| Testo delle pagine 62-63 della clip La spina di Roccaporena: . . . Con i piedi nudi, le ginocchia fredde, gli occhi sui riflessi di nuovi ricordi e le labbra fisse sulla "parola" che resiste al vento, per ricevere il dono, per l'ultimo tratto di strada, sola, tra le immagini che alimentano i ritmi di una leggera e incomparabile rinuncia. Nei silenzi più lunghi degli immobili passaggi ad oriente delle stelle dove é l'impossibile follia dell'amore, violenta, accecante, dove il tepore freddo della speranza, sgrana i grumi maculati della paura. Assoluta, sconosciuta e vera, inprovvisa e a lungo attesa, unica, vulnerabile alle ostinate pretese della fede. |
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| Testo delle pagine
172-173 della clip |
| Storia contemporanea |
Angeli sulla pelle clips history |
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Cos'è Ci si prepari ad una sorta
di gloriosa follia, ad una rivolta degli elementi, si lascino liberi
nella loro corsa i neuroni intercity, se si vuole arrivare a capire
qualcosa. Il tempo come frammento di memoria vissuto sulla pelle per
sentire il moto ampio della musica che viene dall'io: nella consapevolezza
che ognuno ha di sé, per raccontare e immaginare il tempo attraverso
la clips history e catturare l'ambivalenza dei ricordi, gli eventi
della storia collettiva e le complessità delle vicende individuali. |
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Quindici clips che, camminando sui Peduncoli e sul Predicato, prima che la riflessione sul testo diventi critica, sono orientate dall'Indicatore che le muove in tutte le direzioni. Un nuovo rapporto con chi è altro da sé nell'affascinante ambiguità del dubbio, nel messaggio segreto per incontrare solo colui al quale esso è rivolto. Una sorta di codice segreto, dai riflessi onirici, metaforici e virtuali per i tempi evocati. Una cosa è certa: dopo la lettura delle clips non si pensa più come prima, non si pensa più in maniera univoca. La chiave per affrontarle, è la disponibilità a mettere tutto in discussione, a verificare con i sensi, a interiorizzare la sostanza, a rifiutare le abitudini, a non sopravvalutare le proprie idee. Il linguaggio delle clips è il tentativo di forzare la parola per farle esprimere ciò che normalmente non si coglie. La parola si fa cosa, oggetto, non è più il rappresentare, il ricostruire un ambiente o una situazione: è, essa stessa, situazione prima che segno linguistico, elemento del vissuto riproposto senza la mediazione del linguaggio come convenzione. Ogni singola parte, nelle clips, è così parte del tutto che stringe la precedente e la assorbe: la parola si fa realtà, espressione, particella, tessera del mosaico. |
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Con la clips history si è di fronte ad un linguaggio che si fa immagine così che esso non si compie in sé, ma necessita del supporto visivo dei sensi. Si trasforma in atto, azione corrente, in qualcosa d'altro. Muore, si nega, si raggela per poi rinascere diverso: oggetto, luce, melodia, profumo, fotografia, sogno. E' qui che prende forma la componente onirica delle clips: lingua del sogno che procede per immagini, prodotto visivo di un processo di conoscenza privo di una logica consequenziale spazio-tempo. Nel momento in cui si è nella lettura si ha la sensazione di sfogliare un album di fotografie sostenuto dalla forza rappresentativa della parola che frantuma sulla cosa perché se ne evidenzi ogni suo aspetto. Ma intanto è possibile iniziare a prendere il volo, stando bene attenti a non cadere per superare l'oblio e contemplare con un solo sguardo il ciclo indefinitivamente vasto del tempo-uno. Presenze invisibili, forniscono indicazioni per momenti di apparenti certezze, per dileguarsi subito dopo. Inutile cercarle: nulla possono insegnare. Tutte le strade sono libere e pronte per essere percorse. La meta è sconosciuta. |
| Francesco Maria Cecchini, Angeli sulla
pelle. Clips history, Città di Castello (PG), Gianfranco Varzi, 1999 Di Valter Toni sono la copertina, l'impostazione grafica e l'interpretazione visiva delle immagini |