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Questione di satira... o no?

di Maurizio Molinari

Fin dai tempi di Aristofane la satira parla di sesso, politica, religione e morte.
A dirlo è Daniele Luttazzi che, però, dimentica un quinto argomento da lui spesso tirato in ballo nei suoi show sia in teatro che in tv: la merda. Ed è proprio la coprolalia (il parlare di feci) ad aver indotto La7 a sospendere la trasmissione delle puntate del Decameron , o almeno così sembra. Infatti in un monologo il comico romagnolo ha evocato la scena del suo collega di rete, Giuliano Ferrara, coconduttore di Otto e Mezzo, adagiato in una vasca da bagno e coperto di feci da Berlusconi, Previti e Dellutri.
L'attore e musicista, in un'intervista a Repubblica, adombra l'ipotesi che la sospensione del programma sarebbe dovuta a una puntata registrata, ma ancora non andata in onda, dedicata all’ultima enciclica papale.

È la terza epurazione, questa, per Luttazzi.
Lla prima volta nel 1989. Quando, nella trasmissione “Fate il vostro gioco”, di Rai 2, prese di mira il partito Socialista, Fu bandito dalla tv pubblica fino al 1994. Sempre nel 1989 anche Tele Montecarlo censurò Luttazzi, proibendo la messa in onda di due interviste impossibili: Luttazzi intervista Gesù e Luttazzi intervista Hitler.
Ma l’epurazione più famosa è quella del 18 aprile 2002, entrata nella storia col nome di "editto bulgaro": da Sofia, l’allora premier Silvio Berlusconi aveva infatti intimato di cacciare dalla Rai i giornalisti Enzo Biagi e Michele Santoro e, per l’appunto, il comico Daniele Fabbri, in arte Luttazzi.

Una lunga storia
La vicenda che in questi giorni coinvolge l’attore romagnolo, quindi, non è che l’ultimo esempio di censura della satira in tv: come non ricordare il programma Raiot, di Sabina Guzzanti, che doveva esser trasmesso da Rai 3 e di cui andò in onda una solaserata, il 16 dicembre 2003: “Armi di distrazione di massa”, era il titolo di una puntata che parlava di informazione e disinformazione. Un’altra vittima illustre di censura televisiva è stato Beppe Grillo che, nel 1986, nel varietà del sabato sera “Fantastico”, accusò Bettino Craxi – allora presidente del Consiglio – e tutto il suo partito, il Psi, di essere dei ladri. E Craxi, sedici anni prima del suo amico e in questo caso omologo Silvio Berlusconi, ostracizzò Grillo dalla Rai. Il comico genovese poté tornare sulla tv pubblica solo nel 1993, in piena tangentopoli, con lo spettacolo “Beppe Grillo Show”.

Tornando indietro con gli anni, nel 1959 viene sospesa la trasmissione “Un due tre” di Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello per le loro battute sul presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Nel 1960 è la volta di Enzo Tortora, che subisce ostracismo decennale perché - in una sua trasmissione - l'imitatore Alighiero Noschese si accanisce sul democristiano Amintore Fanfani. E nel 1962 Dario Fo e Franca Rame si ritirano da “Canzonissima. Il futuro premio Nobel per la letteratura raccontava ai dirigenti Rai come fosse possibile, nella totalitaria Polonia, prendere in giro il Primo Ministro Gomulka e loro, per tutta risposta, gli assicuravano che anche lui poteva prendersi gioco del premier di Varsavia. Ma a irritare i vertici di Viale Mazzini e a farli optare per la censura delle scene di Fo e della Rame, fu un’altra esibizione in cui l’attore milanese satireggiava gli imprenditori edili e la loro spregiudicatezza riguardo le morti sul lavoro. Ma nella tv di Ettore Bernabei si agiva anche vietando l’utilizzo di certe parole: banditi i termini amante, parto, vizio, verginità, talamo,alcova, amplesso, membro del parlamento, in seno alla commissione. Anche le canzoni, negli anni ’60, subivano censura: un esempio su tutti è “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitier”, scritta da Fabrizio De Andrè e Paolo Villaggio, in cui compariva la parola “puttane”.

Eppure la stessa tv pubblica, qualche decennio dopo, ha mandato in onda su Rai Sat una trasmissione a puntate, “Off. La tv che... meglio di no”, completamente dedicata alla censura televisiva. La7, per tornare a Luttazzi, rimprovera al comico romagnolo di non aver agito in maniera responsabile nell’utilizzare la libertà che il contratto gli accordava. Ma, come diceva Achille Campanile, “l'autocensura è una qualità che la tv richiede a tutti quelli che lavorano per lei, ma essi non riescono ad averla che in due pezzi separati: l'auto e la censura”.

Linkografia
http://www.scudit.net/mdtvcensura.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Diktat_bulgaro
http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Luttazzi
http://sixa.blog.excite.it/permalink/49575
http://www.arengario.net/stam/sett031123.html