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I
giorni del meeting
di
Lisa Baracchi
“Ci siamo”, è lo slogan della manifestazione
“impariamo a partecipare per cambiare le regole
del gioco”. Nella sede di sociologia dell’Università
di Urbino c’erano davvero e partecipavano attivamente,
erano 260 ragazzi. Venivano da varie parti d’Italia
e anche d’Europa. Per la maggior parte erano entusiasti
dell’iniziativa, avevano giudizi positivi sull’organizzazione.
Soprattutto erano contenti di aver ascoltato le idee
degli altri e di aver fatto le proprie proposte.
Antonio
viene da Reggio Calabria: “Non sono mai venuto
a un meeting di questo genere, non avevo grandi aspettative
- dice - e sono rimasto positivamente sorpreso, sono
incontri molto ben articolati, sono venuti fuori spunti
interessanti”.
“Tutti hanno voglia di dire confrontarsi e più
parliamo più abbiamo voglia di condividere le
idee”, racconta Barbara, all’uscita del
workshop sul tema “cittadinanza attiva”:
“Sono state fatte anche proposte pratiche come
l’istituzione dei consigli comunali dei giovani
in tutte le regioni”. Alcuni ragazzi vengono da
questi organismi istituzionali, Monica, Roberta e Aldo
sono stati eletti dall’ottobre scorso nel consiglio
comunale giovanile di Norma nella provincia di Latina:
“L’attività che stiamo svolgendo
qui è come un addestramento, un modo utile per
capire come ci si deve confrontare, come si deve fare
anche fuori, nel confronto con le nostre realtà
locali”. Sono stati eletti dai giovani tra i 15
e i 25 anni del loro comune, hanno un loro giornale,
hanno organizzato concerti, hanno aperto una sede dove
si riuniscono almeno una volta al mese. A Urbino nei
giorni del meeting hanno aderito al laboratorio video,
confezioneranno un cortometraggio per raccontare l’iniziativa
della provincia di Pesaro e Urbino.
Nell’aula C1 della facoltà di sociologia,
in via Saffi15, un gruppo di ragazzi discute di cittadinanza
politica, il coordinatore è Francesco Ramella,
professore di sociologia economica, che svolge un ruolo
di mediatore. I temi sono quelli legati allo spazio
che i partiti lasciano ai giovani, se è opportuno
o meno far votare anche i sedicenni, come e dove è
meglio procurarsi un’educazione politica.
Nell’aula C3 si è svolto il workshop di
“cittadinanza attiva”, il più affollato.
Sulla finestra sono appesi dei cartelloni che riassumono
per punti le discussioni delle giornate precedenti,
su dei pannelli ci sono dei bigliettini colorati con
delle parole e delle frasi. Yuri Karepov, un sociologo,
è uno dei coordinatori: “la stessa organizzazione
degli incontri è fatta in modo da favorire la
partecipazione”.
Nessuno se ne va prima della fine, sono quattro ore
di discussione.
Ci sono anche rappresentati delle istituzioni, in funzione
di ascoltatori. I coordinatori dovranno scrivere un
documento di sintesi delle cose che sono state dette,
tra cui l’importanza che il gruppo di giovani
attribuisce all’esperienza Erasmus: “mi
pare di poter concludere che il gruppo sottoscrive le
affermazioni di Prodi”, conclude un organizzatore.
Ogni partecipante ha scritto su un cartellino il proprio
nome, alla fine della seduta i scambiano le mail. L’età
media è di 23-24 anni, una differenza importante
rispetto agli anni precedenti quando avevano aderito
all’iniziativa uomini e donne di 35-40 anni. Dalla
critica del comitato organizzatore nasce il risultato
di quest’anno.
Alle una è stato organizzato un buffet nel cortile
dietro la libreria La Goliardica: cresce sfogliate con
il prosciutto, arance, succhi di frutta, e bottigliette
di acqua per tutti, e gratis.
Nel pomeriggio erano previsti laboratori ma con un numero
ristretto di ragazzi. Claudia, studentessa dell’Accademia
di Belle Arti di Urbino è sugli scalini della
Scuola del Libro in via Bramante, aspetta l’inizio
del laboratorio di cinema d’animazione: “La
cosa più attesa da tutti, comunque, è
la notte bianca di stasera. Negozi, musei e locali aperti
fino a tardi. Sarà bello”.
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