza”.
La Rai quindi, non farebbe un gran sacrificio a togliere i reality-show
dal suo palinsesto. Ma come si potrebbero riempire gli spazi lasciati
vuoti dall’Isola? La risposta, per Boccia Artieri, è
semplice: “Per la Rai, i cavalli di battaglia sono gli show
generalisti e le fiction, che produce in grande numero e hanno sempre
un buon successo di pubblico”.
Ma secondo Boccia Artieri, il reality
non è agli sgoccioli soltanto in Rai: “Questo tipo
di programma televisivo è destinato a diventare un prodotto
di nicchia. Che stia già accadendo lo dimostra la nascita
di reality pornografici, o con soli intellettuali”.
A quanto pare, è un destino ineluttabile. Le Cassandre del
reality show già si erano espresse sette anni fa, quando
gli italiani scoprirono e si innamorarono del Grande Fratello: “Quando
il reality sbarcò in Italia, gli analisti avevano previsto
che nel 2007 l’interesse del pubblico avrebbe avuto un tracollo,
dopo un 2005 di grande successo. Ed è precisamente quello
che sta accadendo”.
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