Mercoledì 26 e giovedì 27 ottobre il convegno “La pittura del Trecento nelle Marche: approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca”

Comunicato stampa pubblicato il 21/10/2016

           Il Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali: Storia, Culture, Lingue, Letterature dell’Università di Urbino Carlo Bo ospita nella sede di Palazzo Albani dal 26 al 27 ottobre il convegno “La pittura del Trecento nelle Marche: approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca”, organizzato e curato dalla professoressa Bonita Cleri dell’Università di Urbino e dal professor Mauro Minardi dell’Ateneo di Bologna.

            Ricca di maestri di spicco, frequentata da artisti emiliani, riminesi, toscani, umbri, veneziani e aperta quindi a stimoli culturali di provenienza eterogenea, la pittura del Trecento nelle Marche è un laboratorio tra i più intriganti dell’arte italiana del secolo.

            Varie indagini si sono susseguite nel corso degli ultimi decenni del Novecento ed ora si avverte la necessità di procedere sia ad un aggiornamento degli studi pregressi, diversi dei quali hanno mantenuto la loro solidità, sia ad alcuni approfondimenti su singoli problemi e sulle aree meno analizzate di questo territorio polimorfo.

            Nell’ultimo ventennio le ricerche sulla pittura marchigiana del tardo Medioevo e del Rinascimento hanno interessato soprattutto il XV secolo. Un’occasione specifica dedicata al secolo precedente pare dunque un’opportunità per mettere in campo nuove proposte e dare avvio a nuove prospettive di studio, sia nel campo della pittura che di quello della miniatura.

            Il convegno mira a coinvolgere interventi specifici su un artista, un’opera, un contesto geografico delle Marche, nei quali emergano elementi di novità. Tali interventi, della durata non superiore ai 20 minuti, possono coinvolgere metodologie non univoche; l’approccio all’argomento può pertanto procedere da diversi punti di vista: dalla filologia (connoisseurship, problemi di attribuzione, cronologia, ricostruzione di complessi smembrati) a questioni di provenienza e committenza, dalle fonti pre-novecentesche alla ricerca archivistica, dalla tipologia alle funzioni liturgiche dei manufatti, dall’iconografia ai rapporti con gli scritti religiosi del periodo, dalla dispersione del patrimonio di opere d’arte mobili alle novità emerse dai restauri.

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