Milena Gabanelli risponde

di Elisa Anzolin

“Quello di Barnard è un attacco personale e diffamatorio”. Milena Gabanelli, conduttrice e autrice di Report, non ci sta. E gli altri giornalisti che lavorano nella redazione sono con lei.

“Tutte le inchieste trasmesse da Report sono realizzate da collaboratori – spiega Milena Gabanelli - nessuno è un dipendente della Rai, nemmeno io. Ho un contratto annuale, anche se con qualche garanzia in più rispetto agli altri. Con l’azienda abbiamo infatti raggiunto un accordo secondo il quale, se dimostro di aver agito in buona fede, la Rai mi difende anche nelle cause civili”. Tutti i giornalisti di Report hanno infatti l’assistenza legale nella cause penali, ma non in quelle civili, dove oltre all’autore del servizio, vengono chiamati in causa anche l’autore del programma e la testata.

“I nostri collaboratori quando vendono il proprio servizio alla Rai – racconta Milena Gabanelli - si assumono la responsabilità del contenuto e i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. Nel contratto c’è infatti una clausola (la cosiddetta clausola di manleva, ndr) che lo stabilisce. Questa è una prassi consolidata anche in altre testate per regolare i rapporti di lavoro con i collaboratori. Anche Barnard ha firmato quella clausola e quando l’ha fatto era pienamente cosciente di quello che stava facendo”. Per i presenti e futuri collaboratori di Report questo problema non ci sarà più. “Dall’anno scorso, dopo tante battaglie – racconta Milena Gabanelli – la clausola di manleva è sparita dai contratti”.

Paolo Barnard contesta inoltre che la linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sia quella di chiedere ai giudici di imputare a lui, “ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa”. Milena Gabanelli spiega che questa era la linea scelta dagli avvocati della Rai, che oltre all’azienda difendevano anche lei, ma che non ha mai rappresentato le sue intenzioni. E infatti, già all’inizio del 2005, ha redatto un documento per impedirlo. “Ho consegnato agli avvocati della Rai una memoria difensiva in cui mi assumevo la responsabilità del filmato trasmesso. Questo documento rende inapplicabile la rivalsa dell’azienda nei confronti di Barnard. E comunque ci metto la mano sul fuoco che la Rai, anche se giudicata colpevole, non si rivarrà su Barnard, tanto più che la causa in questione prevede un risarcimento irrisorio rispetto alle cifre che di solito ci chiedono”.

E le cifre di risarcimento che ogni anno vengono chieste a Report nelle cause civili sono davvero alte. “Nel 2007 abbiamo ricevuto istanze per un totale di 250 milioni di euro. L’editore – spiega la Gabanelli – quando è chiamato in causa, deve accantonare in un fondo rischi la metà della somma che gli viene richiesta. Quindi per Report ha dovuto mettere da parte 100 milioni di euro Un’azienda normale a questo punto avrebbe fatto chiudere il programma, ma la Rai non l’ha fatto, anzi ci ha dato anche l’assistenza legale nelle cause penali. Finora, comunque, non abbiamo mai perso una causa”.


(14 Marzo 2008)

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