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L'intervento di Alex Zanotelli
« Rimango esterrefatto per quanto è
avvenuto al giornalista Paolo Barnard
abbandonato a sé stesso dalla RAI e dalla stessa Milena Gabanelli,
la
conduttrice di Report.
Ho sempre ammirato il lavoro giornalistico di Paolo Barnard. Penso
che le
sue puntate su Report siano le più belle del giornalismo
italiano.
Ora Paolo Barnard è stato portato in tribunale per la puntata
( " Little
Pharma & Big Pharma ") del 11/10/2001 e ripetuta, su richiesta
del pubblico,
il 15 /02/ 2003. Per quella inchiesta la RAI e la Gabanelli furono
citati in
giudizio il 16/11/2004. Nonostante le assicurazioni da parte della
RAI,
Paolo Barnard è ora abbandonato al suo destino. Questo è
un comportamento a
dir poco criminoso. E questo non solo perché tocca a Paolo
Barnard , ma
perché vengono così messi a tacere tanti giornalisti
che troveranno così
sempre più difficile fare giornalismo serio.
So che sempre più telegiornali sia della Rai che di Berlusconi
escono con
notizie decurtate dagli uffici Affari Legali delle rispettive aziende.
Questo anche per la stampa e radio.
Chiedo che gli editori difendano i loro giornalisti che rischiano
per il
pubblico interesse, e che si impegnino a togliere le clausole di
manleva dai
contratti che gli stessi giornalisti sono obbligati a firmare.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più potere paralizzante
sulla denuncia dei
misfatti italiani a mezzo stampa o Tv.
Questa è una lotta per la libertà di stampa, colonna
portante di qualsiasi
democrazia». ( Alex Zanotelli )
L'intervento di
Gherardo Colombo
«Ho seguito con attenzione il dibattito
Barnard - Gabanelli sui limiti della
tutela legale che la RAI garantisce ai propri collaboratori.
Non voglio entrare nel merito della vicenda specifica, che del resto
è stata
rappresentata attraverso il contraddittorio dei due protagonisti
in modo
che ciascuno è in grado di farsene un'opinione, e ciò
a prescinder e dal
giudizio del Tribunale di Roma sulla lesività o meno del
contenuto
dell'inchiesta nei confronti di chi se n'è sentito offeso.
Ma mi interessa molto il problema che dalle dichiarazioni di entrambi
i
giornalisti sembra affiorare: quello della censura indiretta verso
l'informazione, magari approfondita e veridica, ma proprio per questo
spesso scomoda, che si attua semplicemente utilizzando il timore
dei
giornalisti di essere non tanto chiamati a rispondere della correttezza
del
loro lavoro, ma costretti a sostenere da soli tutte le spese legali
a ciò
necessarie, trovandosi magari paradossalmente contrapposti allo
stesso
ente che liberamente si è avvalso dei loro reportages.
Emerge che questa censura non ha bisogno neppure di dichiarazioni
o di
dinieghi, perchè si maschera dietro un meccanismo legale
capace di far
leva sul timore delle conseguenze personali e familiari che un'inchiesta
o
un reportage può innescare; si avvale più o meno consapevolmente
di
autolimitazioni, del buon senso che spinge soprattutto chi tiene
famiglia a
chiedersi se ne valga la pena.
Mi viene in mente che ad analoghi risultati in termini di carenza
di
completezza e libertà di informazione può condurre
il diffuso precariato
anche nel mondo giornalistico.
Mi chiedo se stante la centralità del ruolo dell'informazione
per
l'effettività di una società democratica, dove la
chiave del potere di
scegliere sta nella nella reale possibilità di conoscere,
non sia il
momento di dare statura costituzionale a regole essenziali che
garantiscano l'indipendenza dell'informazione, che mi pare sia divenuta,
con l'esplosione dei mass media, una guarentigia non meno importante
di
quella dell'ordine giudiziario, perchè è pur sempre
di controllo
dell'esercizio del potere nelle sue più varie forme di espressione
che si
tratta.
Forse la migliore risposta al dibattito in atto tra due persone
molto
stimate nella società civile, e alle domande che in molti
si sono
sollevate, sarebbe un approfondimento propio televisivo del tema,
una
riflessione sincera su quanto il motivato timore dei singoli, stanti
le
regole del sistema, finisce per pesare sulla dose di verità
e
completezza dell'informazione RAI; e non solo». ( Gherardo
Colombo )
(14 Marzo 2008)
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