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I "guru" dello sport
italiano
di Valerio Mingarelli
Sono diversi i personaggi dello
sport italiano che, nella loro disciplina, hanno creato vere
e proprie “scuole” e hanno modificato l’approccio
e la “forma mentis” delle loro squadre e dei loro
atleti, tanto da trovare estimatori anche fuori dai confini
nostrani. Se Fabio Capello è un modello per chiunque,
nel mondo, voglia guidare una squadra di calcio, anche altri
uomini nello stivale e al di fuori hanno scritto pezzi di
storia dello sport.
Ettore
Messina
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Nato a Catania 48 anni fa, Ettore Messina
è il più grande allenatore di basket di
scuola extra-americana di tutti i tempi. Dopo aver cominciato
nelle giovanili della Reyer Venezia, per tutti gli anni
’80 fa da assistente a tanti tecnici di grande spessore
come Mangano, Gamba, Bucci e Hill. Nel ’90 diventa
capo-allenatore della Virus Bologna: scudetti e coppe
Italia con le V nere gli valgono la poltrona di Ct azzurro.
Con la nazionale conquista l’argento agli europei
in Spagna nel ’97. Poi torna alla Virus, e arriva
un'altra valanga di successi con il grande slam (scudetto-eurolega-coppa
Italia) del 2001. Dal 2002 al 2005 è alla Benetton
Treviso, dove conquista un tricolore due coppe Italia.
Nel 2005 emigra in russia al Cska Mosca con il quale si
laurea subito campione d’Europa. E’ tuttora
head coach dei russi, ma molti pensano che sarà
il primo tecnico europeo ad approdare nella Nba. |
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Mario Cotelli
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Ha 64 anni ed è il mentore del grande “miracolo
delle nevi” italiano. Direttore tecnico della Nazionale
italiana di sci negli anni ’70, con lui lo sci alpino
diventa uno sport di squadra. E’ la guida della
“Valanga azzurra”, termine coniato dal giornalista
Massimo De Marco nel ’74, forse la più grande
rappresentativa della storia del circo bianco. A pochi
anni dall’avvento della Coppa del Mondo (nata nel
’66), Cotelli costruisce intorno al talento cristallino
dell’altoatesino gustavo Thoeni un gruppo di sciatori
formidabili come Piero Gros, Fausto Radici, Franco Bieler,
Rolando Thoeni, Paolo De Chiesa e il fortissimo discesista
Herbert Plank. In quegli anni per l’Italia arriva
un’incetta di coppe del Mondo, medaglie mondiali
e soprattutto olimpiche (a Sapporo ’72 e a Innsbruck
’76). Negli anni seguenti anche gli squadroni austriaci
e svizzeri seguiranno il suo modello di gestione tecnica. |
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Andrea Anastasi
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La nazionale di volley maschile è sempre stata
tra le più forti al mondo, grazie ai tanti successi
conquistati sotto la guida del genio argentino Julio Velasco.
Dopo i primi anni ’90, pieni di vittorie e medaglie,
la Nazionale di pallavolo riesce a tornare grande nel
1999, quando con Andrea Anastasi, 47 anni, conquista la
World League e, l’anno dopo, il bronzo alle Olimpiadi
di Sidney. Il 2001 è l’anno dell’argento
europeo. Poi, nel 2002, il tecnico lombardo lascia e dopo
qualche anno di stop arriva la vera chicca della carriera:
l’oro europeo 2007 con la Nazionale spagnola, tutt’altro
che favorita nel torneo. Questa vittoria gli vale il ritorno
sulla panchina azzurra, con un contratto che scadrà
nel 2010. Con l’Italia Anastasi ha vinto il 72%
delle gare disputate: una percentuale da urlo. |
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Flavio Briatore
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Piemontese, 57 anni, dopo aver fatto l’assicuratore
e il consulente finanziario, si affaccia al mondo dei
motori negli anni ’80. Nel 1988, quando la famiglia
Benetton gli dà l’incarico di direttore commerciale
del Team di Formula 1, Briatore si dice non affascinato
dal mondo sportivo. Ma dopo qualche anno, il suo carisma
viene subito fuori: si affida all’ingegnere John
Talkinshaw e, con esso, fa approdare nel circuito Michael
Schumacher. Col pilota tedesco nasce un feeling particolare,
e a sorpresa arriva il mondiale del 1994. L’anno
seguente, per la Benetton è doppietta: mondiale
piloti e mondiale costruttori. Quando Schumacher passa
alla Ferrari, Briatore lascia. Ma la voglia di motori
è forte e nel terzo millennio torna ai box con
la Renault. Dalla Minardi fa arrivare il giovane pilota
spagnolo Fernando Alonso, col quale stravince il mondiale
piloti (e anche quello dei costruttori nel 2005 e nel
2006). Noto anche per le cronache di vita mondana, è
ancora alla Renault ed è il manager più
considerato nella Formula 1. |
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Alfredo Martini
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Nato nel 1921, ha vissuto quasi un secolo di ciclismo
ad alto livello e a 86 anni tutti i direttori sportivi
delle più grandi squadre sono ancora lì
a chiedergli consigli. Gregario di Fausto Coppi negli
anni dopo la seconda guerra mondiale, nel ’69 diventa
direttore sportivo alla Ferretti. Nel 1975 riceve l’incarico
di commissario tecnico della Nazionale italiana di ciclismo.
Porta alla maglia iridata Moser, Saronni, Argentin, Fondriest
e Bugno (2 volte). Guida in azzurro anche Marco Pantani,
argento nel mondiale colombiano del ’95. E’ancora
supervisore tecnico delle nazionali italiane, e fedele
consigliere dell’attuale Ct Franco Ballerini. In
molti nel ciclismo lo considerano una leggenda: il due
volte iridato Paolo Bettini ha dichiarato che nei mondiali
da lui vinti negli ultimi due anni i consigli di Martini
sono stati basilari. |
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