“Tanti servizi
sono fatti grazie ai press tour - conferma Gabriele Eschenazi, del
direttivo del Gist,
il gruppo italiano della stampa turistica, a cui sono associati
oggi 230 giornalisti. L’unica associazione italiana del settore
affiliata alla Federazione nazionale della stampa e all’European
Travel Press. “Molti editori non sono disposti a pagare le
spese nè ai propri redattori nè ai freelance, quindi
o si accetta il viaggio o non si parte” spiega Eschenazi.
I soci Gist iscritti all’European
Travel Press - federazione che riunisce le associazioni nazionali
dei giornalisti del turismo di Gran Bretagna, Italia, Portogallo,
Svezia e Svizzera - non possono essere addetti stampa e sono tenuti
a rispettare un codice di comportamento che prevede, tra l’altro,
il rifiuto di lavori che possano pregiudicare la loro indipendenza
e integrità professionale. “I membri di Etp - si legge
nel documento (vedi)
- non devono in alcun modo essere coinvolti in attività di
promozione. I soci che partecipano a viaggi stampa hanno il diritto/dovere
di giudicare liberamente se, cosa e quando pubblicare, non potendo
aderire ad obblighi di alcun genere”. Come la mettiamo con
il codice di comportamento inviato ai giornalisti dagli enti del
turismo associati all'Adutei?
“Le pressioni ci sono - confessa Gabriele Eschenazi - chi
invita si aspetta di vedere pubblicato un articolo. Ma la libertà
di giudizio c’è sempre. L’Adutei non ti chiede
di firmare un impegno categorico, non sono così severi. La
maggior parte dei colleghi sono persone serie e critiche, ma è
anche vero che ci sono alcuni giornalisti che si imbucano solo per
fare viaggi gratis. Conta la coscienza individuale. Se l’intera
categoria si comportasse correttamente, otterrebbe anche più
rispetto”.
“Non abbiamo nessun problema ad accettare inviti - spiega
a sua volta Massimo Pacifico, presidente di Neos,
associazione che riunisce una settantina di giornalisti di viaggio
- perché per noi i press tour equivalgono a un comunicato
stampa. Ogni persona che ritiene di avere un’informazione
da passare al giornalista è libera di farlo. Quest’ultimo
poi controllerà l’informazione proposta ed eventualmente
ne farà un servizio”. Ai soci Neos è vietato
sia lavorare per uffici stampa sia garantire un articolo agli enti
del turismo che offrono il viaggio promozionale (vedi il codice
deontologico Neos). Un collegio di probiviri controlla regolarmente
i loro servizi per valutarne l’imparzialità.
Numerosi soci Gist e Neos sono freelance. Una categoria in Italia
particolarmente numerosa e a rischio, perché spesso deve
fare i conti con rimborsi spese inesistenti e buste paga piuttosto
asciutte. “Chi dà lavoro ai freelance - spiega infatti
Eschenazi - li ritiene già compensati dai viaggi gratis e
li paga poco”. Un servizio di 5/6 cartelle è pagato
in media sui 400/500 euro, dai quali bisogna però scalare
le tasse ed eventuali spese di viaggio non coperte. Le fotografie,
a seconda della qualità, sono pagate dai 50 ai 200 euro l’una.
“È chiaro che un freelance, per mantenersi, deve vendere
almeno cinque servizi al mese” spiega Eschenazi. Il che vuol
dire: più viaggia gratis, più ha la possibilità
di lavorare.
“I reportage sponsorizzati - denuncia il Codacons
- sono spesso realizzati con prestazioni sottocosto di collaboratori
esterni, sicuramente più indifesi, rispetto ai giornalisti
assunti, nel far valere l’interesse del pubblico”. Per
questo l’associazione dei consumatori, affiancata dal gruppo
di specializzazione dei giornalisti dell’informazione visiva
dell'Associazione lombarda dei giornalisti (Gsgiv),
chiedono all’Ordine nazionale dei giornalisti non solo di
intensificare la vigilanza sul settore del turismo, ma anche tutele
e compensi economici adeguati per salvaguardare l’autonomia
di giudizio di chi scrive, filma o fotografa.
“Abbiamo risposto con una lettera al Codacons - avvisa il
segretario dell’Ordine
nazionale Vittorio Roidi - spiegando che i giornalisti non hanno
un tariffario al quale l’editore debba per forza attenersi.
Quello che prepariamo serve al giudice quando deve intervenire in
una vertenza tra il giornalista e il giornale”. L’Ordine
nazionale sta organizzando un convegno sulle problematiche legate
all’informazione turistica, che dovrebbe svolgersi a Milano
entro giugno. “Ci siamo infatti accorti - spiega Roidi - che
sempre più giornalisti sono coinvolti in questo settore.
Il problema dei viaggi gratuiti è previsto chiaramente nella
Carta
dei Doveri del 1993, che ormai è legge per i giornalisti,
ma che va comunque interpretata con buon senso. Si tratta di far
crescere la sensibilità su queste cose”.
La Carta prevede, infatti, che il giornalista non deve accettare
viaggi e regali vari, ma solo se questi possono ledere la sua credibilità.
E non è detto che un viaggio stampa la leda, anche se l’ente
turistico, comprensibilmente, farà pressioni per la pubblicazione
di un articolo . “Se il giornalista riesce a mantenere la
propria integrità e spirito critico - continua infatti Roidi
- non importa se il viaggio è stato offerto o meno. Se è
un vero giornalista, qualunque sia il settore di lavoro, darà
notizie, sarà al servizio della verità”.
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