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A
Natale (non) siamo tutti più buoni...
di Matteo Marini
Chi
può se ne va. Quindicimila abitanti, molti più studenti,
e un Natale vuoto come le palle appese all’albero. Gli universitari
fuori sede fanno ritorno ai rispettivi paesi, magari via bretella
(a nemico che fugge ponti d’oro!), mentre gli urbinati, dal
centro, se ne sono già andati da un pezzo. Lo si intuisce
nel silenzio delle strade dopo le otto di sera, e dalle lamentele
dei sacerdoti, che nelle parrocchie non trovano più altro
che echi di risate goliardiche e scritte sui muri. La messa del
25 è poco più che un’abitudine, e magari suggestione,
in uno dei borghi medievali più apprezzati d’Europa.
E a Urbino chi ci rimane? Ci rimane il prete. Direte, solo lui?
Ci sono anche i negozianti, quelli che hanno arredato con pezzi
di scarto le vetrine e le esposizioni esterne: si vedano per esempio
le renne tubolari con lampadine a risparmio energetico e i finti
alberi che assomigliano a code di rettili alati o nella migliore
delle ipotesi a pile di monetine appiccicate con colla vinilica.
Che la discarica di Ca’ Lucio sia già colma? Ma Tanto
poi che differenza fa, avranno pensato gli esercenti, se in giro
non si vede nemmeno un’anima?
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