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Il Papa e l'ateneo
di Laura Ponziani

benedetto XVIBenedetto XVI sarebbe dovuto intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico dello storico ateneo romano. Ma le polemiche prima del suo arrivo, hanno suggerito alla Santa Sede di "soprassedere alla visita".
Una lettera firmata da 67 docenti chiedeva al Rettore di ritirare l’invito, in nome della laicità del sapere (con particolare riferimento alle posizioni del Papa nei confronti del processo a Galileo).

«Il Papa non ha potuto proferire la sua mirabile omelia universitaria e allora l'abbiamo invitato qui, per commentarla insieme». Il blogger Azael riporta sul suo sito personale, un'intervista di fantasia con il Santo Padre. Irriverente e ironico, il blogger misterioso inserisce, in un dialogo inventato con "Ratzy", alcuni brani del discorso che Benedetto XVI avrebbe dovuto leggere in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, discorso poi letto da un professore.
Nella blogosfera i post sul pontefice si rincorrono. Dai commenti ironici alle voci inascoltate dai media "main stream". Interrogando Google con: "Ratzinger+Sapienza" si ottengono 12.000 risultati. Un piccolo record per un fatto di cronaca... locale.

« Il Papa potrebbe inaugurare l'anno accademico al Cepu», ironizza Lia Celi sul blog MacchiaNera. E continua: «Detto fra noi, l’ottanta per cento dei giovani italiani non sa perché si alternano il giorno e la notte: chi ha offeso di più Galileo, la Chiesa della Controriforma o la scuola della riforma Moratti?». Un post che scatena un acceso dibattito.

Mario Natangelo, su "Blogosfere", una delle tante piattaforme disponibili in rete, pubblica una sua vignetta nella quale paragona la vicenda del Papa a quella del Guardasigilli Clemente Mastella: «Il Papa – recita la striscia comica – è contro la Sapienza, Mastella è contro la giustizia».

A fare un po' di chiarezza ci pensa Luca De Biase sul suo blog con un post intitolato "Che cosa insegna la Sapienza".
Scrive De Biase: «La vicenda della Sapienza è purtroppo istruttiva.
1. Il papa aveva accettato di andare a parlare alla Sapienza, ma non ci può andare
2. Il discorso che avrebbe fatto era di tutto rispetto, ma è passato in secondo piano
3. Il rettore si è fatto molta pubblicità, ma non ha potuto imporre la propria volontà
4. Gli scienziati hanno fatto conoscere la propria volontà, ma non hanno dimostrato grande tolleranza
5. La scienza e la religione vivono in dimensioni diverse, ma nel dibattito sono apparse come pensieri alternativi
La vicenda della Sapienza insegna il valore delle avversative. (Ma probabilmente abbiamo bisogno di un approfondimento)».

Nella "blogosfera" non mancano le voci dei protagonisti. Antonio Caracciolo, insegna Filosofia alla Sapienza a Roma. «La visita di Ratzinger – scrive Caracciolo - assume i connotati di una conquista manu militari dell’ultima area di resistenza di un pensiero che non vuole rinunciare alla sua laicità e non si arrende ai poteri forti»
In rete ci sono anche i precari di chimica dell'ateneo romano, che riportano il testo della loro lettera pubblicata sul Messaggero «L’invito del Rettore al Pontefice a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico della Sapienza Università di Roma – scrivono alcuni dipendenti del Dipartimento - ha innescato una serie di eventi che ha riempito la cronaca italiana di questi giorni, mascherando i veri problemi dell’università che avrebbero dovuto essere discussi in questa occasione. Noi siamo particolarmente interessati a porre in evidenza il problema annoso dei 'precari della ricerca' dell’Università e denunciare la nostra delusione nei confronti del Ministro Mussi».

Infine il blog "Liberali per Israele" riporta l'appello di Magdi Allam: «Io sto con il Papa - scrive il giornalista egiziano - noi diciamo con estrema chiarezza e totale determinazione che stiamo in modo inequivocabile dalla parte del Papa, del suo diritto ad esprimere nella più assoluta libertà il suo pensiero, del suo dovere spirituale e morale a illuminarci sulla posizione della Chiesa e della fede cattolica in tutte le questioni che concernono l’insieme del nostro vissuto, fermo restando la libertà di scelta di tutti».