 |
| La locandina
de "L'invasione degli ultracorpi" |
|
|
AL CINEMA CON
WOODY "ALIEN"
Gli extraterrestri hanno ispirato le opere di molti registi dai primi
anni del '900 a oggi. Scientology, la religione cui hanno aderito
tra gli altri Tom Cruise e Chick Corea, assicura: "Veniamo da
un altro mondo". E in Tv imperversano i serial sulle "realtà"
paranormali.
di Filippo Brunamonti
Natalie Walet, diciassette anni, pensa a se
stessa come a un essere immortale, o "thetan", che ha
vissuto trilioni di anni, e continuerà a rinascere in eterno.
Non siamo in un film, ma a Clearwater, in Florida. Natalie ha appena
iniziato il proprio cammino verso l'illuminazione, noto come Ponte
verso la Libertà Totale. È un membro di Scientology
a tutti gli effetti. Il viaggio "ai confini della realtà"
parte da qui. Da un Tom Cruise "Thetan Operante" o OT:
un essere illuminato che possiede il controllo totale di se stesso
e dell'ambiente che lo circonda. Può muovere oggetti inanimati,
lasciare il proprio corpo, controllare telepaticamente gli animali
ed esseri umani. Ai livelli supremi, si libera dell'universo fisico,
fino a controllare Materia, Energia, Spazio, Tempo. Non a caso,
solo un anno fa nel remake de "La guerra dei mondi", il
suo personaggio correva, contratto e rabbioso, per salvare il pianeta
da un attacco alieno. Risultato: gli alieni spiravano perché
intossicati da batteri e germi umani. Una massima che, Scientology
o meno, ci (tele)trasporta al 1902 per capire appieno il bisogno
del "diverso" al cinema.
L'epoca di Orson Welles
Il primo alieno di celluloide risale a "Viaggio sulla
luna" ("Le voyage dans la lune"), un cortometraggio
di quindici minuti diretto da Gorge Méliès e ispirato
alle opere di Verne e Wells. Gli spettatori, poco avvezzi alla fantascienza,
incontrano per la prima volta i Seleniti, micidiale simbiosi tra
insetto e uccello, interpretati dagli acrobati del Folies Bèrgeres.
A differenza di George Lucas, che nella saga di "Guerre stellari"
trasforma ogni immagine in un fumetto digitale svuotato di pesi
e corpi, nel 1938 Orson Welles adatta il romanzo di Herbert George
Wells in un celebre programma radiofonico nel 1938. La storia, narrata
in forma di cronaca, è interpretata in modo così realistico
che una parte del popolo statunitense crede all'invasione extraterrestre,
rimanendo a lungo in stato di shock.
Fabbrica di alieni in widescreen sono senza dubbio gli
anni Cinquanta. Terminato il periodo della guerra fredda, arriva
in sala "L’invasione degli ultracorpi" ("The
invasion of the body snatchers"), dove enormi baccelloni
occupano corpi umani e vanno in overdose di realtà.
Arriva Superman
Tra i Sessanta e i Settanta, i sociologi si accorgono che
gli adolescenti vivono l'esplosione degli ormoni come le mutazioni
che trasformano i loro personaggi preferiti in creature eccezionali,
come loro devono quindi giostrarsi tra le pressioni di identità
contrastanti - chi sono? Chi sto diventando? - e stressarsi cercando
di capire che forma assumerà il loro corpo e la loro personalità.
Cercando di accettarsi e di farsi accettare dagli altri. Implodono,
a ruota, "Superman" e "Starman". Quegli anni
continuano ad essere gonfi di cinema. Fremono, sputano sangue, grondano
fantascienza. Senza "Alien" di Ridley Scott, per ammissione
dei maggiori esperti di cinema, non esisterebbero i capolavori baloon
che oggi conosciamo.
Da Star Trek a E.T.
Connessioni dinamiche con gli anni Ottanta, invece, sono evidenti
in opere più leggere e scorrette come "Explorers"
e "Balle spaziali" ("Spaceballs").
Nel primo, tre patiti per i videogiochi compiono un viaggio attraverso
il "campo sferico di energia magnetica", nel secondo,
si abbandona definitivamente la profondità umana per lasciarci
guidare dal poco saggio Yogurt in un’avventura trash e parodica.
Dal noir fantascientifico a "Blade Runner", passando per
i porno soft, l’animazione giapponese e serie di culto ("Ai
confini della realtà", "Star Trek" e i più
recenti "Smallville" e "Roswell"), il cinema
alieno continua a frullare di tutto. L’elenco è infinito.
Se volete vedere com’era il dio Ra ai tempi dell’antico
Egitto o l’America sotto assedio prima dell’11 settembre
, ripescate i due fanta-saggi partoriti da Roland Emmerich: "Stargate"
(1994) e "Indipendence Day" (1996). Fedeli a "Incontri
ravvicinati del terzo tipo" e all’E.T. spielberghiano,
anche se con meno anima e più epica pop-pulp.
Umorismo da bar sport, come a voler esorcizzare la paura di un imminente
sbarco dei marziani sulla Terra, è quello presente in "Mars
Attacks!" di Tim Burton, genio e sregolatezza che, alla fine
dei suoi film, riesce sempre a far sentire diversi noi, piuttosto
che i suoi mostri.
I "crop circles"
Più filosofici i tempi in cui viviamo oggi. "Signs"
di M. Night Shyamalan ne è un esempio peculiare. Attraverso
il fenomeno dei "crop circles" e la cultura popolare,
Shyamalan cerca di dimostrare la presenza nella vita di tutti i
giorni di una verità nascosta, la possibilità di una
verità altra. La presenza aliena (nel senso letterale del
termine) è innescata nella quotidianità a rompere
un equilibrio domestico già precario. E’ un principio
di reinterpretazione, il tentativo di spiegare e dimostrare in che
modo il mondo o l’alterità si offre a noi, attraverso
simboli ("signs", appunto), leggende o metafore. Il problema
diventa sempre quello di vedere, e di accogliere in particolar modo.
Di convincere se stessi a guardare dietro l’apparenza e i
fatti per scorgervi un disegno diverso, forse divino. Quanto vi
costa credere a tutto questo? Giusto il prezzo di un biglietto.
|