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CONVEGNO HOMO MENDAX 2 - 11 E 12 APRILE 2018 Dipartimento DISCUI – Palazzo Petrangolini, Sala Biblioteca, Piazza Rinascimento, 7 - Urbino
pubblicato il 06/04/2018

CONVEGNO HOMO MENDAX 2

11 E 12 APRILE 2018

Dipartimento DISCUI – Palazzo Petrangolini, Sala Biblioteca, Piazza Rinascimento, 7 - Urbino



PROGRAMMA

MERCOLEDÌ 11 APRILE 2018



H. 9.30 Saluti Autorità Introduzione al programma: Alessandra Molinari (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”)



H. 9.45-10.15 Luciano Massi (già docente di Grafologia Generale presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Menzogna e grafologia La grafologia italiana, elaborata dal frate francescano Girolamo Moretti nel secolo scorso, propone una fine e dettagliata semiologia della menzogna. Non a caso, qualsiasi segno grafologico, rilevabile nella scrittura stesa a mano, è indice di una possibile e specifica modalità menzognera. Accanto a una breve introduzione delle “verità” alla base del discorso grafologico, l’intervento intende proporre alcune riflessioni sulle caratteristiche della menzogna, un fenomeno che, in ottica grafologica, è da considerarsi intrinseco e fondante la natura umana.



H. 10.15-10.45 Angela Giallongo (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Le bugie medievali sulle donne Il contributo verte essenzialmente sulle bugie come prove storiche di tutto rispetto, cioè come strumenti utili per documentare gli standard delle relazioni sociali tra i sessi. Senza il loro studio la storia delle mentalità rimarrebbe priva di un contributo essenziale. Nelle fonti francesi ed italiane della letteratura morale-didascalica e nei loro apparati iconografici è possibile analizzare le principali bugie sulle donne e metterle in relazione con gli insegnamenti ufficiali impartiti dai secoli conclusivi del secondo millennio.





H. 10.45-11.00 Caffè









H. 11.00-11.30 Gloria Gabbianelli (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Spacciarsi italiano con un nome: forme di creatività linguistica nei nomi dei marchi in Cina L’intervento presenta le strategie di creatività linguistica del cinese nell’ambito dei marchi commerciali che si richiamano intenzionalmente a nomi di marchi o personaggi italiani, con l’intento di influenzare la percezione del fruitore. Si presenterà anche il fenomeno Shanzhai ???termine oggi impiegato per identificare prodotti di plagio made in China. L’impiego di un nome che rievoca il sistema Italia, diviene strumento per veicolare valori di estero o di ‘italianità’ nella percezione linguistica del consumatore cinese. Attraverso l’analisi del sistema lessicale del cinese e della versione in caratteri di noti marchi stranieri, osserveremo le strategie usate per creare marchi che sembrino italiani o stranieri. Il fenomeno dell’uso di nomi nella comunicazione commerciale per annunciare contenuti “falsati” sarà analizzato considerando alcuni principi del pensiero cinese antico, il concetto di copia nella cultura cinese diverso rispetto a quello occidentale.



11.30-12.00 Riccardo Donati (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Storie vere piene di bugie. Falsificazione e dissimulazione nel racconto del '77 In numerose opere creative che hanno raccontato, a caldo, il Movimento del Settantasette – prove diaristiche, romanzi, fumetti – quello della falsificazione e della dissimulazione è un tema ricorrente, sulla scia anche del portato delle teorie neovanguardistiche (paradigmatico appare, in tal senso, il volume Letteratura come menzogna di Giorgio Manganelli, 1967) e avendo come archetipo assoluto la figura di Pinocchio, anch'essa peraltro filtrata attraverso i “padri” della generazione precedente (su tutti, Italo Calvino). Il presente intervento si concentrerà su alcuni autori esemplari di quegli anni – Enrico Palandri, Gianni Celati, Andrea Pazienza in particolare – proponendosi di evidenziare come l'inattendibilità della voce narrante costituisca un elemento genetico peculiare di molte narrazioni dell'epoca.



12.00-12.15 Osservazioni conclusive della prima giornata





GIOVEDÌ 12 APRILE 2018





H. 9.45-10.15 Anna Cerboni Baiardi (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Tra virtuosismo e truffa: l’arte del falsario La storia della falsificazione artistica vanta origini piuttosto antiche e numerose sfaccettature. In questa occasione si prenderanno in esame sia alcuni casi emblematici lungo un arco cronologico che va dal Cinquecento ai giorni nostri (dal Cupido dormiente di Michelangelo, ai Modigliani balzati all’onore delle cronache solo qualche decennio fa), sia l’attività di alcuni grandi falsari vissuti tra Otto e Novecento. Dotati di una notevole capacità tecnica e di una virtuosistica “mobilità” stilistica, alcuni di essi hanno prodotto veri e propri capolavori, assecondando un crescente mercato di collezionisti italiani e stranieri. Valgano per tutti i nomi di Egisto Rossi (1824-1899), falsificatore di disegni di antichi maestri, e quello di Icilio Federico Joni (Siena 1866-1946) specializzato nella contraffattore di dipinti a fondo oro di scuola senese e caposcuola dei falsari della sua città, noto con il nomignolo di Paicap.





10.15-10.45 Francesca Declich (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Ridicolizzare la bugia durante le cerimonie funerarie. Il caso dell’Africa orientale Svelare comportamenti ingiusti e bugiardi da parte di un adulto non sempre è facile e ci possono essere molte condizioni che lo rendono complicato, dalla vergogna alla convenienza. Nell’Africa Orientale è molto

comune l’istituzione della parentela di scherzo, utani in lingua swahili, ovvero un rapporto di parentela nel quale le parti possono dirsi a vicenda qualsiasi cosa dallo scherno alle ingiurie senza ripercussioni e timori di vendetta. I parenti di scherzo hanno anche un ruolo cruciale nelle cerimonie funebri e, oltre a provvedere alla sepoltura del defunto, organizzano scenette scherzose nelle quali viene preso in giro il morto per ciò che ha fatto in vita, denunciando con la derisione di fronte ai convenuti al funerale cose delle quali gli altri hanno vergogna a parlare. Durante la presentazione mostrerò un breve documento visivo di 7 minuti nel quale si mostra l’azione di alcuni watani che denunciano in pubblico le malefatte del defunto.



10.45-11.00 Caffè





11.00-11.30 Piero Toffano (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Inganno e auto-inganno nel teatro tragico di Racine In Andromaque, il primo capolavoro di Racine, che è anche una sorta di manifesto di ciò che Paul Bénichou chiama “la démolition du héros”, più o meno tutti i protagonisti mentono agli altri e si autoingannano; la rivelazione / scoperta della verità provocherà la loro morte. In Phèdre, alla fine della produzione di Racine, c’è sia inganno che autoinganno, e i personaggi per autodifesa cercano di ritardare il momento della verità, ma la confessione finale della protagonista, pur non impedendone la morte, ha una funzione catartica, restituisce innocenza al mondo (“Et ma mort, à mes yeux dérobant la clarté, | Rend au jour, qu’il souillaient, toute sa pureté”). La relazione si propone di indagare quanto succede nelle tragedie di Racine tra questi due estremi; la sensazione è che il modello si mantenga, con significative variazioni. Bajazet, Bérénice e Iphigénie sono senz’altro esempi di queste variazioni.



11.30-12.00 Selusi Ambrogio (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) Le verità in Cina, la menzogna sulla Cina. Un percorso tra realismo letterario e mitorealismo Il confronto avuto nel XIX secolo tra i concetti di verità cinesi e quelli occidentali hanno trovato un evidente riflesso nel realismo letterario. Il realismo letterario ha una complessa storia nella Cina del novecento di cui individuerò le diverse fasi: dal realismo del Quattro Maggio, al Realismo rivoluzionario maoista per giungere alle complesse definizioni di realismo contemporaneo come nel “realismo magico” o nel “mitorealismo”. Il focus del nostro percorso sarà proprio la definizione di un realismo detto “mitologico”, come proposto dal grande romanziere e critico letterario Yan Lianke, nella chiave di smascheramento della “realtà” politica e sociale. Il centro della critica letteraria di Yan si rivolge alla definizione di un realismo che non sia piattamente reale e non possa essere falsificato dal potere. Un spazio di realtà libero dal realismo stesso.







A CONCLUSIONE DI HOMO MENDAX 2



H. 12.00-13.10 Visita guidata dalla Prof.ssa Anna Cerboni Baiardi alla Casa Natale di Raffaello e al falso Raffaello di Egisto Rossi. 


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Convegno HOMO MENDAX 2 


Coordinamento: Alessandra Molinari, Dipartimento di Studi Internazionali - Facoltà di Lingue -Palazzo Petrangolini, Piazza Rinascimento, 7 - 61029 URBINO (PU) Italia


Segreteria Organizzativa: Alberta Arosio, Dipartimento DISCUI, Polo Volponi - Via A.Saffi, 15, 61029 Urbino (PU)

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